Roma, 27 mag. (Adnkronos/Ign) - Confindustria promuove a pieni voti la linea del rigore che impronta la manovra varata dal Governo. Quelle messe in campo dall'esecutivo, infatti, sono interventi che gli industriali chiedono da tempo. Ma ''mancano interventi strutturali per incidere sui meccanismi della spesa pubblica''. All'indomani della presentazione del Governo delle misure di correzione dei conti pubblici, è questo il giudizio che arriva dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella sua relazione dal palco dell'assemblea annuale dell'organizzazione. METTERE IN ORDINE I CONTI PUBBLICI NON BASTA. ''La manovra varata dal Governo - dice - contiene misure che Confindustria chiede da tempo, misure giuste che vanno rafforzate in Parlamento'', non indebolite. "Perciò diamo pieno sostegno alla linea del rigore del ministro dell'Economia e approvata martedì dall'esecutvivo. Mancano però- avverte- interventi strutturali per incidere sui meccanismi di formazione della spesa pubblica. Servono riforme- incalza- per rilanciare lo sviluppo''. ''In condizioni molto difficili- dice il leader degli industriali- il Governo ha saputo frenare il disavanzo pubblico, prima, e avviarne la riduzione, ora. Gli interventi della finanziaria 2011-2012 si muovono correttamente per rallentare la spesa e arginare l'evasione''. Ma, denuncia Marcegaglia, ''questa maggiore disciplina non è stata il frutto di una scelta politica maturata con lungimiranza e senso di responsabiltà. Ma è stata imposta dall'andamento dei mercati''. E, soprattutto, ''mettere in ordine i conti pubblici non basta e non è neppure duraturo senza profonde riforme strutturali''. Riforme che "modificano l'operare dello Stato, il perimetro della sua azione, la stessa concezione della sua funzione". Finora, lamenta il presidente di Confindustria, "il passo delle riforme è stato troppo lento e uno scontro politico e sociale sulla Finanziaria potrebbe bloccarle del tutto. Invece, bisogna accelerarle". Di fronte a questo quadro, afferma quindi Marcegaglia, "Confindustria ha proposto a tutti un cambio di marcia": "è il cammino sul quale abbiamo indirizzato tre diverse iniziative". TAGLI ALLA SPESA. Per Marcegaglia, ''la spesa pubblica italiana deve diminuire di almeno un punto di pil all'anno per i prossimi tre anni'' e questo ''non è impossibile, è necessario. nessuna voce è intoccabile. Non è più accettabile il ritornelo che la spesa pubblica è incomprimibile'', dice marcegaglia ricordando anche quanto sta avvenendo negli altri Paesi. In particolare, ammonisce, ''non è più sopportabile la dinamica degli stipendi pubblici nettamente più elevata di quella dei privati, sganciata dalle logiche dell'efficienza e della responsabilità'', e "occorrono aumenti dell'età effettiva di pensionamento anche in ragione dell'equità tra generazioni''. Senza dimenticare la lotta all'evasione, "una piaga che va contrastata non per coprire i buchi del bilancio pubblico ma per ridurre le aliquote su chi le imposte le paga" come imprese e lavoratori, e la riduzione dei costi sanitari "imponendo a tutte le regioni costi standard e negando ogni copertura a chi li supera". ''La manovra varata dal Governo fa propri alcuni di questi principi. Traccia il sentiero di ridimensionamento della spesa pubblica che però va reso strutturale'', sottolinea la leader degli industriali. In questo senso ''la sforbiciata data con la finanziaria agli enti e ai costi della politica è sacrosanta ma è solo un buon inizio''. ''Quando il paese deve fare sacrifci, è del tutto impensabile che non sia la politica per prima a ridurre energicamente i suoi privilegi. E' arrivato il momento - dice Marcegaglia dal palco dell'assemblea di Confindutria - nel quale i politici italiani, dal Parlamento giù giù sino all'ultima comunità montana, taglino i propri stipendi e le dotazioni per le loro segreterie e collaboratori, disboschino esenzioni e agevolazioni''. ''La diminuzion del 10% delle indennità dei membri del Governo, guardata da un'ottica internazionale, è un timido esordio. E' assolutamente opportuno che vi si adeguino gli organi costituzionali. Le rinunce devono essere fatte da tutti''. CRISI ECONOMICA. Per l'Italia, sottolinea la leader degli industriali, ''l'ultimo anno e mezzo è stato durissimo. La produzione industriale è crollata del 25%, tornando ai livelli di fine 1985: 100 trimestri bruciati". "Rispetto ai picchi del primo trimestre 2008 -continua- abbiamo perso quasi sette punti di Pil e oltre 700mila posti di lavoro. Il ricorso alla Cassa integrazione guadagni è aumentato di sei volte". Ma nonostante questi numeri, gli imprenditori non si sono mai scoraggiati o, peggio ancora rassegnati: ''noi siamo una delle maggiori riserve di energia e fiducia dell'Italia'', e la ripresa è già iniziata: "E' in corso un rimbalzo che potrebbe anche risultare superiore alle attese. La produzione industriale sta aumentando del 7% annuo e accelera il passo". Ma "su questo recupero gravano le incognite della crisi europea in atto". E il problema per l'Italia non è solo quello di uscire dalla crisi, ma anche quello di uscire dalla spirale di bassa crescita che "si traduce in bassi salari, penalizza il potere d'acquisto delle famiglie, aggrava il problema del debito pubblico". Per questo, ribadisce il leader degli industriali "la crescita economica viene prima. Prima del colore politico, prima di ogni bandiera di partito, prima di ogni ambizione di leadership passata, presente e futura". APPELLO ALL'UNITÀ. Da qui un appello a Cgil, Cisl e Uil ad un percorso comune che dia il senso di una "grande resposanbilità" per un piano che unisca "una maggiore produttività ad un aumento di salario e di occupazione per i lavoratori con nuovi ammortizzatori sociali per dare più flessibilità all'impresa e tutelare i lavoratori". "Serve una grande assise dell'Italia delle imprese e del lavoro. E' questa la proposta che rivolgiamo a tutte le organizzazioni sindacali e alle associazioni datoriali. Incontriamoci subito. Diamoci l'obiettivo di una grande intesa per la crescita, già entro l'estate", propone spiegando che "arroccarsi dietro i no non aiuta a risolvere i gravi problemi del Paese. Occorre ritrovare subito traguardi e percorsi condivisi". "Abbiamo sempre mantenuto con tutti la porta aperta del dialogo e del confronto. Noi non vogliamo né divisioni né contrapposizioni, vogliamo lavorare insieme. Ma sentirci a distanza ora non basta più: occorre ritrovare subito traguardi e percorsi condivisi", dice dal palco dell'Assemblea rivolta al segretario generale della Confederazione di Corso Italia, Guglielmo Epifani, in sala ad ascoltare il suo intervento. Mentre alla politica chiede che "non ricomincino i soliti giochetti, dell'opposizione e della maggioranza". "Il dovere primo della maggioranza e del governo per i prossimi tre anni è di assumere decisioni all'altezza dei problemi. Se la maggioranza dovesse ridursi, per litigi e divisioni, all'impotenza, allora non potra' esserci maggiore crescita e si chiuderebbe con un insuccesso la lunga promessa di una politica del fare", conclude.