Fiat, Landini: ''In Italia si vota solo quando vuole Marchionne, lavoratori sotto ricatto''
Roma, 9 gen. (Adnkronos/Ign) - "In Italia si vota solo quando decide Marchionne. La democrazia funziona solo quando lo dice lui e quando la gente non può dire di no". E' il leader della Fiom, Maurizio Landini, nel corso della trasmissione 'In mezz'ora' ad attaccare l'illegittimità della consultazione tra i lavoratori che il 13 e il 14 gennaio prossimo dovranno esprimersi sull'accordo per il rilancio di Mirafiori non sottoscritto dalle tute blu della Cgil. "I lavoratori sono sotto ricatto e non sono liberi di decidere. Noi invece li rispettiamo, non abbiamo dato indicazioni di voto e saremo loro vicini qualunque sarà l'esito del referendum", dice Landini.
Il leader della Fiom indica come obiettivo la riapertura di ''una trattativa per riconquistare un contratto nazionale vero, degno di questo nome'', ribadendo l'illegittimità del referendum di Mirafiori così come quello di Pomigliano. "E' il contratto nazionale che fa l'unità del paese: quello aziendale invece la rompe. Non solo. I contratti nazionali - scandisce - servono anche alle imprese per far sì che la competitività non si giochi sui diritti e sui salari".
Alle accuse della Fiom replica a 'In mezz'ora' il vicepresidente di Confindustria e membro del cda di Fiat Industrial, Alberto Bombassei. "Il referendum non è un ricatto e non lo decide Marchionne ma i sindacati che hanno sottoscritto l'accordo e che per questo vanno rispettati anche dalla Fiom" afferma Bombassei, il quale auspica che il referendum possa passare con percentuali maggiori di quel 51% indicato da Fiat come soglia minima.
"In democrazia il 51% è maggioranza e credo sia sufficiente per gestire una fabbrica; capisco la prudenza della Fiat nell'indicare una soglia minima ma spero che la percentuale sia più elevata anche perché in questi giorni ci sono state posizioni di estremo buon senso anche da parte di chi è vicino alla Cgil, penso a Damiano e a Chiamparino, che hanno valutato positivamente l'accordo", aggiunge Bombassei.
Le condizioni economiche del paese, d'altra parte, ricorda, sono esattamente quelle indicate dal ministro dell'Economia Tremonti. "Il messaggio da dare è che, come dice Tremonti, la crisi non è finita. Per questo è bene tenerci cari i temi del lavoro e ben vengano modifiche se queste portano nuova occupazione. Per questo il referendum non è un ricatto perché si deve investire laddove c'è un ritorno economico - sottolinea - Marchionne non propone nessun ricatto ma chiede solo le condizioni minimali per fronteggiare la globalizzazione".
Il vicepresidente di Confindustria ribadisce poi l'invito al Lingotto a rientrare nel sistema associativo di viale dell'Astronomia: "Credo che al momento la decisione di porre fuori da Confindustria le due newco di Pomigliano e Mirafiori sia una scelta tecnica. Ci auguriamo infatti, con il presidente Marcegaglia, che sia una questione temporanea e strumentale per sostenere la strategia delle deroghe al contratto nazionale".
