Roma, 30 nov. (Adnkronos/Ign) - Approvato alla Camera con 307 sì e 252 no e 7 astenuti il ddl Gelmini per la riforma dell'università. Decisivo l'appoggio dei finiani. Futuro e Libertà ha infatti votato sì al testo presentato dal governo "perché ne ha condiviso e in gran misura ispirato le linee di fondo", ha affermato Benedetto Della Vedova, esprimendo in aula alla Camera il sì dei finiani. Il vice presidente vicario del gruppo ha sottolineato che grazie all'azione di Fli "sono state inserite delle risorse senza le quali la riforma sarebbe stata una scatola vuota". Infine, il preannuncio di sfiducia: "Abbiamo fatto tutto questo - ha aggiunto - anche se il governo non ha più la nostra fiducia. Lo abbiamo fatto per senso di responsabilità, perché bisogna investire sulla ricerca e l'università per le prospettive dell'Italia e dei nostri giovani". Appoggio scontato quello di Pdl e Lega. Il Carroccio, ha affermato alla Camera il presidente dei deputati della Lega, Marco Reguzzoni, vota con convinzione la riforma Gelmini che "non promette la Luna, ma migliora gli atenei. L'alternativa non è tra questa riforma e una situazione ideale, ma tra la riforma e l'università attuale, fatta di precari, lontana dalle imprese e che non premia il merito". Vota sì anche l'Mpa, come annunciato in Aula da Ferdinando Latteri. La riforma incassa l'appoggio anche di Noi Sud. ''Una riforma strutturale e responsabile - ha affermato Giuseppe Ruvolo - che interviene sul governo e la struttura degli atenei e valorizza il merito degli studenti e dei docenti'', sottolinea Ruvolo. Questa riforma ''prevede l'eliminazione di procedure complesse per le commissioni di concorso, nelle quali si sono annidati potentati, baronie e malaffare'', sottolinea. Il provvedimento tende a ''eliminare i privilegi e le ingiustizie sedimentate nel tempo''. Astensione invece per l'Api di Francesco Rutelli: "Non è la riforma migliore possibile ma è un tentativo sensato e inevitabile di razionalizzazione" dell'università", afferma Marco Calgaro nelle dichiarazioni di voto a Montecitorio. Alleanza per l'Italia, tuttavia, si asterrà sul ddl Gelmini perché "l'atteggiamento di fondo di questo governo è un macigno non rimosso" chiarisce Calgaro, riferendosi ai tagli lineari e alla mancanza di risorse che di fatto "penalizza il diritto allo studio". Riforma bocciata dal Pd con Dario Franceschini che al termine del suo intervento incassa un lungo applauso. ''Le migliaia di studenti che stanno manifestando in tutta Italia - osserva Franceschino - non hanno alle spalle nessun partito e nessun sindacato, hanno fatto tutto spontamente. Le riforme vere si fanno sempre con l'ascolto e la concertazione e le proteste si cerca di capirle e non le si liquida con slogan sprezzanti. E' solo uno slogan parlare di lotta contro baroni e di merito. Pretendete di chiamare riforma - attacca il capogruppo - quello che è solo un elenco di tagli" col risultato che l'università pubblica va in degrado e "chi ha soldi va in quelle private". "I ragazzi - prosegue -, con la loro intelligente protesta, hanno capito quello che non ha capito il ministro Bondi e cioè che i nostri monumenti sono la nostra carta di presentazione al mondo. Imparate da loro. Noi faremo diventare centrale il tema dell'università alla manifestazione del Pd dell'11 dicembre". Voto contrario anche dall'Udc. Lo ha annunciato in aula Luisa Capitanio Santolini parlando di "una riforma sbagliata" frutto di "una prova di forza di un governo che così dimostra tutta la sua debolezza". "Non si governa così un Paese. Avete obbligato la Camera a tappe forzate l'approvazione di questa riforma solo per poter dire che siete il governo del fare, senza interessarvi dell'università, anche perché sapete benissimo che questa riforma - sottolinea - rimarrà solo sulla carta". "Una truffa colossale". Con parole durissime Antonio Di Pietro ha annunciato il no dell'Idv, alla riforma Gelmini. "E' una truffa e non una riforma che dimostra che la Gelmini è un ministro 'salva baroni'. Lei -attacca Di Pietro- è una bugiarda e come il suo padrino politico, Silvio Berlusconi, ripete le stesse menzogne come una trottola, tanto che alla fine si convince che siano cose vere". Di Pietro si rivolge poi il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: "E' a Tremonti che mi rivolgo perché è lei il vero artefice dell'obbrobrio legislativo che la signora qui presente si ostina a chiamare riforma Gelmini. Lei ha tagliato testa, gambe e fondi all'università". E ancora: "Non crediamo - incalza - che questa pseudo riforma sia stata varata solo per l'insipienza del ministro Gelmini. Noi crediamo che ci sia una vera e propria strategia dell'ignoranza da parte del governo". Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha già convocato per giovedì 2 dicembre alle 10 una nuova riunione dei capigruppo per un ulteriore esame del testo del ddl di riforma universitaria al fine di calendarizzare l'iter del provvedimento.