Torino, 22 gen. (Adnkronos/Ign) - "Il premier pensi ad un paese ferito e colpito e non solo a se stesso, faccia un passo indietro e si dimetta". A chiederlo è Walter Veltroni nel suo intervento all'iniziativa dei Modem 'Fuori dal '900. Viva l'Italia giusta, aperta, forte' al Lingotto di Torino, tutto esaurito per il discorso dell'ex segretario del Pd che torna nello stesso luogo dove lanciò il suo programma per l'Italia nel 2007. Per Veltroni, "il Paese è precipitato in una situazione drammatica, lui usa toni inaccettabili e non si può andare più avanti così". Le parole di Silvio Berlusconi sono "agghiaccianti. Abbiamo un uomo - ha sottolineato - che minaccia i giudici che lo stanno indagando. Una situazione intollerabile dal punto di vista della democrazia liberale". L'ex segretario del Pd ha osservato che "il calo di fiducia nei confronti di Berlusconi non ha portato un aumento dei consensi nei confronti del Partito democratico. Non abbiamo conquistato questa fiducia che Berlusconi non ha più. Per farlo abbiamo bisogno di un progetto credibile di governo", ha aggiunto Veltroni precisando che l'obiettivo ''è quello di far diventare il Pd il primo partito italiano". Parlando del nodo alleanze, Veltroni ha dichiarato: "Non si possono fare delle coalizioni eterogenee che siano soltanto contro qualcuno". "Penso che in questa fase delicata della vita parlamentare - ha continuato - le forze di opposizione dovrebbero trovare più stabili forme di coordinamento e di consultazione che nel rispetto dell'autonomia di ciascuno e senza prefigurare alcunché consentano di evitare forzature o violazioni del ruolo del Parlamento". Veltroni si è appellato alle opposizioni perché in caso di elezioni non ci sia una divisione che possa aiutare Berlusconi come accadde nel 1994. "In questi mesi ho sostenuto che andare a votare in questo clima - ha detto Veltroni - e con questa legge elettorale sarebbe la peggiore delle soluzioni. E lo confermo. Ce n'è una soltanto di soluzione ancora peggiore: la livida prosecuzione di un governo al tempo stesso inesistente e pericoloso, con un ulteriore imbarbarimento della situazione nazionale. In questo caso sì, credo che le opposizioni, unite, dovrebbero chiedere le elezioni". "Ma sarebbero elezioni che non si possono perdere, pena rischi gravi per l'Italia. Per questo solo un appello voglio rivolgere a tutti noi. Non si ripeta mai più il tragico errore del '94 quando le divisioni nel campo democratico spianarono la strada all'avventura berlusconiana", ha sottolineato Veltroni. "Ogni riedizione dell'Unione sarebbe un suicidio politico", ha proseguito. "Lo dico al mio amico Nichi Vendola - ha detto - la cui sfida va seguita non con ostilità e paura ma con rispetto ed interesse, lo dico come si fa tra chi vuole sinceramente andare verso un incontro ma ad una condizione che si costruisca questo incontro per rispondere davvero ad un bisogno di stabilità e di cambiamento". Veltroni ha ribadito la necessità della "vocazione maggioritaria del Pd". "Voglio dirlo con estrema chiarezza: senza questa vocazione e senza il bipolarismo - ha concluso - il Pd non sarebbe se stesso". Commentando il discorso di Veltroni, il segretario del Pd Pierluigi Bersani: ha sottolineato: "L'intervento di Walter è stato molto bello, non vedo lontananze, sul piano programmatico è possibile una sintesi". Dal palco del Lingotto anche Bersani è tornato a chiedere le dimissioni del premier: "Berlusconi lasci, si dimetta. Tutto è meglio di questo, anche le elezioni, noi siamo pronti e le vinciamo", ha sottolineato. "Il Pd è pronto alla battaglia'', ha assicurato. "Per andare oltre dopo un decennio di cura berlusconiana - ha poi aggiunto - serve una fase ricostruttiva, servono regole del gioco e un nuovo patto sociale". "Noi siamo fortunati ad essere italiani, siamo gente per bene che deve andare a testa alta", ha concluso Bersani.