Roma, 1 mar. (Adnkronos/Ign) - Internet e le quote di investimento per la produzione audiovisiva: sono i temi principali al centro del decreto legislativo, il cosiddetto 'decreto Romani', approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Il via libera è arrivato dopo alcune modifiche introdotte dal Governo in seguito al dibattito che ha avuto luogo nelle Commissioni parlamentari competenti, il cui parere era obbligatorio ma non vincolante. Al momento del voto in Cdm, riferiscono fonti ministeriali, il premier Silvio Berlusconi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta non hanno partecipato al via libera, lasciando il Cdm. Il decreto legislativo, che recepisce la nuova direttiva europea sugli audiovisivi introducendo la possibilità di fare pubblicità con il 'product placement' anche nella tv italiana, recepisce anche condizioni che rafforzano la tutela dei minori, soprattutto per quanto riguarda la pornografia, ''inequivocabilmente estesa - si legge in una nota diffusa dal ministero dello Sviluppo economico - a tutte le piattaforme di trasmissione''. Infine il provvedimento disciplina l'ordinamento automatico dei canali anche nella tv digitale. ''Il provvedimento, che recepisce in parte le indicazioni delle Commissioni Parlamentari, reca importanti disposizioni adeguando la disciplina in materia di attività radiotelevisiva alle innovazioni tecnologiche intervenute nel settore'', ha detto il ministro Claudio Scajola. ''Vengono introdotte regole comuni a tutti i servizi che diffondono immagini in movimento su qualunque piattaforma - sottolinea - norme europee che prevedono regole più flessibili in materia di pubblicità, comprendendo anche il cosiddetto 'inserimento di prodotto' (product placement) durante le trasmissioni televisive; disposizioni di rafforzamento della tutela dei minori, soprattutto per quanto riguarda la qualità della programmazione quotidiana''. INTERNET. Viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla Direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse (tra cui i siti Internet tradizionali come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, giochi on line). E' stato specificato, sottolinea in una nota il Mse, che il regime dell'autorizzazione generale per i servizi a richiesta (diversi dalla televisione tradizionale, con palinsesto predefinito) non comporta in alcun modo una valutazione preventiva sui contenuti diffusi, ma solo una necessità di mera individuazione del soggetto che la richiede con una semplice dichiarazione di inizio attività. PRODUZIONE AUDIOVISIVA. Sono stati reintrodotti gli obblighi di programmazione per tutti gli operatori (compresa la pay-tv), nonché le quote di programmazione e di investimento previsti per la Rai e l'accorciamento dei tempi per l'emanazione del regolamento nel cui ambito dovranno essere fissate le sottoquote in favore della cinematografia nazionale, non solo per quanto attiene agli obblighi di investimento, ma anche di programmazione. TELECOMANDO. Si semplifica e si omogeneizza il posizionamento dei canali televisivi sul telecomando. E' stata infatti prevista una sinergia tra l'Autorità Garante per le Comunicazioni (che predispone un ''piano di numerazione'' con criteri di salvaguardia in favore dell'emittenza locale) e il Ministero (che in sede operativa assegna i rispettivi numeri ai fornitori di contenuti televisivi), con potere di sospensione fino alla revoca dell'autorizzazione in caso di inosservanza. ''Si ritengono così superate le preoccupazioni espresse dalle emittenti locali in relazione ad una possibile scarsa visibilità della propria programmazione nell'ordinamento automatico dei canali fornito all'utenza'', conclude la nota.