Roma, 15 gen. (Adnkronos/Ign) - "Il voto di Mirafiori, per il quale Rsu e iscritti Fiom si sono spesi, dimostra che non c'è la possibilità di governare la fabbrica senza il consenso dei lavoratori e quindi nega il ritorno del modello autoritario delle fabbriche-caserme. Sappiano Marchionne e Confindustria che così non si governa". E' il leader della Cgil, Susanna Camusso, a commentare così nel corso del direttivo il voto sul referendum. Per Camusso "il voto di Mirafiori conferma l'esigenza di definire regole di rappresentanza e democrazia per tutti". Il leader della Cgil ha quindi "ringraziato le Rsu di Mirafiori che hanno avuto il coraggio di dire di no e fare una battaglia molto complicata in condizioni molto difficili per poter dire che non si devono trasformare le fabbriche in caserme". Un lungo applauso, chiesto dalla Camusso all'indirizzo delle Rsu e della Fiom di Mirafiori, ha aperto la riunione del direttivo. A riferirlo è stato il presidente del Comitato centrale delle Fiom, Giorgio Cremaschi. "La maggioranza degli operai ha detto no - ha tenuto a rimarcare Cremaschi - E' un atto di coraggio eccezionale e una colossale sconfitta politica e morale per Marchionne e i suoi sostenitori. E' chiaro a tutti, ora, che c'è la forza per andare avanti e rovesciare l'accordo della vergogna". Secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, invece, ''la vittoria dei sì al referendum di Mirafiori anche tra gli operai e non solo tra gli impiegati è un fatto inequivocabile e importante. Nessuno può metterlo ora in discussione". La vittoria "chiara" del sì per Bonanni "è la risposta di chi ha scelto con senso di responsabilità il lavoro piuttosto che l'incertezza per il futuro e la confusione. Siamo contenti che sia prevalso il buon senso e la ragionevolezza". Soddisfatta anche la Uil. "Come per tutti i veri cambiamenti, la decisione è stata sofferta - sottolinea il leader Luigi Angeletti - Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì all'accordo ci fa vedere, con più ottimismo, il futuro di Mirafiori e dell'industria automobilistica nel nostro Paese". Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ''l'esito del referendum apre un'evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e una effettiva crescita dei salari. Adesso tocca a Fiat realizzare gli investimenti promessi e continuare il confronto sugli altri siti produttivi". Non si meraviglia ''della vittoria del no in alcuni comparti della Fiat a Mirafiori" il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Sottolineando di non parlare "per demagogia", Fini ricorda quanto sia "duro" il lavoro alla catena di montaggio. "Ma in un momento in cui chiudono le fabbriche - spiega - non ci sono più diritti dei lavoratori da tutelare". Plaude alla vittoria del sì a Mirafiori il Pdl. ''Ha un valore storico - è l'opinione del portavoce Daniele Capezzone - e sarà ricordata come la marcia dei 40mila o come il referendum sulla scala mobile''. Secondo Pierluigi Bersani, ''il risultato va rispettato e va rispettato anche quel tanto di disagio che rappresenta". ''Ora la Fiat mantenga gli impegni - chiede il segretario del Pd - e si rivolga a tutti i lavoratori''. Mentre il governatore della Puglia, Nichi Vendola, chiede a Marchionne di ''riflettere'' sull'esito del referendum. ''Il sì ha vinto solo grazie agli impiegati - ricorda Vendola - L'industria è stata forte quando anche il sindacato è stato forte. Se il sindacato non è forte è un danno non solo al mondo del lavoro ma anche al sistema di impresa". Il risultato a Mirafiori segnala "grande saggezza'', afferma il leader Udc Pier Ferdinando Casini, per il quale, tuttavia, emerge un messaggio rivolto sia alla Fiat sia a Marchionne: "Non tirate troppo la corda, perché stiamo facendo sacrifici pesanti". L'Italia dei Valori dal canto suo ha confermato la sua adesione allo sciopero generale del 28 gennaio proclamato dalla Fiom.