Caso Ruby, il Pdl fa quadrato attorno al premier: ''Giustizia a orologeria''
Roma, 14 gen. (Adnkronos) - All'indomani del verdetto della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, torna il caso Ruby ad agitare i sonni di Silvio Berlusconi che convoca a palazzo Grazioli i più stretti collaboratori e consiglieri per studiare le contromosse. In mattinata fa il punto con i sottosegretari Paolo Bonaiuti e Gianni Letta, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e i legali Niccolò Ghedini e Piero Longo, che fino ad ieri si erano occupati degli effetti della sentenza della Consulta. Arrriva anche Fabrizio Cicchitto, il capogruppo alla Camera del Pdl. Dall'analisi della vicenda nasce il comunicato congiunto di Ghedini e Longo: ''Si tratta di una nuova indagine assurda e infondata, è una gravissima intromissione nella vita privata del premier''.
Da via del Plebiscito viene dettata la linea del Pdl. Berlusconi chiede a tutti di sottolineare che dietro a questo invito a comparire da parte delle solite procure politicizzate c'è un disegno preciso, quello di farlo fuori, destabilizzando il quadro politico. Ma io, avrebbe assicurato, vado avanti per la mia strada e se dovessero impedirmi di governare c'è solo il voto (anche se le elezioni restano l'extrema ratio). Cicchitto e Maurizio Gasparri mettono in chiaro: ''Non ci facciamo intimidire: il governo proseguirà nella sua azione, lavorerà per ampliare la sua maggioranza e realizzare il programma nella consapevolezza che qualora ripetuti atti di destabilizzazione rendessero impossibile lavorare, la via maestra è sempre quella del ricorso alle elezioni''.
Il presidente del Consiglio tace, ma ai suoi avrebbe detto: faccio bene a non fidarmi di certi giudici, vogliono colpire solo me con le solite accuse infamanti. Ma non starò zitto, dirò le cose come stanno. Ho solo aiutato una ragazza in difficoltà, avrebbe ribadito. Nel Popolo della libertà sono convinti che qualcuno voglia riportare le lancette indietro di un anno e mezzo e riaprire un nuovo caso Noemi: è la solita giustizia a orologeria, incalzano. E qualcuno, come Osvaldo Napoli, rievoca il novembre del '94, quando Berlusconi fu raggiunto da un invito a comparire (anticipato dal 'Corsera') mentre a Napoli presiedeva un vertice internazionale sulla criminalità.
E' una girandola di reazioni. Di ''consueto e logoro copione, fatto di fughe di notizie e di accuse inverosimili'' parla Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. ''Il premier è chiaramente oggetto di persecuzione da parte di alcune procure - dice il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini - La giustizia a orologeria è ormai una triste consuetudine a cui gli italiani sono abituati''. Il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio si spinge oltre e arriva a dare dei ''talebani'' ai magistrati della Procura di Milano.
"Non abbiamo nulla da commentare, ci stiamo occupando di politica, queste non sono vicende politiche. Ci sono perquisizioni in corso, notizie frammentarie, non abbiamo nulla di concreto. Le conseguenze politiche andranno valutate quando sarà chiaro il quadro" taglia corto il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino.
Ci va giù duro invece Antonio Di Pietro. "E' la Procura che perseguita Berlusconi o è Berlusconi che perseguita se stesso?'' si chiede il leader dell'Italia dei Valori, sottolineando che bisogna dare "atto alla procura di Milano che ha aspettato la decisone della Consulta per non influenzare l'opinione pubblica".
"Rispetto per le indagini ma per favore ci vengano risparmiati mesi di avvitamento dell'Italia sui problemi di Berlusconi - afferma Pierluigi Bersani commentando gli ultimi sviluppi del caso Ruby - Un premier in fuga dal paese e da se stesso, perché non c'è più un governo e lui è costretto ogni giorno ad aggirare sue responsabilità vere o presunte, non possiamo permettercelo".
