Napolitano: ''Da Milano a Venezia ci sia coscienza delle radici unitarie''
Forlì, 8 gen. (Adnkronos/Ign) - Tutta l'Italia, da Milano a Verona a Venezia, abbia coscienza delle proprie radici unitarie. E' il monito espresso oggi a Forlì dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a margine dell'iniziativa che si è svolta al teatro Fabbri dal titolo 'Come fu che la Romagna divenne italiana'. Il capo dello Stato ha preso ad esempio proprio la città di Forlì per spiegare che essa "mostra di avere coscienza delle proprie radici, del proprio contributo al moto unitario e sa far rivivere questa sua storia nel modo più efficace". "Un esempio che - ha proseguito Napolitano - mi auguro venga seguito altrove in tutte quelle parti del Paese, da Milano a Venezia a Verona, affinché sappiano come divennero italiane".
Il presidente della Repubblica ha raggiunto questa mattina alle 9,30 la piazza centrale di Forlì per il primo degli appuntamenti della giornata, la seconda dall'avvio delle celebrazioni per il 150° dell'Unità d'Italia. Dopo avere salutato e stretto la mano ad alcuni cittadini presenti nella piazza ed essersi intrattenuto, in particolare, con i bambini delle scuole che tenevano in mano una bandierina dell'Italia, Napolitano ha deposto una corona di fiori presso la statua in memoria di Aurelio Saffi, patriota e politico forlivese, al centro della piazza a lui dedicata.
Nel pomeriggio il capo dello Stato è arrivato a Ravenna dove, intervenendo alla commemorazione delle figure di Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini, ha voluto fare appello alla necessità di "scongiurare" che "si disperda la memoria e la consapevolezza di due esperienze: della Resistenza e della difesa della Repubblica dal terrorismo".
Poi, intervenendo al teatro Alighieri, il capo dello Stato ha sottolineato che è nella Costituzione che si può e si deve trovare la strada per portare avanti le innovazioni fondamentali come quella del federalismo. L'Italia "è una Repubblica fondata sulla Costituzione e nei principi di quella Costituzione - ha affermato infatti il capo dello Stato - possiamo trovare la strada anche per portare avanti le innovazioni indispensabili, innovazioni definite concretamente più di recente nel titolo V della Carta".
Napolitano ha fatto anche riferimento ai commenti e alle dichiarazioni espresse dopo il pronunciamento del suo discorso di ieri. "Il mio intervento a Reggio Emilia ha avuto una forte eco nel Paese e oggi credo di poter dire che le parole da me lì pronunciate siano state ben comprese e abbiano suscitato reazioni largamente costruttive" ha detto il presidente della Repubblica.
"E' mio compito e dovere - ha messo in chiaro - reagire a rischi di divisione del Paese specialmente in una fase come quella che si è aperta per l'Europa e per il mondo, in cui l'Italia ha bisogno di coesione e slancio per vivere sfide complesse e impegnative". "Coesione - ha sottolineato - per perseguire l'interesse comune tra le istituzioni e i teatri della società civile come il volontariato e la cooperazione". "E' mio compito e dovere rilanciare il patrimonio di unità nazionale", ha scandito ancora, affermando di confidare ''che ci ritroveremo nei prossimi mesi senza distinzioni di parte nelle celebrazioni del 150°.
L'"imperativo" di oggi per il Paese è rappresentato dall'"interesse nazionale e dall'unità nazionale" ha quindi ribadito. "A questo imperativo, oggi più che mai urgente, l'accoglienza riservatami dalla terra di Romagna mi incoraggia nel mio impegno e nel mio mandato", ha concluso il capo dello Stato.
