Miotto, La Russa: ''Fui informato tardi anch'io sullo scontro a fuoco''
Herat, 6 gen. (Adnkronos) - Sulla dinamica della morte di Matteo Miotto ''anch'io sono stato informato tardivamente sulla parte relativa allo scontro a fuoco. Questa parte della notizia non è stata ritenuta, nelle prime ore, a tal punto importante da essere comunicata a me e alla stampa. E per questo mi sono arrabbiato con i militari che non me l'hanno detto''. Così, da Herat, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, torna sulla ricostruzione dell'uccisione del 1° caporal maggiore Matteo Miotto, ucciso lo scorso 31 dicembre in Afghanistan.
''Quando il 4 gennaio pomeriggio - sottolinea - mi è stata riferita anche questa parte, prima di rendere noto il tutto ho voluto aspettare ieri per parlare personalmente con il generale Marcello Bellacicco, il comandante del contingente in Afghanistan. La mia idea è che siamo di fronte al riflesso di un vecchio metodo: quello di cercare di indorare la pillola della realtà dei fatti, di dire la verità ma nel modo più indolore possibile. Questo non appartiene al mio modo di comunicare, tanto è vero che quando l'ho saputo l'ho reso noto''.
Su questo 'metodo', La Russa, si dice convinto che ''bisogna voltare pagina rispetto a un passato - che io, senza polemica, faccio risalire ai precedenti governi, forse perfino al primo governo Berlusconi, sicuramente al governo Prodi, per motivi obiettivi che capisco - quando si dava la notizia ma con la preoccupazione di non allarmare. Io, invece, proprio per il rispetto del lavoro dei militari, ho sempre voluto fotografare la realtà esattamente com'è''.
Il ministro ricostruisce quindi 'i tempi' con cui gli sono state fornite le notizie. ''E' stata fotografata la fase finale e cioè che un cecchino ha ucciso Matteo Miotto che si trovava sulla garitta. E' tutto vero - spiega - ma non era stata fornita neanche a me la parte di notizia, e cioè che questo evento, esattamente descritto e comunicato, si inseriva nell'ambito di uno scambio di colpi durato diversi minuti. Poi magari ha sparato effettivamente un solo cecchino, ma certamente c'era la presenza con armi leggere, e quindi con gittata minore, di altre persone che sono state poi intercettate poco dopo dall'aereo americano intervenuto che li ha visti: erano 5, 6, 8 non è chiaro, certo più di quattro''.
''L'ipotesi prevalente - aggiunge La Russa - è che abbia sparato una sola persona con il fucile di precisione, da un chilometro, un chilometro e mezzo ma è possibile che sia stato accompagnato da quelli con le armi leggere. Non è certo. Di sicuro c'è stato uno scambio di colpi durato diversi minuti, al quale gli italiani e lo stesso Miotto hanno preso parte, reagendo con prontezza''.
''Naturalmente - aggiunge il ministro, concludendo la sua visita in Afghanistan - non bisogna dimenticare che tutto è successo l'ultimo dell'anno, in una base lontana, e che le notizie erano frammentarie: tutto ciò è una grandissima attenuante. In tutto questo, però, ho trovato un briciolo di quella vecchia impostazione di dire una verità che non allarmi. Io sono invece convinto che la verità non allarma mai e, in questo caso, va detta fino in fondo prima di tutto per rispetto di Matteo Miotto, che non è morto per caso. Lui era lì e gli è arrivato un colpo, ma è morto andando ad aiutare un suo compagno, sparando come era il suo dovere in quel momento, e venendo colpito mentre partecipava a un conflitto a fuoco''.
''A me è stato spiegato - aggiunge - che mi sono state date le notizie certe e che hanno preferito non darmi le notizie che non erano confermate al 100%. Lo prendo per buono, tant'è che non ci sarà nessuna conseguenza. Non voglio accusare qualcuno, ma voglio ribadire che la mia 'dottrina', chiamiamola così, è quella della massima trasparenza. Anche perché non c'è nulla da nascondere: non siamo attaccati perché siamo cattivi, ma perché stiamo facendo un lavoro importante, che comporta questo rischio. Adesso la ricostruzione - conclude - mi sembra completa e esauriente''.
Nella sua breve visita in Afghanistan, il ministro della Difesa è voluto andare proprio nella zona dove pochi giorni fa ha perso la vita Miotto, il distretto del Gulistan. La Russa ha visitato la base avanzata 'Ice' - una decina di prefabbricati e tanto filo spinato, in una valle circondata solo da montagne - che dista una ventina di chilometri dalla base 'Snow' dove l'alpino è stato ucciso.
''Si resta impressionato - ha detto il ministro - dallo spirito, il coraggio e la determinazione di questi ragazzi, impegnati in una zona ad altissimo rischio dove la minaccia è quasi quotidiana. Ci attaccano - ha spiegato - perché i nostri soldati sono riusciti a riconquistare fette di territorio, creando bolle di sicurezza attorno ai villaggi. E proprio per questo, ai confini di queste 'bolle', di questa area riconquistata, le minacce sono molte, quasi quotidiane''.
