Chianciano Terme, 11 gen. (Adnkronos/Ign) - "Se Fiat afferma di avere un piano ma lo tiene nascosto è anche perché c'è un governo che non fa il suo lavoro e che è tifoso, anzi promotore, della riduzione diritti. E' un governo che ha rifiutato l'idea che le politiche industriali della crescita possano far parte dell'idea di governare". E' il leader della Cgil Susanna Camusso a criticare così, dal palco di Chianciano, il ruolo del governo nella partita Fiat. "Ed è così tifoso che fa finta di non vedere che quando Marchionne insulta ogni giorno il Paese non offende solo i lavoratori di quel Paese ma giudica la qualità del governo stesso e le risposte che vengono date", aggiunge. E, in vista del prossimo referendum sul piano di rilancio di Mirafiori, la Camusso osserva: "Se non siamo dentro le fabbriche per costruire e dare prospettiva diventiamo dipendenti da altri, dai loro tempi e dai tempi della magistratura. Si definisce un vuoto. Se restiamo fuori non potremo creare le condizioni per ripartire ed affermare un'altra storia ed altre condizioni di lavoro". "Un esito del referendum per il sì, che non ci auguriamo ma che non possiamo escludere, ha come conseguenza anche l'ecslusione della Fiom e della Cgil in quegli stabilimenti. Ci dobbiamo domandare, e lo chiediamo anche alla Fiom, se questa è l'unica conclusione possibile", dice Camusso. Ma alla Fiom Camusso ribadisce l'appoggio alle ragioni che hanno portato le tute blu a non firmare l'accordo. "Non ci si può sottrarre dal sostenere le ragioni del no. Sappiano che hanno il sostegno di tutta la loro organizzazione", dice ribadendo il sostegno allo sciopero generale della Fiom del 28 gennaio prossimo. "Lo sciopero parla di libertà, democrazia, rappresentanza e partecipazione; cioè del cuore del fare e dell'essere un sindacato confederale", conclude tra gli applausi. Sempre sull'accordo per Mirafiori, la Camusso punta il dito contro la clausola di responsabilità individuale e contro le nuove norme sulla rappresentatività sindacale. "A Mirafiori c'è una clausola di divieto di sciopero dei lavoratori che invece è e resta un diritto indisponbile, anche se Fiat lo nega, ed è diventata più esplicita l'uscita dall'accordo del '93 che a Pomigliano, pur essendo paventata, nessuno metteva in dubbio - spiega -. C'è dunque una vera lesione del diritto di parità dei lavoratori nella possibilità di eleggere rappresentanti sindacali". "La Fiat sbaglia tempo, sbaglia risposte ed il tempo lo utilizza per ridurre i diritti dei lavoratori" mentre c'è una vera "distonia tra annunci, quote di mercato perse ed un piano che continua a restare un mistero", prosegue senza rinunciare all'ironia. "Il piano è più conosciuto in Germania che in Italia, là ci sarebbe stata un'indignazione generale se l'ad avesse detto che non si possono fare domande sul piano", conclude. Rocco Palombella, segretario generale Uilm, invece avverte: ''La trattativa è già conclusa, inutile illudere i lavoratori: se vinceranno i 'no' non ci sarà alcuna ripresa del confronto perché non esiste investitore estero che investe in un Paese dove non è gradita la presenza dell'investimento".