Tunisia, proseguono gli scontri: 13 morti. Si ipotizza un governo di unità nazionale
Tunisi, 14 gen. - (Adnkronos/Aki) - Proseguono le proteste in Tunisia. Nonostante le promesse fatte ieri sera dal presidente Ben Ali, manifestazioni antigovernative si sono registrate in tutto il paese. Inoltre, nella periferia di Tunisi solo la notte scorsa sono morte 13 persone. Secondo le ricostruzioni, la polizia avrebbe aperto il fuoco contro i manifestanti. Le violenze sono scoppiate subito dopo il discorso del presidente, in diversi quartieri della periferia della capitale, tra cui Ettadhamoune e Karam.
Stamattina a Tunisi una manifestazione pacifica si è snodata fino alla sede del ministero dell'Interno dove però nel pomeriggio la situazione è precipitata. Un gruppo di manifestanti ha tentato di assaltare la sede del ministero e, secondo quanto riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya', la polizia li ha respinti sparando colpi d'arma da fuoco, caricando e sparando gas lacrimogeni.
Un gruppo di manifestanti ha tentato l'assalto alla sede della Banca centrale di Tunisi. "Chiediamo che le autorità tunisine e l'opposizione formino insieme un governo di unità nazionale", ha affermato la leader del Partito democratico progressista, all'opposizione in Tunisia, Maya Jribi. La donna, che si trova in prima fila tra i manifestanti nel centro di Tunisi, ha precisato che "senza un governo che stabilisca la democrazia nel nostro Paese questa protesta non si fermera'".
"La situazione a Tunisi è molto critica e le cose potrebbero precipitare da un momento all'altro", aveva affermato Ahmad Najib Al-Shabi, segretario del Partito democratico progressista. "La giornata odierna è molto pericolosa - ha affermato - perché i manifestanti potrebbero assaltare il ministero dell'Interno. Vogliamo vedere riforme vere e non promesse. Il ministro dell'Interno ha una grande responsabilità e deve stare attento perché la situazione potrebbe sfuggirgli di mano". L'opposizione sostiene di aver portato in piazza 60mila manifestanti.
Oltre che nella capitale, manifestazioni contro il presidente si sono registrate oggi anche a Kasserine, Sfax, Sidi Bouzid, Monastir e Le-Kef. Intanto, nella città meridionale di Kebili il controllo della sicurezza è stato assunto dai manifestanti.
Nel frattempo, la creazione di un nuovo governo di unità nazionale diventa un'ipotesi possibile E' quanto ha affermato il ministro degli Esteri del governo di Tunisi, Kamel Morijane, che non esclude quindi che l'opposizione possa entrare nell'esecutivo e considera questa eventualità come "una cosa normale".
Ieri era stata la leader dell'opposizone, May Eljeribi, a chiedere "che si formi subito un nuovo governo di unità nazionale che si occupi dei temi più urgenti". In un'intervista ad AKI, il segretario generale del Partito democratico progressista, ha poi chiesto che "il governo garantisca subito il ritiro dell'esercito dalle città, la scarcerazione dei manifestanti arrestati, il ritorno alla calma ed elezioni anticipate, in modo da scegliere un Parlamento che rappresenti davvero il popolo ed esaudisca le sue richieste".
Sono inoltre tornati accessibili in Tunisia i siti web che erano stati bloccati dalle autorità. Dailymotion e Youtube sono diventati di nuovo visibili per gli internauti tunisini poco dopo che Ben Ali ha promesso ieri sera "la libertà totale" dell'informazione e il libero utilizzo di Internet. Accessibile anche, dopo mesi di blocco, il sito del quotidiano francese 'Le Monde'. Una mossa che è subito stata accolta con gioia su blog e social network. In rete cominciano a trovarsi anche copie digitali di un libro finora oggetto di censura, 'La regente de Carthage', dei giornalisti francesi Nicolas Beau e Catherine Graciet, in cui si denuncia come la moglie di Ben Ali, Leila Trabelsi, e la sua famiglia controllino i settori chiave dell'economia del paese. Per la prima volta, inoltre, la tv pubblica 'Tunis 7' ha potuto invitare in studio il presidente della Lega tunisina per i diritti umani, Mokhtar Trifi, e l'islamico moderato Salaheddine Jourchi, esponente dell'opposizone.
In supporto dei manifestanti è arrivata anche al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), che con un nuovo video diffuso sul web ha invitato la popolazione a rovesciare il regime di Ben Ali. Nel video di 13 minuti, individuato sul web da Site, servizio Usa di monitoraggio dei siti islamisti, Abu Musab Abdul Wadud, leader di Aqmi, chiede ai manifestanti: "Mandate i vostri figli da noi per ricevere formazione all'uso delle armi e fare esperienza militare". Abul Wadud ha poi chiesto ai tunisini di mobilitarsi in tutto il paese per far cadere "il regime corrotto, criminale e tirannico" di Ben Ali, portando all'affermazione nel paese della shaaria, la legge islamica''.
''Sono passati 23 anni da quando il dittatore è al potere in Tunisia - afferma il terrorista, il cui vero nome è Abdul Malik Droukedel - il criminale Ben Ali è rimasto al potere nonostante vi torturasse e nonostante la sua corruzione. Ora è venuta questa intifada di Sidi Bouzid, che è una voce che rompe il silenzio che ha coperto a lungo Tunisi e Keirouane".
