Parigi, 11 gen. (Adnkronos) - Preoccupa l'aumento dei prezzi dei beni alimentari che mette a rischio circa ottanta Paesi nel mondo che attualmente sono in una situazione di deficit alimentare. I più colpiti sono soprattutto i Paesi africani ma anche dell'Asia centrale. A suonare il campanello d'allarme, in un'intervista a 'Les Echos', è Olivier de Schutter, il relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all'alimentazione, a pochi giorni da quello della Fao. L'indice Fao, che si basa su un paniere composto da materie prime come grano, riso, carne, prodotti caseari e zucchero, a dicembre è balzato a 214,7 punti, in rialzo del 4,2% rispetto a novembre. ''Gli stock di beni alimentari - sottolinea de Schutter - sono stati riforniti nel 2008 e nel 2009 ma lo scarto tra la realtà di questi stock e l'evoluzione dei prezzi sui mercati è a volte molto consistente. Oggi viviamo l'inizio di una crisi alimentare simile a quella del 2008. Ottanta Paesi circa sono in situazione di deficit alimentare. Un aumento continuo dei prezzi può essere molto pericoloso per questi Paesi''. Oggi, come nel 2008, sottolinea de Schutter, ''non c'è un problema di penuria''. Tuttavia, rileva, quando si accumulano informazioni come quelle legate a incendi in Russia, alla canicola in Ucraina, a piogge troppo forti in Canada o altre notizie di questo tipo, spiega, ''alcuni operatori di mercato preferiscono non vendere subito mentre gli acquirenti provano ad acquistare il più possibile: quando tutti fanno così i prezzi aumentano''. A questo fenomeno, sottolinea, ''si aggiunge l'aumento della produzione legata ai biocarburanti. Negli Stati Uniti la quota di produzione di mais destinata al bioetanolo sarà quest'anno del 38,3% contro 30,7% nel 2008. Nel contesto attuale è completamente irresponsabile continuare così''. Gli stock mondiali di cereali nel 2011, sottolinea de Schutter, ''saranno pari a 427 milioni di tonnellate contro 489,8 nel 2009: questa perdita di circa 63 milioni di tonnellate per oltre i due terzi è imputabile agli Usa e all'Ue'' che puntano sui biocarburanti. A rischio crisi alimentare sono soprattutto i Paesi africani ma anche alcuni paesi dell'Asia centrale. ''I paesi del Sahel - sottolinea il relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all'alimentazione - sono generalmente in una situazione di deficit alimentare perché producono spesso per l'esportazione e dipendono dal riso e dal grano per alimentarsi''. L'aumento del prezzo delle materie prime agricole, rileva ancora de Schutter, ''indebolisce anche i Paesi poveri come il Mozambico che hanno poche riserve in valute. Anche i Paesi dell'Asia centrale, l'Afghanistan, la Mongolia, sono in una situazione molto fragile. Anche in Corea del Nord la situazione è drammatica ma soprattutto a causa di ragioni politiche''. Per far fronte a questa situazione preoccupante sarebbe necessario ''sbloccare i fondi promessi''. Dopo l''elettrochoc' della crisi alimentare del 2008, sottolinea il relatore speciale dell'Onu, ''molti Paesi si sono mobilitati. L'agricoltura è tornata ad essere una preoccupazione importante ma gli investimenti realizzati non hanno ancora prodotti effetti. Inoltre i fondi promessi tardano ad essere sbloccati. Sui 20 miliardi di dollari promessi al G8 dell'Aquila nell'aprile del 2009 solo il 20% è stato sbloccato. E' molto deludente''. De Schutter propone di incoraggiare i Paesi a ricostituire gli stock alimentari per ridurre i prezzi e a far sì che siano le organizzazioni contadine a gestire le riserve per proteggere i produttori e i consumatori dai prezzi troppo volatili. Infine De Schutter chiede più trasparenza nelle operazioni sui mercati derivati dove ''il 92% delle operazioni si svolgono nell'opacità''.