Ben Ali lascia la Tunisia, governo destituito Proclamato lo stato d'emergenza nel Paese
Tunisi, 14 gen. (Adnkronos/Aki) - Dopo l'ennesima giornata di proteste, il presidente tunisino Zin el-Abidin
Ben Ali ha lasciato il Paese. Si sarebbe rifugiato a Malta sotto protezione libica. I suoi familiari invece sarebbero fuggiti già tre giorni fa dalla Tunisia.
Poco dopo la decisione del presidente, è stato formato un direttorio composto da sei membri, che, presieduta dal numero uno del Parlamento tunisino, Fouad el-Mabzaa, guiderà il Paese nei prossimi mesi fino alle elezioni anticipate. Nel team è prevista anche la presenza dell'attuale ministro della Difesa, Ridah Grira. A quanto apprende AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL il premier Mohammed Ghannouci manterrà l'incarico per la formazione del nuovo governo.
Poco prima di lasciare la Tunisia, Ben Ali aveva deciso di rimuovere tutti i membri dell'attuale governo e di indire le elezioni anticipate entro i prossimi 6 mesi. La decisione era stata comunicata da Ghannouchi, che aveva anche annunciato di essere stato incaricato di formare il nuovo governo. Il nuovo esecutivo avrà l'incarico di organizzare il voto e traghettare il Paese fino alle elezioni.
Intanto le autorità tunisine hanno proclamato lo stato d'emergenza in tutto il territorio nazionale. L'esercito ha occupato l'aeroporto di Tunisi e chiuso lo spazio aereo sulla capitale, con l'ordine di sparare a vista durante il coprifuoco. L'annuncio è arrivato mentre migliaia di persone sin da stamattina protestavano nel Paese chiedendo le sue dimissioni. In un mese di manifestazioni sono morte decine di manifestanti: il bilancio non è ancora chiaro, ma secondo alcune fonti le vittime sono almeno 66.
Nonostante le promesse fatte ieri sera dal presidente, manifestazioni antigovernative si sono infatti registrate anche oggi in tutta la Tunisia. Inoltre, nella periferia di Tunisi solo la notte scorsa sono morte 13 persone. Secondo le ricostruzioni, la polizia avrebbe aperto il fuoco contro i manifestanti. Le violenze sono scoppiate subito dopo il discorso del presidente, in diversi quartieri della periferia della capitale, tra cui Ettadhamoune e Karam.
Stamattina a Tunisi una manifestazione pacifica si è snodata fino alla sede del ministero dell'Interno dove però nel pomeriggio la situazione è precipitata. Un gruppo di manifestanti ha tentato di assaltare la sede del ministero e, secondo quanto riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya', la polizia li ha respinti sparando colpi d'arma da fuoco, caricando e sparando gas lacrimogeni.
Un gruppo di manifestanti ha tentato l'assalto alla sede della Banca centrale di Tunisi. "Chiediamo che le autorità tunisine e l'opposizione formino insieme un governo di unità nazionale", ha affermato la leader del Partito democratico progressista, all'opposizione in Tunisia, Maya Jribi. La donna, che si trova in prima fila tra i manifestanti nel centro di Tunisi, ha precisato che "senza un governo che stabilisca la democrazia nel nostro Paese questa protesta non si fermera'".
"La situazione a Tunisi è molto critica e le cose potrebbero precipitare da un momento all'altro", aveva affermato Ahmad Najib Al-Shabi, segretario del Partito democratico progressista. "La giornata odierna è molto pericolosa - ha affermato - perché i manifestanti potrebbero assaltare il ministero dell'Interno. Vogliamo vedere riforme vere e non promesse. Il ministro dell'Interno ha una grande responsabilità e deve stare attento perché la situazione potrebbe sfuggirgli di mano". L'opposizione sostiene di aver portato in piazza 60mila manifestanti.
Oltre che nella capitale, manifestazioni contro il presidente si sono registrate oggi anche a Kasserine, Sfax, Sidi Bouzid, Monastir e Le-Kef. Intanto, nella città meridionale di Kebili il controllo della sicurezza è stato assunto dai manifestanti.
Oggi inoltre l'ambasciatore della Tunisia all'Unesco, Mezri Haddad, ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico. ''Non posso più tollerare quel che accade in Tunisia - ha detto Haddad all'emittente 'Bfm Tv' - Voglio che la Tunisia viva nella democrazia e non nell'integralismo''.
Intanto sono tornati accessibili in Tunisia i siti web che erano stati bloccati dalle autorità. Dailymotion e Youtube sono diventati di nuovo visibili per gli internauti tunisini poco dopo che Ben Ali ha promesso ieri sera "la libertà totale" dell'informazione e il libero utilizzo di Internet. Accessibile anche, dopo mesi di blocco, il sito del quotidiano francese 'Le Monde'. Una mossa che è subito stata accolta con gioia su blog e social network. In rete cominciano a trovarsi anche copie digitali di un libro finora oggetto di censura, 'La regente de Carthage', dei giornalisti francesi Nicolas Beau e Catherine Graciet, in cui si denuncia come la moglie di Ben Ali, Leila Trabelsi, e la sua famiglia controllino i settori chiave dell'economia del paese. Per la prima volta, inoltre, la tv pubblica 'Tunis 7' ha potuto invitare in studio il presidente della Lega tunisina per i diritti umani, Mokhtar Trifi, e l'islamico moderato Salaheddine Jourchi, esponente dell'opposizone.
In supporto dei manifestanti era arrivata anche al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), che con un nuovo video diffuso sul web ha invitato la popolazione a rovesciare il regime di Ben Ali. Nel video di 13 minuti, individuato sul web da Site, servizio Usa di monitoraggio dei siti islamisti, Abu Musab Abdul Wadud, leader di Aqmi, chiede ai manifestanti: "Mandate i vostri figli da noi per ricevere formazione all'uso delle armi e fare esperienza militare". Abul Wadud ha poi chiesto ai tunisini di mobilitarsi in tutto il paese per far cadere "il regime corrotto, criminale e tirannico" di Ben Ali, portando all'affermazione nel paese della shaaria, la legge islamica''.
''Sono passati 23 anni da quando il dittatore è al potere in Tunisia - afferma il terrorista, il cui vero nome è Abdul Malik Droukedel - il criminale Ben Ali è rimasto al potere nonostante vi torturasse e nonostante la sua corruzione. Ora è venuta questa intifada di Sidi Bouzid, che è una voce che rompe il silenzio che ha coperto a lungo Tunisi e Keirouane".
