L'ultimo saluto al caporal maggiore Sanna.
Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - Un lungo applauso ha accompagnato la bara avvolta nel Tricolore del caporal maggiore Luca Sanna al suo arrivo in Santa Maria Maggiore e al termine delle esequie.
Sanna, ucciso martedì scorso nell'avamposto a Bala Murghab, aveva 32 anni ed era originario di Oristano. Nell'attentato in cui ha perso la vita Sanna è rimasto ferito anche un altro militare, Luca Barisonzi di 21 anni, che ora rischia la paralisi.
"Il nostro Luca in Afghanistan intendeva essere una presenza amica, desiderosa di favorire uno scambio di doni tra persone semplici, umiliate e minacciate in un conflitto in cui nessuno chiede il loro parere, salvo imporre loro di soffrire e pagarne le atroci conseguenze", ha sottolineato monsignor Vincenzo Pelvi nell'omelia . "Luca aveva compreso che non si vince solo con le armi - ha aggiunto l'ordinario militare - e non si vince importando determinati modelli culturali e politici. Era un alpino sempre sorridente che sentiva compiersi misteriosamente in se stesso quell'invito appassionato: volere e fare del bene. La sua morte violenta potrebbe portare a concludere che si illudeva. Ma egli una simile fine l'aveva messa nel conto, perché uomo a cui il coraggio non mancava; un soldato che affrontava giorno dopo giorno il rischio della vita, lasciandosi invadere dalla benevolenza per i popoli martoriati".
"Nessuno dei nostri militari vuole fare l'eroe - ha poi osservato monsignor Pelvi - Tutti vogliono tornare a casa dalle loro famiglie e dai loro amici. Ma tutti non esitano a porre a rischio il proprio futuro, sapendo che possono dare la vita o rimanere segnati. Questo è il vero eroismo quotidiano della famiglia militare". "Certo, il nostro Luca, non poteva immaginare che chi aveva simulato una scelta simile alla sua, arruolandosi nell'esercito afghano, avrebbe potuto tradirlo, colpendolo a morte, frantumando il suo desiderio di amicizia tra i popoli. A Luca - ha aggiunto l'ordinario militare - non è stata rubata la vita perché egli l'aveva già donata. E anche noi non ci faremo rubare la speranza, non ci strapperanno l'amore per i più deboli e la fiducia nel popolo afghano, nonostante questa ennesima ferita. E' l'amore che genera la speranza, che ci è stata consegnata dall'innocente tradito". "La pace esige il lavoro più eroico e il sacrificio più difficile. Esige un eroismo più grande della violenza. Esige una maggiore fedeltà alla verità e una purezza di coscienza molto più perfetta", aggiunge.
Alla celebrazione era presente il capo dello Stato della Repubblica Giorgio Napolitano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro delle Riforme Umberto Bossi, il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il vicepresidente del Senato Rosi Mauro, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini e il capo della Polizia Antonio Manganelli. Presenti inoltre tutti i vertici militari.
Era invece assente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non hanno presenziato alla cerimonia funebre neppure i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, che ieri aveva presenziato al ritorno del feretro all'aeroporto militare di Ciampino.
Il feretro partirà ora alla volta della Sardegna, dove si celebreranno i funerali in forma privata.
