Caso Ruby, Giunta rinvia l'esame. Gli inquirenti: ''Non ci sono video''
Roma, 19 gen. (Adnkronos/Ign) - Accogliendo la richiesta del relatore Antonio Leone, la Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha deciso all'unanimità di iniziare martedì prossimo l'esame della richiesta di perquisizione domiciliare nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi presentata dalla Procura della Repubblica di Milano.
Una richiesta "ragionevole" l'ha definita il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti, spiegando che il dibattito proseguirà mercoledì e giovedì e probabilmente la settimana successiva, prima della decisione da sottoporre all'Aula.
Da parte sua Massimo D'Alema ha chiarito oggi che la richiesta del Copasir di sentire Berlusconi ha poco a che vedere con il caso Ruby. "Non è che abbiamo curiosità morbose - sottolinea -, ma il presidente del Consiglio è tenuto a rispondere per legge". "Berlusconi è stato chiamato dal Copasir quattro volte'', ha ricordato. "Noi non vogliamo parlare di quello che il premier fa a casa sua - ha precisato - ma delle questioni che la legge attribuisce a lui come competenze esclusive: il segreto di Stato, la direzione dei servizi, le dotazioni economiche dei servizi, la politica di sicurezza".
Intanto, fonti investigative negano che sul 'sexygate' ci siano filmati che mostrino i presunti incontri e festini a luci rosse ad Arcore. L'esistenza di video, spiegano gli inquirenti, "doveva essere inserita nelle 389 pagine di richiesta d'invito a comparire". Questo però non esclude che nei prossimi giorni lo scenario possa cambiare. Anche oggi continua il lavoro degli investigatori che devono spulciare tra migliaia di documenti sequestrati, sim telefoniche e computer sequestrati. Elementi che, nel caso, verranno inseriti nel faldone dell'inchiesta prima dell'inizio di un eventuale processo. E resta piuttosto remota la possibilità che il premier possa comparire davanti ai pm milanesi. L'invito è 'valido' da sabato 22 a lunedì 24 gennaio, dalle 10 alle 22.
Sul fronte politico, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani è tornato oggi a ribadire: "Noi non chiediamo le elezioni anticipate, non le temiamo ma non togliamo a Berlusconi le castagne dal fuoco. E' lui che deve levare dall'imbarazzo se stesso e il Paese - ha sottolineato -, vada dai giudici da dimissionario e poi si rimetta alle decisioni del capo dello Stato". "L'articolo 54 della Costituzione - ha osservato poi Bersani - dice che chi esercita funzioni pubbliche deve farlo con disciplina e onore. Il presidente del Consiglio è venuto meno alla Costituzione, ha tradito la Costituzione su cui ha giurato".
Stasera ci sarà un raduno organizzato dagli Indignati e dal Popolo Viola in piazza del Quirinale al quale parteciperà anche l'Idv. "Non vogliamo tirare il presidente della Repubblica per la giacca - spiega Antonio Di Pietro -. In questi giorni ci sono manifestazioni spontanee che nascono su tutto il territorio, non per contestare chi fa il proprio dovere, come il presidente della Repubblica, ma per segnalare l'inadeguatezza e l'immoralità di un governo che, chiuso nel suo bunker - ha concluso -, ha bisogno di qualcuno che lo mandi via".
L'Udc con Lorenzo Cesa torna a sottolineare: "Berlusconi ha due strade: andare dai magistrati, chiarire una vicenda che non fa il bene del Paese. O la nostra proposta, in poche parole, è questa: mettiti da parte, prendi uno dei tuoi per fare il premier". Il segretario dell'Udc ha parlato di "un governo Tremonti, Letta, Alfano. Sono tre amici. Ma Letta è una persona che conosco da anni, che stimo. Una persona di grande buon senso, e oggi ce ne vorrebbe molto".
