Processi, premier e ministri liberi di non presentarsi: via libera della Camera al legittimo impedimento
Roma, 3 feb. (Adnkronos/Ign) - Via libera della Camera alla proposta di legge sul legittimo impedimento: 316 i voti a favore, 239 i contrari, 40 gli astenuti. Su 595 presenti e 555 votanti, la maggioranza richiesta era di 278 voti. Hanno detto sì Pdl, Lega, 'Noi Sud', Mpa e Partito repubblicano; no Pd, Idv e Alleanza per l'Italia. Astenuti Udc, Svp e Liberaldemocratici. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.
Bagarre in aula al momento dell'approvazione. I deputati dell'Italia dei Valori hanno tirato fuori dei cartelli con scritte del tono 'casta di intoccabili', 'la casta esulta e l'Italia affonda', 'legittimo impedimento uguale legittima impunita''. Qualcuno ha fatto anche circolare una riproduzione della locandina del film 'Gli intoccabili' con il volto di Silvio Berlusconi al posto di quello di Robert De Niro nei panni di Al Capone.
Immediata la reazione dai banchi della maggioranza. I deputati della Lega hanno bersagliato con palline di carta i banchi di Idv mentre dal gruppo del Pdl si è levato prima il coro 'scemi, scemi' e poi 'Contrada, Contrada'.
Durissimi gli interventi in aula dell'opposizione. Legittimo impedimento, Lodo Alfano uno e due, processo breve, "tutte cose complicate ma la gente ha capito cosa c'è dietro tutto questo, c'è di mezzo Berlusconi, un presidente del Consiglio che non vuol farsi giudicare e tiene ferma l'Italia su questo punto. Il Paese è incagliato" ha detto il leader del Pd, Pier Luigi Bersani.
Il segretario democratico ha chiesto a Berlusconi "un atto di responsabilità" e di lasciare libero il Parlamento di lavorare per il Paese "che ha in testa ben altre priorità". Ma, ha sottolineato Bersani, "noi non udremo quelle parole da statista. Noi sentiremo la solita musica. Ma quale rispetto delle regole! Abbiamo il consenso, fateci governare". Tuttavia, proseguendo in "questa corsa dissennata" tutta mirata ad evitare i processi al premier si crea "un solco nella coscienza del Paese".
Annunciando il no dell'Idv al legittimo impedimento, Antonio Di Pietro, si è rivolto ''al signor presidente del Consiglio che non c'è'' per stigmatizzare una legge ''personale'' che ''stabilisce che lei e i suoi ministri potete decidere a vostro piacimento di non presentarsi in un'aula di tribunale''. ''Si vergogni'', è sbottato Di Pietro, per questa ''scelta immorale e incostituzionale. Solo in un paese barbaro e dittatoriale si può immaginare un presidente del Consiglio che si fa fare una legge apposta per non farsi processare''.
''Anche i bambini - ha rimarcato ancora - si rendono conto che il processo è breve se in breve tempo si fa, non se dopo breve tempo non si fa. Così si chiama processo interrotto. Se volete che il processo sia breve date mezzi e risorse alla giustizia''.
Di Pietro ha definito Berlusconi ''il peggior capo di governo'' della storia repubblicana. ''Lei, signor presidente del Consiglio, sta ballando sul fuoco della disperazione e della rivolta sociale - ha ammonito il leader dell'Idv - Mentre lei se la ride alla Nerone maniera, milioni di persone perdono il lavoro. Ma il tempo della resa dei conti si avvicina anche per lei, presidente Berlusconi'', ha tuonato Di Pietro in aula.
Per il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota, invece il legittimo impedimento è una legge che stabilisce un principio "sacrosanto", perché mette in condizione il presidente del Consiglio e i ministri, votati dai cittadini in quanto rappresentanti della maggioranza, di continuare a svolgere il proprio mandato senza ostacoli.
Soddisfatto il Senatur. ''E' passata, è andata'' ha dichiarato Umberto Bossi. ''C'è sempre qualche moralista'', ma la legge ''andava fatta e l'abbiamo fatta. Questa è la dimostrazione - ha osservato - che la maggioranza è molto forte''. Fuori dall'aula di Montecitorio c'è stato un rapido incontro tra Bossi e Bersani e proprio rivolto al segretario democratico il leader della Lega ha detto "che è un buon moralista".
In aula c'è stato anche un botta e risposta tra il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto e Massimo D'Alema. "Lei, onorevole D'Alema - ha sottolineato l'esponente del centrodestra durante la dichiarazione di voto - ha meno bisogno di avvocati dell'onorevole Berlusconi, sia per un diverso atteggiamento nei suoi confronti di molti magistrati a partire da Di Pietro; sia perché nel passato lei si è potuto avvalere dell'immunità che vale a livello del Parlamento europeo e in quella sede del voto a suo favore dei parlamentari del centrodestra, che non sono garantisti a senso unico come lei".
"Non mi sono mai avvalso di alcuna immunità - ha replicato D'Alema - la magistratura milanese aveva fatto richiesta di utilizzare intercettazioni in un procedimento contro terza persona e il Parlamento europeo ha rifiutato tale autorizzazione''.
''Sono stato indagato per otto anni - ha poi ricordato il presidente di Italianieuropei - dalla Procura della Repubblica di Venezia ad opera del giudice Nordio. Questo periodo di otto anni ricopre anche il periodo in cui sono stato presidente del Consiglio. Sono stato indagato, ho risposto alle domande del giudice, l'ho incontrato pur essendo stato segretario del maggior partito di governo e poi presidente del Consiglio. Dopo otto anni sono stato prosciolto, senza alcuna legge di protezione e grazie all'assistenza del professor Calvi. Questi sono i fatti, poi il dibattito si sviluppi, ma la deformazione calunniosa dei fatti non aiuta con ogni evidenza la civiltà del dibattito".
