Taranto, 22 ott. (Adnkronos) - Sono il pericolo di fuga e quello di inquinamento delle prove le esigenze cautelari che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto, Martino Rosati, ha tenuto in considerazione nell'ordinanza di custodia cautelare in forza della quale rimarrà in carcere Sabrina Misseri, 22 anni, già fermata come indiziata di delitto per concorso in omicidio volontario e sequestro di persona ai danni della cugina Sarah Scazzi, 15 anni, di Avetrana. Escluso invece il pericolo di ripetizione del reato proprio ''per le peculiarità del delitto'', scrive il giudice. Quanto al pericolo di fuga il gip sottolinea che ''la spinta a sottrarsi a una carcerazione lunghissima se non addirittura perpetua, è connaturata all'animo umano, e tanto più a una giovane ragazza incensurata''. ''Inoltre l'ormai incontrollato clamore mediatico suscitato dalla vicenda - continua il provvedimento - ha consentito alla Misseri di intessere una rete vastissima di relazioni interpersonali, e comunque di appassionare alla sua vicenda umana, con sentimenti positivi e negativi poco importa, un'incalcolabile moltitudine di persone, tra le quali è ben probabile che vi sia pure qualcuno disposto ad agevolarne la fuga''. Quanto al pericolo di inquinamento delle prove, il gip evidenzia che ''le indagini sono tutt'ora in pieno svolgimento, e diversi rimangono i punti oscuri, relativi al possibile coinvolgimento di altri soggetti o alla valenza probatoria di alcune circostanze (ad esempio l'ancora inspiegabile separazione tra il telefonino di Sarah e la relativa batteria che, tra l'altro, conferisce una rilevanza particolare al timore, riferito da Michele Misseri e partecipatole dalla figlia al momento del ritrovamento dell'apparecchio, che su quest'ultimo potessero essere rinvenute le impronte digitali di lei)''. Sabrina viene definita ''persona estremamente arguta e risoluta'', abile ''a correggersi durante gli interrogatori in base alle domande degli inquirenti''. Queste sue capacità, per il gip, sono dimostrate dai tentativi fatti durante il periodo della scomparsa di Sarah ''di portare gli inquirenti su false piste'' e dalle pressioni sull'amica Mariangela ''affinché rendesse una deposizione difforme o la informasse di quanto raccontato ai carabinieri''. Se ''venisse messa in libertà, e potesse perciò riallacciare i contatti con i familiari o con le innumerevoli altre persone sentite dagli investigatori ed appartenenti alla cerchia delle sue conoscenze, le sarebbe estremamente agevole concordare con loro difese posticce, o comunque indurle ad emendare i loro precedenti contributi istruttori in senso a lei più favorevole''. Per questi motivi la misura carceraria viene ritenuta ''adeguata''. Questi contatti ''non potrebbero esserle interdetti nemmeno dagli arresti domiciliari'', che la farebbero tornare ''nel contesto logistico e personale in cui è maturato il delitto, per il carattere necessariamente saltuario dei controlli ma anche per la seduzione che la Misseri ha dimostrato di subire dal fascino delle telecamere, ormai stabilmente installate davanti e dentro a quella casa''.