Fiat, Landini: l'intesa deve saltare
Chianciano Terme, 11 gen. (Adnkronos/Ign) - "Bisogna far saltare l'accordo su Mirafiori, renderlo non applicabile. Il problema è che tutta la Cgil lo capisca perché non siamo più di fronte a un brutto accordo e all'ennesimo accordo separato, ma siamo di fronte ad un cambio epocale a cui servono risposte straordinarie". Il leader della Fiom Maurizio Landini, dopo l'intervento dal palco dell'assemblea delle Camere del Lavoro, respinge l'invito del segretario generale della Cgil Susanna Camusso a riflettere sulla necessità di restare dentro la fabbrica di Torino e quindi di riconoscere l'esito referendario.
"Questo significa, in termini sindacali - ha aggiunto - riaprire la trattativa e considerare la vertenza ancora aperta". La logica che sovraintende l'accordo di Mirafiori è una "logica da far west", ha rimarcato il rappresentante Fiom, e chi verrà eletto con le nuove regole "non farà più il sindacalista ma il gendarme". Una critica tanto più valida ora, ha aggiunto, alla luce della lettera del Lingotto che ha comunicato come l'attuale responsabile dei rapporti con il sindacato Paolo Rebaudengo non sia più titolare dell'incarico. "Siamo ad una logica da far west e può darsi che il prossimo responsabile delle relazioni industriali sarà qualche sceriffo", ha ironizzato.
Per Landini, se anche Fim e Uilm non capiranno che l'accordo mira ad escludere il ruolo del sindacato stesso "saranno a breve morti anche loro, cancellati", prosegue il leader Fiom ricordando il meccanismo che prevede come tutte le decisioni debbano passare "dalle commissioni chiamate pero' a decidere all'unanimita', altrimenti ci pensa l'azienda", dice. "E visto che Fiat si e' costruita un'associazione quadri, trovera' sempre qualcuno che si opporra' alla decisione".
La Fiom quindi assicura che non lascera' soli i lavoratori se dovesse vincere il si' a Mirafiori. L'esclusione dalla rappresentanza in fabbrica, infatti, non escluderebbe per le tute blu della Cgil non solo il gia' preventivato ricorso alla via giudiziaria per impugnare le assunzioni dei lavoratori ma anche la prosecuzione di scioperi da sostenere con un impegno straordinario.
"Chi ci vieta di fare sciopero, di far eleggere delegati, di organizzarci? Nessuno. Chi ci vieta di parlare con quei lavoratori, di organizzarci anche in modo straordinario con una sede permanente proprio li', alla fabbrica? Nessuno ci caccia", dice Landini.
Avanti anche con i ricorsi alla magistratura: "e' previsto dalle leggi, non c'e' nulla di nuovo, l'abbiamo gia' fatto", prosegue ricordando analoghe iniziative in occasione di rinnovi contrattuali separati. "Ci vuole anche il coraggio di scelte per le quali non sai come finisce. E la novita' che vedo nella discussione dei lavoratori e' che finalmente, dopo tanti anni, e' ripartita la capacita' di indignarsi", conclude.
Dal palco, il leader della Cgil Camusso si era rivolta alla Fiom ragionando sull'esito del referendum di giovedì e venerdì: "Un esito del referendum per il sì, che non ci auguriamo ma che non possiamo escludere, ha come conseguenza anche l'esclusione della Fiom e della Cgil in quegli stabilimenti. Ci dobbiamo domandare, e lo chiediamo anche alla Fiom, se questa è l'unica conclusione possibile". "Se non siamo dentro le fabbriche per costruire e dare prospettiva diventiamo dipendenti da altri, dai loro tempi e dai tempi della magistratura. Si definisce un vuoto - ha sottolineato -. Se restiamo fuori non potremo creare le condizioni per ripartire ed affermare un'altra storia ed altre condizioni di lavoro".
Poi l'attacco al governo e all'ad Fiat. "Se Fiat afferma di avere un piano ma lo tiene nascosto è anche perché c'è un governo che non fa il suo lavoro e che è tifoso, anzi promotore, della riduzione diritti - ha detto la Camusso -. E' un governo che ha rifiutato l'idea che le politiche industriali della crescita possano far parte dell'idea di governare". "Ed è così tifoso che fa finta di non vedere che quando Marchionne insulta ogni giorno il Paese non offende solo i lavoratori di quel Paese ma giudica la qualità del governo stesso e le risposte che vengono date", ha aggiunto.
Ma alla Fiom Camusso ribadisce l'appoggio alle ragioni che hanno portato le tute blu a non firmare l'accordo. "Non ci si può sottrarre dal sostenere le ragioni del no. Sappiano che hanno il sostegno di tutta la loro organizzazione", ha detto.
Sempre sull'accordo per Mirafiori, la Camusso punta il dito contro la clausola di responsabilità individuale e contro le nuove norme sulla rappresentatività sindacale. "A Mirafiori c'è una clausola di divieto di sciopero dei lavoratori che invece è e resta un diritto indisponibile, anche se Fiat lo nega, ed è diventata più esplicita l'uscita dall'accordo del '93 che a Pomigliano, pur essendo paventata, nessuno metteva in dubbio - ha spiegato -. C'è dunque una vera lesione del diritto di parità dei lavoratori nella possibilità di eleggere rappresentanti sindacali".
"La Fiat sbaglia tempo, sbaglia risposte ed il tempo lo utilizza per ridurre i diritti dei lavoratori" mentre c'è una vera "distonia tra annunci, quote di mercato perse ed un piano che continua a restare un mistero", ha detto senza rinunciare all'ironia. "Il piano è più conosciuto in Germania che in Italia, là ci sarebbe stata un'indignazione generale se l'ad avesse detto che non si possono fare domande sul piano".
