Nola in campo per salvare la Pompei preistorica dopo il crollo e la frana di lunedì
Napoli, 5 gen. (Adnkronos) - Il Comune di Nola ma anche i cittadini si mobilitano per salvare la Pompei archeologica dopo il crollo e la frana di lunedì che hanno danneggiato il villaggio dell'Età del Bronzo. Dopo i sigilli apposti ieri dai carabinieri su disposizione della Procura di Nola per verificare le eventuali responsabilità della vicenda, il Comune della cittadina campana patria di Giordano Bruno ha indetto per venerdì 7 un consiglio comunale per affrontare l'emergenza.
''Faremo un documento comune a tutte le forze politiche per ribadire la necessità di salvare questo sito'', spiega all'Adnkronos il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, che sottolinea come anche le associazioni cittadine si stiano muovendo ''per mandare una lettera appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che è molto legato al nolano. Il padre - spiega Biancardi - era infatti di Comiziano, un piccolo centro a due chilometri da Nola, dove viveva svolgendo la professione di avvocato''.
In sostanza, spiega il primo cittadino, ''il problema è che dal 2005 (il sito è stato scoperto nel 2001) si è alzata la falda acquifera nella zona e ha cominciato ad allagare il sito. Dal giugno 2009 il fenomeno, che prima era episodico, è diventato permanente. Io mi sono insediato nel giugno 2009 e ho promosso una conferenza di servizio sul sito archeologico invitando la Regione Campania, guidata all'epoca da Bassolino, la Provincia e la Soprintendenza. Ho fatto presente che, vista l'importanza del sito che risale all'Età del Bronzo, se non fossimo stati capaci di mantenerlo bene, allora sarebbe stato meglio sotterrarlo per preservarlo. La Regione non ha fatto niente. Ha solo annunciato 21 milioni di euro di finanziamenti. Ha addirittura messo i manifesti per annunciare i finanziamenti su cartelloni pubblicitari grandi 3 metri per 6. E i soli soldi che sono arrivati sono stati quelli dei cartelloni. In ogni caso - spiega il sindaco - per il sito archeologico, dei 21 milioni che non sono mai arrivati, erano stati stanziati solo 99mila euro e per attività didattiche''.
Adesso i passaggi da fare, afferma Biancardi, ''sono tre: nel documento che faremo venerdì chiederemo che venga fatta sul sito una perizia da parte della Facoltà di Geologia dell'Università Federico II di Napoli, per capire quali sono i motivi dell'aumento della falda acquifera. Poi cercheremo di capire se si può porre un rimedio e quanto costerà. Infine ci muoveremo per trovare i finanziamenti''.
Il sito archeologico, che risale a 4mila anni fa, insiste nel territorio del Comune di Nola ma, spiega il sindaco, ''la proprietà del sito è della Regione e la sua gestione è di competenza della Soprintendenza. Noi nolani l'abbiamo preso a cuore perché, grazie alla sua importanza - conclude Biancardi - può offrire opportunità di sviluppo in senso turistico e quindi ricadute positive sul territorio, con possibilità di lavoro per molti giovani''.
