Diossina in Germania, l'Italia importa il 30% del fabbisogno di carne suina
Roma, 12 gen. (Adnkronos Salute) - "Secondo una stima approssimativa, si puo' dire che l'Italia importa dalla Germania circa il 25-30% del proprio fabbisogno di carni suine. Ma il sistema di controlli e' efficace e ha gia' messo in condizione gli operatori di individuare le partite sospette e di eliminarle dal commercio. Gli unici rischi derivano dai cibi contraffatti o immessi sul mercato in maniera illegale, a fini di evasione fiscale. Per questi produttori non ci deve essere indulgenza". A dirlo all'ADNKRONOS SALUTE e' il presidente della Societa' italiana di medicina veterinaria preventiva (Simevep), Aldo Grasselli.
Dal momento in cui e' scattato l'allarme diossina in alcuni allevamenti di carni suine in Germania, "il sistema di controllo italiano - assicura l'esperto - ha consentito, in presenza di alimenti 'sospetti', di respingerli, di distruggerli o di effettuare esami per verificarne la sicurezza. Tutto cio' che viene introdotto nel nostro Paese viene infatti certificato dall'origine alla destinazione, e non solo come prodotto finito: la tracciabilita' permette di individuare una provenienza sospetta, anche nel caso di alimenti usciti dalla fabbrica prima dell'emergenza, come ad esempio gli insaccati, i wurstel. Risalendo al luogo di produzione e' infatti possibile capire se questi cibi arrivano dagli allevamenti incriminati ed effettuare i dovuti esami".
Insomma, se una fase della filiera va 'in crisi', e' possibile evitare i danni. "Gli unici pericoli - avverte Grasselli - derivano dal commercio 'nero', illegale, contraffatto", che sfugge ai controlli delle autorita' italiane. Quanto alla Cina, che ha disposto oggi la sospensione delle importazioni dalla Germania di uova e carne di maiale, "in questo settore vige una politica delicata - conclude il presidente Simevep - e in presenza di allarmi del genere si giustifica l'apertura o la chiusura dei mercati. Ma si tratta di forme di protezionismo sanitario che in realta' sarebbero vietate".
E con l'emergenza diossina della Germania, gli italiani cominciano a cambiare le proprie abitudini alimentari. Secondo la Coldiretti si registra un crollo dei consumi di formaggi e prosciutti low cost spesso ottenuti da maiali stranieri anche se 'spacciati' come nazionali. "Tengono invece quelli di uova grazie all'etichettatura di origine e sale la domanda di biologico, tipico e 'Doc', soprattutto per i salumi che garantiscono l'origine Made in Italy''.
''L'etichettatura si conferma come uno strumento di rassicurazione importante nell'evitare un effetto psicosi nei consumi come -sottolinea la Coldiretti- si era gia' dimostrata efficace nei precedenti allarmi sanitari sulla mucca pazza per la carne bovina e per l'aviaria in quella di pollo, con i consumi che si sono ripresi solo dopo l'introduzione dell'obbligo di indicare la provenienza in etichetta. L'obbligo di etichettatura, tra i prodotti minacciati dall'emergenza diossina, e' pero' in vigore solo per le uova, la carne di pollo, il latte fresco che infatti - rileva la Coldiretti - non hanno risentito di un calo negli acquisti. A differenza dei salumi, mozzarelle e dei formaggi, per i quali l'etichettatura non e' obbligatoria, la paura sta penalizzando soprattutto i consumi di prodotti low cost ottenuti molto probabilmente da latte e carne di maiale stranieri, mentre sembrano avvantaggiarsi i prodotti biologici, a denominazione di origine (Dop) e quelli acquistati direttamente dagli allevatori o nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica''.
''Diffidare dei salumi e dei formaggi venduti ad un prezzo eccessivamente basso e' il consiglio della Coldiretti che invita a privilegiare gli acquisti diretti dagli allevatori o scegliere prosciutti a Denominazione di Origine Protetta che sono riconosciuti dall'Unione Europea e individuabili dal marchio comunitario (DOP) o da quello del Consorzio di Tutela come i Prosciutti di Parma, San Daniele, Modena, Berico-Euganeo, Carpegna e Toscano'', continua la nota.
