Roma, 24 gen. (Adnkronos/Labitalia) - Una proposta di legge contro il caporalato. E' quella presentata oggi, a Roma, dalle categorie dell'edilizia e dell'agroindustria della Cgil, la Fillea e la Flai, in occasione dell'assemblea nazionale quadri e delegati. L'apporto del lavoro sommerso al Pil italiano, si legge in una nota congiunta di Stefania Crogi e Walter Schiavella, rispettivamente segretaria generale Flai Cgil e segretario generale Fillea Cgil, e' oltre il 17%, contro una media dei paesi avanzati dell'Europa a 15 del 4%. Non si esagera quindi, sottolineano i sindacati, quando si afferma che l'economia italiana ha nel sommerso uno dei suoi elementi strutturali, che affonda piu' tenacemente le radici in quei settori dove la destrutturazione del mercato e' massima, dove a dominare e' il sistema delle microimprese, dove e' piu' radicato l'interesse e il controllo da parte della criminalita' organizzata, dove piu' complesso e' il controllo e il contrasto. Stiamo parlando, continuano i sindacati, di due settori in particolare: l'agricoltura e l'edilizia, che insieme al settore dei servizi sono i piu' colpiti dalla presenza di lavoro nero e grigio, di evasione ed elusione fiscale e contributiva e, non a caso, di una maggiore incidenza di infortuni gravi e mortali. A tutto questo aggiungiamo altri due fattori, la connotazione sempre piu' migrante ed extracomunitaria della manodopera occupata nelle campagne e nei cantieri e l'introduzione del reato di clandestinita', che rappresenta un elemento di ricatto formidabile nei confronti di questi lavoratori, impossibilitati a denunciare l'irregolarita' lavorativa perche' immediatamente perseguiti penalmente per il reato di clandestinita' e automaticamente espulsi dai confini nazionali, spiegano ancora i segretari Flai e Fillea. Ecco perche' oggi le categorie dell'edilizia e dell'agroindustria della Cgil, la Fillea e la Flai, insieme promuovono una campagna nazionale dal titolo 'Stopcaporalato' e lanciano una proposta di legge che inserisce nel nostro ordinamento giudiziario il reato di caporalato, attualmente punito in caso di flagranza con una sanzione amministrativa di appena 50 euro per ogni lavoratore ingaggiato. Tutti ricorderanno i blitz effettuati dalla Guardia di Finanza nell'aprile scorso a Rosarno: in quel caso, scattarono le manette per altri reati, come la riduzione in schiavitu'. "Occorre dunque superare un limite evidente del nostro ordinamento penale: per questo ci facciamo promotori - avvertono i sindacati - di una proposta di legge che sottoponiamo all'attenzione e alla discussione tra tutti i soggetti istituzionali, a partire dalle forze politiche e dalle commissioni parlamentari, convinti che sia giunto il momento di scrivere nero su bianco nei nostri Codici che fare intermediazione di manodopera illegalmente e' un reato e come tale va contrastato, accertato, punito". Contestualmente, aggiungono Crogi e Schiavella, dobbiamo fare i conti con un altro fattore, per noi essenziale, cioe' la tutela di quelle persone che sono alla merce' dei caporali, in particolare i lavoratori extracomunitari, perche', se prima dell'entrata in vigore del reato di clandestinita' un cittadino straniero che prestava il proprio lavoro, anche se privo di permesso di soggiorno, poteva rivendicare i propri diritti di lavoratore, dopo quella data e' un criminale solo per il suo status di clandestino, e in virtu' di quello status egli non puo' agire i suoi diritti di lavoratore. Per questo, chi ha denunciato i propri caporali si si e' ritrovato in mano il decreto di espulsione. Dunque, ribadiscono, occorrono clausole di salvaguardia dei lavoratori extracomunitari, che consentano di spezzare il filo doppio che lega vittima e carnefice, clausole che gia' oggi vivono in importanti protocolli sottoscritti con alcune istituzioni locali e Prefetture. Se la regolarizzazione delle badanti rispondeva a un'idea chiara del governo, ovvero andare verso un depotenziamento del welfare pubblico trasferendone i costi sulle famiglie, secondo i sindacati, lasciare che nei cantieri e nei campi centinaia di migliaia di immigrati clandestini continuassero a restare senza diritti e ad essere sfruttati rispondeva a un'altra esigenza, quella di lasciar libero il sistema delle imprese di affrontare la crisi scaricandone tutti i costi e gli effetti sul lavoro. Uno scambio "scellerato", sostengono i sindacati, che il governo ha proposto e imposto al sistema delle imprese, "offrendo un lasciapassare per agire nell'irregolarita' a compensazione della totale assenza dell'esecutivo sul piano delle politiche, degli interventi, delle regole e dei controlli". Lo vediamo nel settore dell'edilizia, che sta rispondendo alla crisi con un aumento di illegalita', che va dall'evasione contributiva all'utilizzo improprio dell'apprendistato, al sottoinquadramento, fino all'utilizzo dei muratori-partita Iva e al ricorso al lavoro nero. Nei cantieri italiani le stime Fillea parlano di 400 mila lavoratori irregolari e di un moltiplicarsi dei mercati delle braccia in tutto il territorio nazionale, sempre piu' controllati e gestiti dai caporali della criminalita' organizzata, l'unica impresa che cresce in tempo di crisi e si nutre dell'assenza del suo nemico, la legalita'. E lo vediamo nell'agricoltura, dove a distanza di un anno dalla clamorosa rivolta di Rosarno, siamo costretti a constatare che non e' servita a modificare lo stato delle cose e che in Italia si continua a sfruttare quanto e come prima. Oggi come ieri, infatti, le aziende si servono di lavoro nero durante la raccolta del pomodoro nella Capitanata e in Basilicata, nelle grandi campagne orto-frutticole a Villa Literno, Castel Volturno e nella Piana del Sele, nell'agro-pontino, nella raccolta delle patate a Cassibile ma anche nel profondo Nord, nelle aziende della macellazione del modenese, nei campi di meloni nel mantovano, nelle aziende cooperative di Cesena, nei meleti in Trentino. E a nulla servono, rimarcano i segretari generali Flai Cgil e Fillea Cgil, Stefania Crogi e Walter Schiavella, se non a confermare la gravita' della situazione, iniziative come il Piano straordinario di vigilanza per l'agricoltura e l'edilizia nelle regioni Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, avviato nella scorso estate dal governo. Quel piano prevedeva una sinergica attivita' ispettiva ad opera delle forze dell'ordine, dell'Inps e dell'Inail e aveva l'obiettivo di controllare un massimo di 10.000 aziende in territori dove solo di aziende agricole ce ne sono 600mila. I risultati di quel Piano sono giunti in questi giorni: in agricoltura irregolarita' nel 44% delle aziende e il 49% dei lavoratori in nero; in edilizia irregolarita' in oltre il 62% delle imprese e il 53% di lavoratori in nero. Quel piano ha avuto l'effetto di una pagliuzza nell'occhio di un ciclope, c'e' bisogno di molto altro per farlo vacillare. Regole chiare, controlli intensificati ed efficaci, sanzioni certe ed esigibili: "Questi per noi - rimarcano - sono gli assi strategici di una coerente e concreta azione contro l'irregolarita' e per riaffermare la legalita' in un mercato del lavoro che oggi, in presenza di una crisi eccezionale, rischia di subire la piu' inaudita impennata nella direzione di un peggioramento generale delle condizioni del lavoro". Per tutto questo, Fillea e Flai, oltre al proprio impegno quotidiano al fianco dei lavoratori per difendere le condizioni di lavoro, estendere i diritti e le tutele, affermare la legalita' e la qualita' del lavoro e del produrre, oggi si fanno promotori di una proposta di legge che renda il caporalato un reato penale e che segni un primo e significativo passo in avanti nella lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori. Alla politica spettera', invece, sottolineano, il compito di fare propria questa proposta, magari di migliorarla e di approfondirla ma soprattutto di non farla cadere ancora una volta nel vuoto. "Oggi e' solo la prima tappa di una campagna nazionale che abbiamo voluto chiamare 'Stopcaporalato' - concludono - e che vede impegnate le due categorie per tutto il 2011 e fino a quando quella legge non verra' approvata".