Roma, 31 mag. (Adnkronos/Ign) - Nelle nuove condizioni di mercato "era inevitabile agire". E il governo ha scelto, correttamente, di anticipare la definizione delle misure correttive per il biennio 2011-2012. Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nella sue Considerazioni Finali, esprime un giudizio sostanzialmente positivo sulla manovra appena varata dal governo , pur precisando che "è necessario un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento degli obiettivi". Il numero uno di Via Nazionale pone l'accento, in particolare, sul taglio della spesa, che va nella giusta direzione, ma "la correzione dei conti pubblici va accompagnata con il rilancio della crescita": una sfida che "si combatte facendo appello agli stessi valori che ci hanno permesso insieme di vincere le sfide del passato: capacità di fare, equità, desiderio di sapere, solidarietà". "La manovra mira a portare la crescita della spesa primaria corrente al di sotto dell'1% annuo nel biennio 2011-2012, determinando una riduzione della sua incidenza sul pil di oltre due punti". In questo biennio di recessione, ricorda il Governatore, il rapporto debito/pil "è aumentato di 12 punti, al 115,8%" e, "nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell'economia italiana". Draghi, così come Confindustria, rilancia però anche la necessità di riforme strutturali. ''In molte altre occasioni - ricorda - abbiamo affrontato il tema delle riforme strutturali. La crisi le rende più urgenti: la caduta del prodotto accesce l'onoere per il finanziamento dell'amministrazione pubblica, i costi dell'evasione fiascale e della corruzione divengono ancora più insopportabili; la stagnazione distrugge capitale umano soprattutto tra i giovani''. La lezione della crisi è però molto più ampia, "ci ha ricordato in forma brutale l'importanza dell'azione comune, della condivisione di obiettivi, politiche, sacrifici. E vale per il mondo, per l'Europa, per l'Italia", ricorda Draghi sottolineando l'importanza di una regolamentazione "universale, almeno nei suoi principi fondamentali", "dell'industria dei servizi finanziari". "Rafforzare le difese del sistema è indispensabile, nei singoli paesi e a livello internazionale. Fare banca sarà meno redditizio ma anche meno rischioso", afferma. A questo proposito è anche "urgente" rafforzare il Patto di stabilità europeo, con "sanzioni, anche politiche", per chi non raggiunge gli obiettivi di risanamento. Tra le linee indicate dal Governatore della Banca d'Italia per il rilancio dello sviluppo economico, c'è quella di una riduzione dell'evasione fiscale, "un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga". E, dati alla mano, in Italia è un fenomeno dilagante: "confrontando i dati di contabilità nazionale con le dichiarazioni dei contribuenti, si puo' valutare che tra il 2005 e il 2008 il 30% della base imponibile dell'iva sia stato evaso: in termini di gettito sono oltre 30 miliardi l'anno, due punti di pil". Allo stesso tempo occorre combattere la corruzione. "Relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche, in alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse", avverte Draghi,che indica una stretta "connessione tra la densità della criminalità organizzata e il livello di sviluppo economico: nelle tre Regioni del Mezzogiorno in cui si concentra il 75% del crimine organizzato il valore aggiunto procapite del settore privato +è pari al 45% di quello del Centro Nord". E' poi necessario puntare sui giovani, il cui disagio è stato acutizzato dalla crisi. ''Nella fascia di età tra 20 e 34 anni la disoccupazione ha raggiunto il 13% nella media del 2009. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati tra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata fra i più anziani. Hanno pesato- spiega- sia la maggiore diffusione fra i giovani dei contratti di lavoro a termine sia la contrazione delle nuove assunzioni, del 20%''. ''I giovani- avverte ancora il governatore di Bankitalia- non possono da soli far fronte agli oneri crescenti di una popolazione che invecchia. Né sarà sufficiente l'apporto dei lavoratori stranieri''. E' quindi urgente ''una riforma del mercato del lavoro" che "va completata, superando le segmentazioni e stimolando la partecipazione''. Senza dimenticare gli anziani di domani. 'Nell'ultimo trentennio, a fronte di un aumento della speranza di vita dei sessantenni italiani di oltre cinque anni, si stima che l'età media effettiva di pensionamento nel settore privato sia salità di circa due anni, attorno a 61. Occorre prolungare la vita lavorativa, anche per garantire un tenore di vita adeguato agli anziani di domani. I paesi europei ad alto tasso di occupazione nella fascia 55-64 anni sono anche quelli con la maggiore occupazione giovanile''. ''Il processo di riforma del sistema pensionistico- sottolinea il Governatore di Banikitalia- potrà essere completato con misure volte a uniformare gradualmente le età del pensionamento dei diversi gruppi di lavoratori, rendere più tempestivi gli aggiustamenti dei coefficienti del regime contributivo, offrire maggiore flessibilità nel pensionamento''.