Torino, 12 gen. (Adnkronos/Ign) - La Fiat, come firmataria dell'accordo sul piano di rilancio di Mirafiori ha illustrato questa mattina ai dipendenti i contenuti dell'intesa siglata lo scorso 23 dicembre con Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione quadri. Secondo l'azienda si tratta di un'attività che rientra nelle proprie prerogative, ma l'iniziativa è contestata dalla Fiom. "Dato che l'illustrazione è affidata alla Fiat anziché ai sindacati firmatari dell'accordo abbiamo capito perché gli unici a fare assemblee tra i lavoratori saremo noi", commenta il responsabile Auto, Giorgio Airaudo che aggiunge, "qualcuno ha detto che la copia del contratto che in questi giorni abbiamo distribuito ai lavoratori non sarebbe l'ultima versione. Se così fosse ci piacerebbe sapere con chi e in quale luogo sarebbe stata firmata una versione segreta". "Con le bugie - continua l'esponente sindacale - non si producono auto ma si crea solo tensione e conflitto e c'è da chiedersi se gestire le relazioni con i lavoratori in proprio sia un'innovazione o piuttosto un ritorno al passato. Questo dice ulteriormente quanto sia libero il referendum, di domani e dopodomani. Non bisogna lasciare soli gli operai - conclude Airaudo - domani faremo le assemblee e crediamo vada aperta una questione democratica che riguarda le libertà nei luoghi di lavoro". Il responsabile auto della Fiom, Airaudo, fa poi sapere che a margine dell'illustrazione dell'accordo "ci sarebbe chi si informa su come i lavoratori intendano esprimersi in occasione del referendum. Se questo fosse vero - sottolinea Airaudo - significherebbe che in Fiat si sta perdendo la testa e il referendum non sarebbe più una consultazione che già consideriamo illegittima per il quesito non libero che viene proposto, ma una palese violazione dei più elementari principi di libertà e democrazia e sarebbe un'azione anti sindacale". Intanto, nuovo duello in vista tra Fiom e Cgil. A quanto si apprende, ai metalmeccanici Cgil, con il loro leader Maurizio Landini, non va assolutamente bene la bozza di documento su 'democrazia e rappresentanza' che ieri sera, a Chianciano, all'assemblea delle Camere del lavoro, è stata al centro di una riunione tra il segretario generale del sindacato, Susanna Camusso, e i segretari confederali, regionali, di categoria e gli esponenti dell'area di minoranza della confederazione. La proposta, che ha tra i punti principali la soglia al 5% per considerare rappresentativo un sindacato, il referendum vincolante per tutti e il ricorso a quello abrogativo solo come 'estrema ratio', ha ricevuto un giudizio positivo tra i rappresentanti delle categorie presenti, eccezion fatta appunto per la Fiom e per la minoranza interna del sindacato. Camusso, che ha ribadito che la discussione sul documento va avanti da mesi, non intende arretrare sul documento, che verrà presentato sabato al direttivo del sindacato, dove si andrà quindi allo scontro con Fiom e minoranza interna. A poche ore dell'esito del referendum sull'accordo per la Fiat di Mirafiori. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, è tornato oggi a ribadire che con l'accordo siglato da Fiat e sindacati, ad eccezione della Fiom, i lavoratori di Mirafiori ''non perdono nulla, anzi guadagnano un miglioramento delle loro condizione salariali''. Sacconi, nel corso de 'La telefonata' a 'Mattino Cinque', definisce ''innaturale'' la polemica ''esasperata'', che si è scatenata sull'intesa del 23 dicembre, e ''ridicola'' l'impostazione della Cgil che accusa il governo di tifare per un accordo che attacca i diritti dei lavoratori . Per Sacconi, "pesa una lettura ideologica dei diritti e la convinzione che la realtà sia ancora ingabbiabile in forme rigide di controllo sociale organizzato dallo stesso sindacato". Una rigidià ideologica, sottolinea Sacconi, che va rimossa per ''incoraggiare gli investimenti dall'estero'' nel nostro Paese. Senza l'investimento della Fiat, avverte, ''l'auto perde una dimensione strategica nel nostro Paese oltre ad impoverimento industriale di Torino e Piemonte''. Un elemento, rimarca Sacconi, evidente non solo per il governo e la maggioranza ma anche a ''larghi settori dell'opposizione'' che hanno espresso il proprio consenso all'accordo.