Sarah, interrogatorio lampo per Misseri: riconosce le lettere inviate alle figlie
Taranto, 15 gen. - (Adnkronos/Ign) - E' durato circa un'ora e mezza l'interrogatorio, svoltosi nel carcere di Taranto nell'ambito di indagini difensive, di Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi, 15 anni, uccisa lo scorso 26 agosto ad Avetrana. "Gli è stato chiesto soltanto se riconosceva due lettere inviate alle figlie", spiega uno dei suoi legali, Daniele Galoppa, avvicinato dai giornalisti al termine dell'audizione che si è svolta alla presenza del procuratore Franco Sebastio, del procuratore aggiunto Pietro Argentino e dei legali di Sabrina.
Galoppa, che ha assistito all'interrogatorio insieme al suo collega Francesco De Cristofaro, precisa che il suo assitito le lettere (sono state inviate intorno a Natale alle figlie Sabrina e Valentina Misseri), le "ha riconosciute ma sul contenuto si è avvalso della facoltà di non rispondere" per il divieto che gli è stato imposto dal pm.
Nessuna rivelazione, invece, sulle dichiarazione rese da Misseri pena, come dice l'avvocato De Cristofaro, "la violazione del segreto istruttorio. Noi rispettiamo il Codice di procedura penale". E aggiunge: "Non ci sono difformità difensive. Abbiamo un'unica linea difensiva che è quella di difendere il nostro assistito. Il modo migliore di farlo è di non riferire il contenuto delle indagini".
Stretto riserbo anche dall'avvocato Franco Coppi, uno dei legali di Sabrina Misseri, specificando comunque che lo zio di Sarah, una volta riconosciute le lettere, "ha ammesso che non sono frutto di minacce o di pressioni o dell'intenzione di favorire questo o quello". Smentisce poi i difensori di Michele: "Non è esatto dire che Misseri si è avvalso della facoltà di non rispondere. Si è rifiutato di rispondere a una domanda che, secondo lui e secondo quanto concordato, come suo diritto, con i suoi difensori, avrebbe potuto, a mio avviso erroneamente, esporlo al rischio di una incriminazione a seguito di un divieto espresso dal pubblico ministero di riferire circostanze oggetto delle indagini".
''Noi avevamo interesse a far riconoscere queste lettere ed è un risultato abbastanza importante" che le abbia riconosciute, spiega Coppi ai giornalisti non aggiungendo altro. ''Non posso violare un segreto istruttorio che mi pare in questa vicenda abbia subito già numerose violazioni - dice - Erano importanti e se le abbiamo prodotte è perché evidentemente corrispondevano a un interesse difensivo e ovviamente di Sabrina. Siccome poi le abbiamo comunque consegnate all'ufficio del pubblico ministero e non sappiamo cosa il pm intenda fare, mi sembra doveroso, almeno per il momento, mantenere un minimo di riserbo''.
Franco Coppi è entrato da circa un mese nel collegio difensivo della giovane chiamata in causa dal padre come l'autrice del delitto di Sarah. E oggi l'ha incontara per la prima volta in carcere: ''Sabrina, è una ragazza molto, molto provata da questa esperienza, questo è fin troppo ovvio''.
