Ddl 'anti-pentiti', arriva il no di Alfano: ''Assolutamente contrario''
Roma, 2 feb. (Adnkronos/Ign) - Opposizione all'attacco sulla proposta di modifica del Codice di procedura penale presentata dal senatore del Pdl Giuseppe Valentino che a giudizio dell'opposizione restringe la possibilità dell'uso dei pentiti, in particolare nei processi per mafia.
Nel dibattito innescato dal ddl Valentino interviene deciso lo stesso Guardasigilli Angelino Alfano (nella foto). ''Sono assolutamente contrario'', assicura il ministro della Giustizia, spiegando che la proposta Valentino ''è fuori dal programma di governo, non se ne è discusso con la coalizione''. E dunque, taglia corto il Guardasigilli, si tratta ''di un'iniziativa personale''.
Poco prima, non aveva risparmiato critiche alla proposta di legge il presidente del Gruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, che sottolinea: "Con il disegno di legge Valentino, calendarizzato tre giorni fa in Commissione Giustizia al Senato, vengono riformati due articoli del codice di procedura penale. Il primo risultato, grave, è che mentre oggi - sulla base del codice e della giurisprudenza della Cassazione - le dichiarazioni dei pentiti, se ritenuti attendibili, vanno comunque riscontrate, con la riforma Valentino le dichiarazioni di uno o più pentiti, anche se attendibili, sono assolutamente inutilizzabili se non esistono, a prescindere, altre prove"
"Altra conseguenza di questo pericolosissimo disegno di legge - rirmarca la Finocchiaro - è che le dichiarazioni ricevute, anche da un ufficiale di polizia giudiziaria, da un soggetto che con le sue ultime parole indica l'autore di un reato non potranno neanche essere riferite in giudizio, perche' la testimonianza di quell'ufficiale di polizia giudiziaria non potra' essere ammessa".
"Qualora venissero approvate, queste norme azzererebbero, di fatto, i processi di mafia, anche in presenza di sentenze di condanna di primo e secondo grado e interromperebbero le collaborazioni dei pentiti", avverte il capogruppo del Pd a Palazzo Madama.
"Ma evidentemente - aggiunge Anna Finocchiaro- bisogna sovvenire a qualche esigenza 'particolare'. Siamo sempre là, a leggi ad personam. Continuiamo ad 'inciampare' ogni giorno, e per fortuna due senatori del Pd questa volta se ne sono accorti, in provvedimenti che servono a risolvere questo o quel caso. Non vedo intenzioni, da parte della maggioranza, di far funzionare la giustizia. Noi ci opporremo, con tutti gli strumenti che il Parlamento ci consente, anche a questo ddl".
Duro anche il commento di Walter Veltroni: si tratta - dice - di una norma che va verso "l'impunità dei reati mafiosi". "Invece di sostenere gli enormi sforzi che magistrati e forze dell'ordine stanno compiendo con grande successo contro le mafie militari, Governo e maggioranza ultimamente mi sono sempre piu' impegnati nella direzione opposta".
Un grido d'allarme arriva anche dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia secondo cui il ddl sui pentiti, se approvato, ''avrebbe effetti devastanti. Sarebbe un'inversione di tendenza rispetto ai vecchi principi antimafia degli anni Ottanta".'. "Il vecchio sogno dei mafiosi - ha aggiunto Ingroia - è sempre stato quello della revisione dei processi".
Critiche, queste, che portano il senatore Valentino a spiegare in una nota che ''il catastrofismo dell'opposizione quando deve trattare questi temi, è noto''. Ma
non è possibile criminalizzare questo tipo di ipotesi legislative senza che prima siano state discusse nelle sedi deputate''.
Inoltre, ''la prospettiva del pentito deve essere corroborata con un'attività investigativa adeguata. Non basta raccontare fatti, bisogna trovare elementi che riscontrino le dichiarazioni accusatorie. I magistrati di comprovata professionalità, e in Italia ce ne sono moltissimi, potranno certamente individuare quegli elementi che consentiranno di dare dignità all'accusa, altrimenti tutto rimarrà una mera enunciazione, non trovando ingresso nel processo''.
Per Valentino, dunque, ''si fa del terrorismo che non giova a un esame sereno della situazione, dimenticando che da tempo l'avvocatura italiana ed una parte sensibile della comunità dei giuristi denuncia la necessità di regolamentare in maniera più puntuale questi particolare criteri di valutazione della prova imposto dall'articolo 192 del Codice di Procedura penale''.
