Scontri in Tunisia, tra le vittime anche una cittadina svizzera. Ferito reporter francese
Tunisi, 13 gen. (Adnkronos/Aki/Ign) - La polizia tunisina avrebbe aperto il fuoco nel centro di Tunisi contro un gruppo di manifestanti. Secondo quanto ha riferito Sukkeina Abdel Samad, giornalista locale, alla tv araba 'al-Jazeera', "la polizia ha sparato contro i manifestanti in Rue de la Liberté e Rue Palestine, nel centro della capitale tunisina". La Abdel Samad sostiene che la polizia ha "aperto il fuoco per disperdere manifestanti, non bande di teppisti, che lanciavano slogan contro il governo. Si vedeva inoltre fumo salire verso il cielo".
Notizie di scontri sono giunte anche dalla zona di via La Fayette, a Tunisi, dove alcuni teppisti avrebbero saccheggiato dei negozi. Secondo la tv satellitare 'al-Arabiya', la sicurezza ha chiuso interi quartieri della città. Il bilancio delle vittime di oggi a Tunisi è di due morti, mentre sarebbero almeno sei le persone decedute nelle violenze registrate oggi in tutta la Tunisia.
Negli scontri è rimasto ferito anche un giornalista francese. Secondo quanto riferisce il giornalista tunisino Zied el-Heni sul suo blog, il cittadino francese è rimasto convolto negli scontri avvenuti poco prima delle 16, ora italiana, nel centro della capitale tunisina, quando la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti. Il reporter è stato colpito da un proiettile a una gamba e non è riuscito a chiamare un'ambulanza per farsi soccorrere. Per questo è stato portato in ospedale con mezzi di fortuna da alcuni manifestanti.
Tra le persone che hanno perso la vita c'è anche una donna con la doppia cittadinanza svizzera e tunisina . Lo ha confermato il governo di Berna, spiegando che la donna, 67enne impiegata presso l'ospedale universitario di Losanna, è stata uccisa la scorsa notte. Secondo i suoi familiari, la donna non partecipava alle manifestazioni, ma le seguiva dal balcone di casa, nella città settentrionale di Dar Shaaban, insieme ad alcuni parenti. Un fratello della vittima ha raccontato alla radio svizzera Rsr che a freddarla sul colpo è stato un colpo di pistola al collo. Il ministero degli Esteri svizzero, che ha convocato l'ambasciatore tunisino, ha chiesto alle autorità del paese di "rispettare il dialogo, le libertà fondamentali e i diritti umani, tra cui le libertà di opinione e di riunione".
Violenze e saccheggi stanno avvenendo in diversi centri a sud di Tunisi, ad Hammam Chat, a Solimen, a Nabeul. Saccheggi anche nel centro di Biserta. Manifestazioni di protesta si registrano invece nei centri minori del paese nord africano, come Monastir, Keirouan, Sidi Bouzid, Jundouba e Gafsa.
La città di Gafsa, in particolare, ''versa in uno stato di anarchia completa con bande che stanno saccheggiando liberamente i negozi del centro". E' quanto ha denunciato il sindacalista tunisino Adnan al-Hajji nel corso di un collegamento telefonico con 'al-Jazeera'. "Questa mattina c'era stata una manifestazione sindacale caricata dalla polizia che è intervenuta con il lancio di gas, ferendo 4 persone - ha affermato - subito dopo la polizia si è ritirata e sono giunte in città bande di incappucciati che stanno saccheggiando i negozi". Secondo il sindacalista "si tratta di bande organizzate e legate al governo perché hanno come obiettivo quello di screditare il movimento di protesta e di portare il terrore tra i cittadini".
Oggi il Parlamento tunisino si è riunito per discutere della crisi in corso nel Paese, mentre il presidente tunisino, Zin el-Abidin Ben Ali, ha licenziato i suoi due consiglieri più fidati, Abdel Wahab Abdullah e Abdel Aziz Bin Dhiya. Ben Ali ha invece nominato come suo consigliere il giornalista Osama Ramadani. Lo ha annunciato 'al-Arabiya'. Ramadani si era dimesso dall'incarico di ministro delle Telecomunicazioni all'inizio della rivolta dei disoccupati. Mentre circolano voci su una lettera di dimissioni consegnata dal ministro degli Esteri Kamel Morijane al primo ministro Mohamed Ghannouchi.
"Chiediamo che si formi subito un nuovo governo di unità nazionale che si occupi dei temi più urgenti" è la richiesta rivolta al presidente tunisino dal segretario generale del Partito democratico progressista, di opposizione, May Eljeribi, come lei stessa spiega ad Aki-Adnkronos International. "Vogliamo che questo governo garantisca subito il ritiro dell'esercito dalle città - dice la Eljeribi, prima donna alla guida di un partito in tutto il Maghreb - la scarcerazione dei manifestanti arrestati durante la rivolta, il ritorno alla calma ed elezioni anticipate, in modo da scegliere un parlamento che rappresenti davvero il popolo e esaudisca le sue richieste".
La Eljeribi conferma che le proteste continuano in diverse zone della Tunisia "perché il popolo chiede libertà e riforme politiche ampie, vuole combattere la corruzione rappresentata dalle familiglie vicine a Ben Ali e vuole una magistratura indipendente".
