Roma, 22 gen. (Adnkronos) - Nel Pdl "ci sono personalità autorevoli che potrebbero guidare un governo 'senza', ma non 'contro', Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centrodestra e dedicarsi a chiarire la sua posizione personale. Al di là di quel che dicono tutti i giorni in tv, credo che nel Pdl siano in tanti a pensarla così. Sarebbe una via d'uscita ragionevole. Altrimenti non restano che le elezioni". Lo dice Pier Ferdinando Casini, intervistato da 'La Stampa'. "Il premier - aggiunge - dovrebbe fare come ha fatto Clinton ai tempi dello scandalo Lewinsky. O come ha fatto Blair l'altro giorno, quando ha risposto sulle sue responsabilità per la guerra all'Iraq. Badi bene: nessuno dei due è uscito di scena. Clinton è ancora oggi uno stimatissimo leader in grado di spostare un sacco di voti e determinare le campagne elettorali americane. E Blair ha uno standing di livello europeo e un incarico delicato in Medio Oriente. Come vede, quando le cose si chiariscono, anche i giudizi diventano più razionali". Ma la proposta di Casini viene rispedita al mittente dal Pdl: "Quando Casini propone un governo con il Pdl rivela nella migliore delle ipotesi di non avere ancora ben compreso ciò che Berlusconi rappresenta nella vita politica italiana, ciò che pensano gli elettori moderati italiani e infine ciò che il Popolo della libertà è divenuto", è la risposta del coordinatore del partito Sandro Bondi. Più netto il 'no' del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini: ''Non esiste un centrodestra senza la leadership di Berlusconi. Non esiste, se non nella mente di Casini, alcun esponente del Pdl che voglia considerare un governo senza Berlusconi premier". Lo afferma il ministro dell'Istruzione Marisatella Gelmini. "Nessuno -aggiunge- può dimenticare che sono i cittadini a riconoscere in Berlusconi l'unica guida in grado di riformare questo Paese e a dimostrare, anche attraverso i recenti sondaggi, di non accettare le logiche di palazzo. Casini dovrebbe tenere maggiormente in considerazione la sensibilità del proprio elettorato, vicina a quella del centrodestra, che, sono sicura, non voterà mai per una coalizione di centrosinistra. La pacificazione invocata da Casini -conclude Gelmini- passa dalla convergenza sulle riforme da fare e non dall'invenzione a tavolino di geometrie politiche lontane dalla volontà degli elettori''. Durissimo anche il ministro della Difesa La Russa: "Casini è destinato a restare all'opposizione. Queste cose non è che Casini le dica perché è successo quello che è successo, ma le va dicendo da mesi - ha concluso - ed è semplicemente un legittimo desiderio di chi è all'opposizione, ma che, se queste sono le sue idee, èdestinato a restarci". A La Russa fa eco il ministro per l'attuazione del Programma Gianfranco Rotondi: ''Casini progetta governi senza Berlusconi, ma in carica ce n'è uno con la maggioranza in Parlamento e ancor più vasta nei sondaggi. Se si diverte sogni un governo senza Berlusconi''. A ricordare che "i governi li determinano i cittadini con il voto, e non le operazioni mediatico-giudiziarie'' è anche il vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello. ''Per questo - sottolinea - dire che non c'è alternativa a Berlusconi in questa legislatura non significa solo difendere una persona, ma un'idea di democrazia che nessun terzo polo può revisionare". A bocciare la proposta Casini è anche l'opposizione. A D'Alema l'idea del leader Udc "non sembra realistica''. Certo, osserva, "sarebbe un passo avanti perché il peso delle questioni personali di Berlusconi è tale da condizionare negativamente la vita politica italiana". Ma questa strada non è realistica ''perché non si riesce a vedere che cosa possa essere il Pdl senza Berlusconi. Non c'è un gruppo dirigente in grado di far vivere quel partito" che è un "partito personalistico". Inoltre, è evidente che "Berlusconi non vuole mollare e quindi un governo di questo tipo", senza il Cavaliere, "non mi pare la risposta necessaria alla crisi profonda che attraversa il Paese". Anche per l'Idv la proposta Casini "non è praticabile", occorre andare alle elezioni afferma Luigi De Magistris, secondo il quale il governo "è allo stallo, avvitato sui problemi giudiziari di Berlusconi, inabile a guidare il Paese in una fase economica delicatissima, screditato sul piano internazionale, scaricato dal Vaticano e dalla stessa Confindustria".