Tunisi, 18 gen. (Adnkronos/Aki/Ign) - Parte male il nuovo governo di unità naizonale in Tunisia. Cinque neo-ministri hanno abbandonato l'esecutivo in segno di protesta per la presenza dei ministri del Raggruppamento Costituzionale democratico, legato al deposto presidente Zine el Abidine Ben Ali. Si tratta di tre ministri dell'Unione per la Liberta' e il Lavoro, ex partito di opposizione, e di due che fanno parte rispettivamente della formazione 'Rinnovamento' e del 'Ragruppamento democratico'. Nel Paese ora è tornata una certa calma ma continuano le manifestazioni per chiedere di estromettere dal nuovo governo il partito del presidente deposto. Il premier tunisino Mohammed Ghannouchi dal canto suo, assicura che i ministri dell'ex governo che hanno mantenuto l'incarico anche nel nuovo governo di unità nazionale " hanno le mani pulite". Ghannouchi, in un'intervista alla tv Europe 1, ha poi ribadito che i responsabili della dura repressione dei manifestanti saranno processati. "Tutti i ministri che sono rimasti hanno le mani pulite e una grande competenza - ha assicurato - Grazie alla loro dedizione sono riusciti a ridurre i rischi di certe situazioni, nell'interesse nazionale". Nel nuovo governo annunciato ieri, ha poi precisato, si è cercato di "dosare le forze politiche in rapporto alle differenti forze attive nel paese". Per il premier, gli sviluppi degli ultimi giorni rappresentano una "mutazione storica", grazie alla quale la Tunisia "sta voltando pagina, aprendo prospettive importanti per la popolazione e per i giovani". Quanto poi al ruolo di Leila Trabelsi , moglie dell'ex presidente Ben Ali, fuggita dalla Tunisia nei giorni scorsi, Ghannouchi ha affermato: "Avevamo la sensazione che fosse lei a governare". "Nei primi anni al potere, Ben Ali ha governato molto bene la Tunisia, ma poi c'e' stato un cambiamento importante a causa dell'arricchimento illecito di una parte del suo entourage", ha detto il premier con riferimento alla famiglia Trabelsi, accusata di corruzione e di monopolizzare l'economia del paese. "Ci saranno dei processi giusti e se ci sono dei colpevoli, dovranno rendere conto alla giustizia", ha quindi assicurato il premier, raccontando che anche poche ore prima che Ben Ali lasciasse la Tunisia, gli parlo' spiegandogli che "la situazione era esplosiva, grave, e che era provocata dalla corruzione, dal despotismo e dall'arricchimento illecito del suo entourage". "Non mi sono mai tirato indietro con il presidente - ha garantito - Sono sempre stato sincero e piu' volte ho avuto voglia di dare le dimissioni". Sulla repressione delle manifestazioni della scorsa settimana, nel corso delle quali almeno 78 persone sono morte, Ghannouchi ha detto che "l'esercito non ha sparato, questo è certo". "Il mio primo ordine alle forze di sicurezza è stato di non sparare assolutamente alla popolazione - ha affermato - Sono stati usati lacrimogeni, ma questo non vuol dire certo fare una carneficina". "Tutti coloro che hanno provocato il massacro - ha poi garantito - renderanno conto alla giustizia". Nelle prime ore della giornata, si è registrata una situazione di calma per le strade di Tunisi. La polizia in assetto antisommossa, tuttavia, resta schierata in alcune zone chiave della capitale, come riferisce la Bbc. Si teme infatti che esplodano nuove proteste a causa della massiccia presenza di ministri dell'ex regime nel nuovo governo. Sempre la Bbc stima che l'emergenza abbia avuto un costo di due miliardi di dollari. La cifra sale vertiginosamente se si sommano le perdite nel settore del turismo, una delle voci chiave nell'economia tunisina. Con la situazione che si va normalizzando, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, intervistato da Maurizio Belpietro al programma 'La telefonata' su Canale 5, ha ribadito che non ci sono rischi per italiani. "Ieri abbiamo curato la riattivazione dei trasferimenti per nave e aerei che oggi funzionano regolarmente e in due giorni sono rientrati 700 italiani perché volevano rientrare", ha spiegato il ministro, aggiungendo che anche il circo Bellucci, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello da Sfax, "ora è protetto dall'esercito tunisino" e si stanno organizzando i mezzi per farli ripartire in nave per l'Italia. Anche molti imprenditori italiani che operano nel paese, con cui abbiamo "ottimi rapporti commerciali", hanno detto che "non abbandoneranno la Tunisia, non ci sono condizioni di pericolo, questo è un governo che deve essere sostenuto con forza".