Roma, 18 giu. (Adnkronos/Ign) - Aprire un'impresa diventa più facile e veloce: con il nuovo disegno di legge del governo varrà la responsabilità dell'imprenditore che potrà avviare la propria azienda attraverso una autocertificazione. I controlli certamente restano, ma inizieranno non prima di 30 giorni dall'inizio dell'attività. Lo prevede il disegno di legge ordinaria che oggi il Consiglio dei ministri ha iniziato ad esaminare. Un provvedimento che sarà accompagnato da un altro disegno di legge costituzionale volto ad integrare gli articoli 41 e 118 della Costituzione. L'articolo 41 (che definisce la libera l'iniziativa economica privata stabilendo, comunque, che questa non possa svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana) viene integrato con due commi. Il primo stabilisce che "la Repubblica promuove il valore della responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria". Il secondo che "gli interventi regolatori dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali che riguardano le attività economiche e sociali si informano al controllo ex post". Anche l'articolo 118 della Costituzione (che, tra le altre cose, prevede l'attribuzione ai Comuni delle funzioni amministrative, salvo il conferimento a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà) sarà integrato da un nuovo lungo comma. Il primo recita: "Stato, Regioni ed Enti locali riconoscono l'istituto della segnalazione di inizio attività e quello dell'autocertificazione, lo estendono necessariamente a tutte le ipotesi in cui è ragionevolmente applicabile, con esclusione degli ambiti normativi ove le leggi penali prevedono fattispecie di delitto o che derivano direttamente dalla attuazione delle normative comunitarie o internazionali". Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge costituzionale Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni dovranno adeguare le proprie normative in modo che "le restrizioni del diritto di iniziativa economica siano limitate allo stretto necessario per salvaguardare altri valori costituzionali". Il governo non ha alcun dubbio sulla assoluta necessità di intervenire in materia: "se si vuole il declino - si legge, infatti, nella relazione del disegno di legge - basta lasciare le cose come stanno. Se invece si vuole lo sviluppo, si deve cambiare". "Per liberarsi dalla manomorta esercitata dalle burocrazie - si legge ancora nella Relazione - è essenziale una rivoluzione mirata a liberare l'economia reale dalla manomorta statale''. Insomma ''non ci sono alternative: la maglia delle regole che pesa sull'economia e la soffoca, cresciuta a dismisura negli ultimi tre decenni e aggrovigliata dalla moltiplicazione delle competenze (centrali, regionali, provinciali, comunali) è ormai divenuta tanto soffocante da creare un nuovo Medioevo". "Per semplificare si prende la strada più lunga, più improbabile e inutile. Non c'è nessun bisogno di mettere mano alla Costituzione, l'articolo 41 non ha mai impedito di fare le riforme o le liberalizzazioni", ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, intervenendo a Radio Anch'io su Radiouno. Sulla stessa linea l'Idv che con Antonio Di Pietro ricorda che ''la nostra Costituzione già prevede la libera iniziativa economica e d'impresa. Ciò che manca è l'attuazione concreta di questa norma e l'eliminazione di lacci e lacciuoli, ossia di tutto ciò che in questi anni è stato costruito per imbavagliare l'impresa''. ''Come al solito Berlusconi e i suoi amici - ha rimarcato il leader Idv - spostano l'attenzione sui massimi sistemi''. Via libera, invece, dagli industriali. ''Vediamo di buon occhio questo meccanismo di revisione di alcuni principi della nostra Costituzione, che è una Costituzione ancora molto valida ma che dice poco sulle imprese'', ha osservato Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. ''Nel frattempo - ha però aggiunto - lavoriamo anche per fare quelle semplificazioni che si possono fare a Costituzione invariata''.