Referendum Mirafiori, ha vinto il sì
Torino, 15 gen. (Adnkronos/Ign) - La lunga notte di Mirafiori si è conclusa una manciata di minuti dopo le sette di questa mattina, dopo uno scrutinio durato quasi 10 ore. I lavoratori delle Carrozzerie hanno detto di sì all'accordo siglato lo scorso 23 dicembre da azienda, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri con 2735 voti favorevoli, pari a una percentuale del 54,05%. Il no ha invece ottenuto 2325 voti, il 45,95%. Le schede nulle e bianche sono state 59. Scongiurato, dunque, il rischio che il Lingotto passi al 'piano B'. ''Con il 51% dei consensi resteremo'', ha infatti ribadito più volte in questi giorni l'ad Sergio Marchionne.
Determinanti per ribaltare l'esito che per metà dello spoglio ha visto il no in vantaggio, i consensi all'intesa ottenuti nei seggi degli impiegati e del terzo turno, dove i voti a favore sono stati rispettivamente 421 e i no 20, e 262 contro 111. L'accordo invece è stato bocciato nei seggi 6, 7, 8 e 9 dove hanno votato gli addetti al montaggio, e dove la Fiom è tradizionalmente forte: i voti contrari sono stati complessivamente 1576 (il 53,2%) contro i 1386 voti favorevoli (il 46,8%).
Via libera al piano di rilancio di Marchionne che prevede un miliardo di investimenti e nuove regole su orari, flessibilità e rappresentanza, anche dalla verniciatura dove nei due seggi interessati i sì sono stati rispettivamente 140 e 113, i no 93 e 102. Nel reparto lastratura, dove si è fatta sentire la componente Cobas, invece, in un seggio ha vinto il sì con 212 voti a favore e 205 voti contrari, nell'altro i no sono stati 218, i sì 202. Senza gli impiegati dove il sì è prevalso per 401 voti, tra gli operai il giudizio favorevole all'intesa ha superato il no di 9 schede.
A ritardare le operazioni di spoglio, cominciate poco dopo le 21, il giallo che ha interessato il secondo seggio scrutinato, il numero otto dove avevano votato 768 addetti al montaggio. Dai primi conteggi sembravano mancare all'appello una cinquantina di schede, l'esito pertanto è stato congelato per un paio d'ore, fino a quando la commissione elettorale non ha verificato una ad una le firme e i voti validi, considerando poi il voto regolare.
Quando mancava un seggio alla fine dello scrutinio, poi, l'esultanza di un esponente del fronte del sì per il quorum raggiunto ha scatenato un parapiglia tra i componenti della commissione elettorale e un rappresentante della Fiom si è sentito male. Le operazioni di spoglio sono state quindi sospese fino a quando non è arrivata l'ambulanza per i soccorsi.
Il referendum ha fatto registrare un'affluenza record: nei tre turni (il terzo ha votato nella notte di giovedì, il primo e il secondo nella giornata di venerdì) alle urne si sono recati complessivamente oltre 5119 lavoratori su 5431 aventi diritto, pari al 94,2%. Intanto, secondo alcune fonti sindacali, mentre era in corso lo scrutinio, davanti ai cancelli della porta due alcune bandiere delle sigle firmatarie dell'intesa sarebbero state date alle fiamme da persone non identificate.
LE REAZIONI - "Come per tutti i veri cambiamenti, la decisione è stata sofferta - sottolinea il leader della Uil, Luigi Angeletti - Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì all'accordo ci fa vedere, con più ottimismo, il futuro di Mirafiori e dell'industria automobilistica nel nostro Paese".
Un lungo applauso, chiesto dal leader della Cgil Susanna Camusso, all'indirizzo delle rsu e della Fiom di Mirafiori, ha aperto la riunione del direttivo di Corso d'Italia. A riferirlo è stato il presidente del Comitato centrale delle Fiom, Giorgio Cremaschi. "La maggioranza degli operai ha detto no - ci tiene a rimarcare Cremaschi - E' un atto di coraggio eccezionale e una colossale sconfitta politica e morale per Marchionne e i suoi sostenitori. E' chiaro a tutti, ora, che c'è la forza per andare avanti e rovesciare l'accordo della vergogna".
Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, invece, ''la vittoria dei sì al referendum di Mirafiori anche tra gli operai e non solo tra gli impiegati è un fatto inequivocabile e importante. Nessuno può metterlo ora in discussione". La vittoria "chiara" del sì, prosegue Bonanni, "è la risposta di chi ha scelto con senso di responsabilità il lavoro piuttosto che l'incertezza per il futuro e la confusione. Siamo contenti che sia prevalso il buon senso e la ragionevolezza".
''L'esito del referendum apre un'evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e una effettiva crescita dei salari - commenta il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - Adesso tocca a Fiat realizzare gli investimenti promessi e continuare il confronto sugli altri siti produttivi".
Non si meraviglia ''della vittoria del no in alcuni comparti della Fiat a Mirafiori" il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Sottolineando di non parlare "per demagogia", Fini ricorda quanto sia "duro" il lavoro alla catena di montaggio. "Ma in un momento in cui chiudono le fabbriche - spiega - non ci sono più diritti dei lavoratori da tutelare".
Plaude alla vittoria del sì a Mirafiori il Pdl. ''Ha un valore storico - è l'opinione del portavoce Daniele Capezzone - e sarà ricordata come la marcia dei 40mila o come il referendum sulla scala mobile''.
Secondo Pierluigi Bersani, ''il risultato va rispettato e va rispettato anche quel tanto di disagio che rappresenta". ''Ora la Fiat mantenga gli impegni - chiede il segretario del Pd - e si rivolga a tutti i lavoratori''.
Mentre il governatore della Puglia, Nichi Vendola, chiede a Marchionne di ''riflettere'' sull'esito del referendum. ''Il sì ha vinto solo grazie agli impiegati - rileva Vendola - L'industria è stata forte quando anche il sindacato è stato forte. Se il sindacato non è forte è un danno non solo al mondo del lavoro ma anche al sistema di impresa".
Il risultato a Mirafiori segnala invece "grande saggezza'' per il leader Udc Pier Ferdinando Casini, secondo il quale, tuttavia, emerge un messaggio rivolto sia alla Fiat sia a Marchionne: "Non tirate troppo la corda, perché stiamo facendo sacrifici pesanti".
