Mirafiori, saltato il tavolo con i sindacati Fiat: non ci sono condizioni per un'intesa
Roma, 3 dic. (Adnkronos) - E' finita senza accordo la trattativa ristretta tra azienda e sindacati sul piano di rilancio per Mirafiori. Mentre il Fismic ha confermato la sua disponbilità a sottoscrivere l'intesa, così come l'Ugl, contraria invece la Fiom, Fim e Uil si sono riservate una decisione.
Dal canto suo Fiat - secondo quanto riferiscono fonti sindacali - avrebbe sottolineato che "non accetta riserve" e si è ritirata per riferire all'ad Sergio Marchionne sull'esito delle trattative prendendo atto che "non esistono le condizioni per raggiungere un'intesa sul piano di rilancio dello stabilimento".
"L'azienda ha fatto un passo indietro perché ha tolto ogni riferimento al contratto nazionale dei metalmeccanici", aveva affermato il responsabile auto della Fim, Bruno Vitali, durante una pausa della riunione. "Le posizioni si sono irrigidite", aveva aggiunto. "Ci siamo riservati per quanto riguarda il contratto nazionale che noi crediamo vada applicato anche nella joint venture per Mirafiori", ha poi sottolineato Vitali spiegando la decisione del sindacato di non sottoscrivere al momento l'intesa. "Ora siamo sul filo del rasoio ma anche Fiat lo è perché la partita è troppo importante per farla sfuggire in questo modo. Noi faremo le valutazioni al nostro interno ma anche la Fiat deve pensarci bene".
"Nel corso di ogni trattativa esistono alti e bassi. Nel caso di Mirafiori si è verificata un'interruzione che rientra nella natura fisiologica di una vertenza. Quindi, si tratta di un momento delicato, ma niente di più", dice il leader della Uilm, Rocco Palombella, che invita a sdrammatizzare. "Noi crediamo fermamente all'impegno che ci siamo presi" e "restiamo al tavolo e invitiamo la Fiat a fare altrettanto".
''Si conferma che il modello Pomigliano, proposto anche per lo stabilimento di Mirafiori, punta a superare il contratto nazionale, a cancellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e ad affermare in Italia un modello aziendalistico e neocorporativo'', afferma in una nota il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini. Il Contratto nazionale senza deroghe, quello del 2008, sottolinea Landini, ''è l'unico che può permettere di affrontare le nuove esigenze produttive, senza peggiorare le condizioni di chi lavora''. A questo punto, rileva, ''è necessario coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici e farli decidere sulle loro condizioni. Per questo proponiamo che, a partire da lunedì, siano convocate le assemblee''.
"Fim e Uilm si sono assunte una responsabilità gravissima che contraddice il percorso fatto da Pomigliano in avanti", ha affermato il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo. "E' una responsabilità - prosegue - che si devono assumere nei confronti dei lavoratori che non hanno più un piano industriale che prometteva investimenti".
"Ribadiamo la nostra disponibilità a una condivisione dell'intesa che richiama quella di Pomigliano anche perché in questa intesa sono state accetatti diversi suggerimenti arrivati dalla nostra organizzazione'', dice il segretario nazionale dell'Ugl. ''Fim e Uilm non hanno detto di no all'accordo, hanno solo chiesto tempo. Noi auspichiamo una ripresa del confronto nell'interesse dei lavoratori interessati''.
''Siamo ad un'interruzione della trattativa. E' ciò che succede in confronti complessi e difficili come quello in corso con la Fiat'', afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti aggiungendo: ''Per garantire un futuro a migliaia di lavoratori e allo stabilimento simbolo di questa azienda, all'accordo non c'è alternativa né per i sindacati né per la Fiat'', conclude.
''Per la Cisl è solo una sospensione del confronto. Non vengono certo da noi gli ostacoli e le difficoltà a concludere positivamente la trattativa'', dichiara il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. ''Vogliamo sperare che nel confronto in corso a Torino non vengano poste pregiudiziali o fatte 'sceneggiate' tipiche dei tavoli politici, ma prevalga invece il senso di responsabilità e la necessità di portare avanti l'investimento nell'interesse della comunità torinese e del paese".
"Faccio appello alla responsabilità di tutti gli attori del negoziato affinché intelligenza ed esperienza conducano a far prevalere il bene comune''. E' il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi a sollecitare così sindacati e azienda. "Ciò richiede l'abbandono di ogni pregiudizio e di ogni rigido formalismo da parte di tutti per ricercare ciò che unisce nel nome del lavoro e dell'impresa", dice ancora. L'investimento ipotizzato da Fiat, d'altra parte, per Sacconi, "è talmente importante per il futuro dei lavoratori, del territorio, dell'intero gruppo e dell'economia italiana da meritare la ripresa del dialogo tra le parti con priorità di attenzione a quegli aspetti sostanziali che consentono la piena utilizzazione degli impianti con i conseguenti incrementi retributivi detassati".
