Roma, 10 feb. (Adnkronos/Ign) - Giornata calda oggi per il percorso che apre il ritorno del nucleare in Italia. Dopo l'esame da parte della Conferenza Unificata, e il parere delle Commissioni Parlamentari e del Consiglio di Stato 'con osservazioni', torna infatti al vaglio del Consiglio dei ministri il decreto legislativo per la localizzazione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio delle scorie, nonché le misure compensative e le campagne informative per l'opinione pubblica. Un ritorno che coinvolge direttamente i territori regionali con la scelta dei siti su cui si costruiranno le future centrali italiane. Molte le polemiche che hanno preceduto l'appuntamento di oggi, specie riguardo la scelta dei siti su cui dovrebbero sorgere le centrali. Tema su cui è tornato nei giorni scorsi con l'ADNKRONOS il Consigliere per l'Energia del ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola ed esperto di impianti nucleari del Politecnico di Milano, Sergio Garribba, affermando che le Regioni "saranno coinvolte nel processo autorizzativo" e sottolineando che l'iter non sarà breve visto che "sono previsti diversi passi preliminari prima di individuare al loro interno i siti in cui poter immaginare gli insediamenti". Il dlgs detta le disposizioni per "la localizzazione, la realizzazione e l'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché le misure compensative e le campagne informative al pubblico". Il provvedimento che torna al vaglio del Cdm era già stato approvato dal Consiglio dei ministri prima di Natale scorso su proposta del ministro Claudio Scajola, con il concerto dei colleghi dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli. Molte le disposizioni che detterà la norma. Il decreto legislativo attua infatti il riassetto della disciplina della localizzazione nel territorio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare e dei relativi impianti di produzione anche del combustibile e di sistemazione dei rifiuti, definendo procedure autorizzative, requisiti degli operatori e altri adempimenti. Ma come si procederà alla scelta dei siti? Secondo il decreto legislativo, riguardo ai siti, la proposta delle caratteristiche cui debbono rispondere le aree idonee sarà fatta dall'Agenzia per la Sicurezza Nucleare sulla base di dati tecnico-scientifici predisposti da enti pubblici di ricerca, compresi Ispra, Enea e Università. Proposta che, secondo la norma, conterrà con uno schema di parametri i riferimenti relativi ai requisiti sismici, geofisici e geologici, nonché di accessibilità all'area, distanza dai centri abitati ed infrastrutture di trasporto, disponibilità di risorse idriche, valore paesaggistico e architettonico. La proposta conterrà, inoltre, aspetti strettamente tecnici, istruttori e procedurali, legati alla selezione delle aree, all'approvazione dei siti e all'autorizzazione per la realizzazione degli impianti. Infine, il decreto legislativo prevede le misure compensative a favore delle amministrazioni, delle popolazioni e delle imprese presenti nelle zone in cui sorgeranno gli impianti nucleari. Oneri che saranno a carico delle imprese coinvolte nella costruzione e nell'esercizio delle centrali. Ma, non è solo la scelta dei siti ad aprire forti fronti polemici nel nostro Paese. Anche il tema dei rifiuti radioattivi tiene banco nelle discussioni, considerati i 40mila i metri cubi di rifiuti radioattivi prodotti ogni anno nell'Unione Europea a 25. Rifiuti di diversa provenienza, di cui una parte arriva dalle centrali nucleari e una parte è prodotta dal settore della ricerca, dal settore medico, tra cui la diagnostica medica e le terapie per curare i tumori, e da alcuni settori industriali. "L'eventuale impatto ambientale prodotto da una centrale nucleare deriva principalmente dalla gestione dei rifiuti radioattivi", ha affermato l'ingegnere nucleare Stefano Monti, responsabile della definizione dei programmi di ricerca e sviluppo sul nucleare da fissione dell'Enea e presidente di Siet. Ma quale scenario si apre per i rifiuti nucleari ad alta attività con le centrali che si dovrebbero realizzare in Italia? "Il programma nucleare italiano prevede la prima centrale nucleare connessa alla rete verso il 2020, se immaginiamo al lavoro 10 reattori Epr, cioè i reattori previsti dall'accordo siglato tra Enel e Edf, al lavoro al 2030 e per 60 anni, capaci di fornire tra il 25% ed il 30% di energia elettrica rispetto al fabbisogno italiano, la quantità di rifiuti ad alta radioattività che sarebbe prodotta sarebbe pari ad un cubo dal lato di 31 metri". Riguardo la gestione dei rifiuti alta attività radioattiva, l'esperto dell'Enea ricorda che "per isolare, come serve, questi rifiuti per migliaia e centinaia di migliaia di anni, è necessario ricorrere a barriere naturali, come le formazioni geologiche". Un tema che ha aperto discussioni e polemiche anche in ambito europeo dove si sta discutendo da tempo su un sito geologico comune, mentre fondi ingenti sono stati previsti nel VII° Programma Quadro per ricerche sullo smaltimento geologico.