Tunisi, 18 gen. (Adnkronos/Aki/Ign) - Partenza in salita per il nuovo governo di unità nazionale in Tunisia che proprio oggi ha prestato giuramento. Alla cerimonia però non hanno preso parte quattro ministri: tre ministri dimissionari, di cui uno dell'opposizione, e Mustapha ben Jaafar, leader del partito dell'Unione della libertà e del lavoro, che era assente. Il sindacato dell'Unione generale per il Lavoro (Uggt) ha infatti deciso di negare il suo appoggio al nuovo esecutivo protestando per la presenza di esponenti del vecchio regime di Ben Ali. La maggior parte dei ministri del nuovo esecutivo appartiene infatti all'Rcd, il Raggruppamento costituzionale democratico, partito fondato da Ben Ali. E anche oggi, la polizia tunisina - che in assetto antisommossa resta schierata in alcune zone chiave di Tunisi - è intervenuta per disperdere una manifestazione organizzata contro il nuovo governo. Secondo la tv 'al-Arabiya', gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Un'altra manifestazione di protesta è stata organizzata a Biserta, nel nord della Tunisia. In risposta alle contestazioni, il primo ministro Mohammed Ghannouchi ha detto che tutti i membri del governo di unità nazionale hanno ''le mani pulite''. Poi in ogni caso, insieme al presidente ad interim Foued Mebazaa, ha deciso di dimettersi dall'Rcd. "E' necessario sciogliere il Raggruppamento Costituzionale democratico e processare il deposto presidente Ben Ali", è la richiesta formulata da Moncef Marzouki, leader del Congresso per la Repubblica (Cpr), partito della sinistra laica messo al bando dal precedente governo tunisino, rientrato oggi a Tunisi dal suo esilio in Francia. Marzouki ha spiegato che "questo nuovo governo di unità nazionale non comprende tutti i partiti politici tunisini ma solo quelli che collaboravano con il dittatore. I ministeri chiave sono ancora nelle loro mani e questo è inaccettabile perché bisogna rispettare la sovranità del popolo tunisino". Ghannouki, in un'intervista alla tv Europe 1, ha inoltre ribadito che i responsabili della dura repressione dei manifestanti saranno processati. E ancora che "tutti i ministri che sono rimasti (nel nuovo esecutivo) hanno una grande competenza. Grazie alla loro dedizione sono riusciti a ridurre i rischi di certe situazioni, nell'interesse nazionale". Nel nuovo governo annunciato ieri, ha poi precisato, si è cercato di "dosare le forze politiche in rapporto alle differenti forze attive nel paese". Per il premier, gli sviluppi degli ultimi giorni rappresentano una "mutazione storica", grazie alla quale la Tunisia "sta voltando pagina, aprendo prospettive importanti per la popolazione e per i giovani". La Tunisia sta poi indagando su possibili influenza esterne nelle proteste, ha sottolineato il ministro degli Esteri del governo transitorio Kamal Merjan. "Sappiamo che corruzione e disoccupazione sono le ragioni che stanno dietro le rivolte, ma stiano investigando per verificare se vi siano state interferenze esterne" ha detto. "Temiano vi siano elementi stranieri coinvolti, ma non ne saremo sicuri fino a quando non saranno terminate le indagini". Quanto poi al ruolo di Leila Trabelsi , moglie dell'ex presidente Ben Ali, fuggita dalla Tunisia nei giorni scorsi, Ghannouchi ha affermato: "Avevamo la sensazione che fosse lei a governare". "Nei primi anni al potere, Ben Ali ha governato molto bene la Tunisia, ma poi c'è stato un cambiamento importante a causa dell'arricchimento illecito di una parte del suo entourage", ha detto il premier con riferimento alla famiglia Trabelsi, accusata di corruzione e di monopolizzare l'economia del paese. "Ci saranno dei processi giusti e se ci sono dei colpevoli, dovranno rendere conto alla giustizia", ha quindi assicurato il premier, raccontando che anche poche ore prima che Ben Ali lasciasse la Tunisia, gli parlò spiegandogli che "la situazione era esplosiva, grave, e che era provocata dalla corruzione, dal despotismo e dall'arricchimento illecito del suo entourage". "Non mi sono mai tirato indietro con il presidente - ha garantito - Sono sempre stato sincero e più volte ho avuto voglia di dare le dimissioni". Sulla repressione delle manifestazioni della scorsa settimana, nel corso delle quali almeno 78 persone sono morte, Ghannouchi ha detto che "l'esercito non ha sparato, questo è certo". "Il mio primo ordine alle forze di sicurezza è stato di non sparare assolutamente alla popolazione - ha affermato - Sono stati usati lacrimogeni, ma questo non vuol dire certo fare una carneficina". "Tutti coloro che hanno provocato il massacro - ha poi garantito - renderanno conto alla giustizia".