Roma, 20 gen. - (Adnkronos) - "Dubbi e misteri hanno pesato come macigni. In diciotto anni di indagini si sono stratificate sul fascicolo una serie di menzogne, dubbi e sospetti che hanno pesato su tutta l'inchiesta". Lo sostiene nel corso dell'arringa davanti alla terza Corte d'Assise per il processo del delitto di via Poma, l'avvocato Paolo Loria, difensore di Raniero Busco, unico imputato per l'omicidio di Simonetta Cesaroni. La ragazza venne uccisa il 7 agosto 1990 in un appartamento di via Poma, nel quartiere Prati a Roma e Busco all'epoca dei fatti era il suo fidanzato. La giovane venne uccisa con 29 coltellate negli uffici romani dell'Associazione degli ostelli della gioventù. "Ritengo - ha scandito il legale - che alla fine del dibattimento i dubbi sono andati crescendo: non è stato chiarito assolutamente nulla. Intorno a Simonetta c'è stata una sorta di omertà collettiva, voglia di dimenticare: la povera Simonetta - ha ricordato Loria - viene uccisa in maniera barbara e tutti coloro che lavorano in quell'ufficio si dissociano dal dolore della famiglia". Il legale ha tracciato un ritratto di tutti i personaggi toccati dall'omicidio di Simonetta Cesaroni: da Volponi all'avvocato Caracciolo, passando per Carboni e arrivando fino al portiere dello stabile Pietrino Vanacore (morto suicida lo scorso anno) e sua moglie. Nel corso della prima parte dell'arringa Loria ha contestato punto per punto la requisitoria del pm, smentendo che "Busco sia un violento e un bugiardo". "In questo delitto non c'è un movente", ha sostenuto l'avvocato Loria che riferendosi al morso sul seno di Simonetta ha affermato che "non c'è nessuna certezza. Inoltre - ha spiegato - le arcate dentarie nel tempo si modificano". L'avvocato riferendosi poi ai reparti ha sottolineato che nella perizia vengono individuate 19 tracce di materiale genetico" di cui tre sono attribuibili a Busco. Di chi sono le altre 16? ''. ''E' risultato inoltre - ha ricordato Loria - che il corpetto, i calzini e il reggiseno sono stati conservati insieme in una busta di plastica non sigillata e il continuo contatto degli indumenti può aver provocato una contaminazione. Se l'assassino ha colpito con 29 coltellate - ha proseguito il legale - può aver lasciato solo tre tracce?". L'avvocato riferendosi agli esami del Ris ricchiamando i casi dell'ingegner Zornitta e del delitto di Garlasco, ha sottolineato come "a volte sono venuti fuori degli errori e le critiche vanno accettate". Quindi concludendo l'arringa, rivolto ai giudici, ha ricordato che "Busco è nelle vostre mani, dategli dignità, date dignità alla sua famiglia perché è innocente". Durante l'arringa difensiva sono scattati applausi e il presidente della Corte, Evelina Canale, ha fatto uscire il pubblico presente nell'aula bunker.