Rio de Janeiro, 22 gen. - (Adnkronos) - La scelta dell'ex presidente brasiliano Luiz Ignacio Lula da Silva "è stato un atto di coraggio". A commentare in questi termini la sua mancata estradizione è Cesare Battisti , in un'intervista che il settimanale 'Brasil de Fato' pubblicherà nella sua edizione della prossima settimana. Nell'intervista l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo afferma che il suo processo è uscito dalla sfera giuridica ed è diventato merce di scambio nella politica internazionale e pretesto per colpire il governo federale brasiliano. Durante il colloquio - di cui sono usciti alcuni estratti sul sito del settimanale - Battisti sostiene che "è stato fabbricato un mostro che non ha nulla a che vedere con me". "Mi perseguitano perche' sono uno scrittore, ho un'immagine pubblica. Se non fosse così sarei uno di più, come tanti italiani che hanno lasciato il paese per lo stesso motivo. Sono perseguitato dallo stato italiano e dal sistema giudiziario brasiliano". "Non c'è paese al mondo in cui l'estradizione non sia decisa dal capo dell'esecutivo. Immaginate se questa decisione della magistratura brasiliana fosse stata presa in un altro paese, come la Francia, per esempio. Sarebbe assurdo, impensabile. Quando sono diventato un affare internazionale, sono diventato una merce di scambio per molte cose", aggiunge. Secondo Battisti, se Lula avesse deciso prima della fine del suo mandato "gli avrebbero dato addosso perché sconfiggere me equivale a sconfiggere Lula. Ora in questo caso l'obiettivo principale della destra brasiliana è colpire il governo di Dilma".