"Nonostante i correttivi anti-crisi molti commercianti hanno pagato più tasse"
Roma, 20 nov. - (Adnkronos - Nonostante la crisi, molte piccole aziende italiane hanno pagato 2.500-2.700 euro in piu' di tasse all'erario rispetto alla dichiarazione dei redditi del 2009. A rilevarlo e' la Cgia di Mestre. "Nonostante la revisione effettuata, l'introduzione dei correttivi anti-crisi e la loro territorializzazione, molti commercianti soggetti agli studi di settore hanno pagato quest'anno piu' tasse rispetto l'anno scorso. Insomma, ancora un volta il fisco si e' dimostrato insensibile alle difficolta' conclamate dei piccoli imprenditori" commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, dopo aver letto i risultati emersi da una prima analisi elaborata dall'Ufficio studi dell'associazione sulle dichiarazioni dei redditi dei lavoratori autonomi del 2010.
"A dispetto di una crisi che ha tagliato di 5,5 punti percentuali il valore aggiunto medio nazionale delle imprese - prosegue Bortolussi - ci sono molte piccole aziende che seppur in grossa difficolta', riconosciuta dal fisco con l'introduzione dei correttivi anti-crisi, hanno pagato 2.500-2.700 euro in piu' di tasse all'erario rispetto alla dichiarazione dei redditi del 2009. Mi riferisco ai commercianti di prodotti di hardware o alle aziende specializzate nella confezione di prodotti non alimentari".
"Senza contare gli aumenti attorno agli 825 euro subiti dai commercianti di detersivi e quelli -sottolinea- subiti dalle ferramenta e i casalinghi del Nord che hanno versato all'erario quasi 570 euro in piu' rispetto l'anno scorso".
Ma non per tutti le cose sono andate peggio. Molti settori, secondo la Cgia, anch'essi interessati dall'introduzione dei correttivi anti crisi, hanno registrato una diminuzione del carico fiscale. "Ci riferiamo -conclude Bortolussi- ai calzolai ai riparatori di macchine agricole, ai commercianti di prodotti dell'agricoltura e le riparazioni di prodotti elettronici ed elettrodomestici".
