Roma, 26 gen. (Adnkronos) - E' stato firmato a palazzo Chigi un protocollo d'intesa fra il ministero delle Pari opportunità e l'Iap, Istituto di autodisciplina pubblicitaria, contro l'uso offensivo del corpo femminile nelle immagini e negli spot. "E' un'iniziativa cui teniamo molto e per la quale abbiamo lavorato per un paio d'anni - sottolinea Carfagna - vogliamo contrastare, inibire, scoraggiare, punire, l'utilizzo in pubblicità dell'uso distorto di immagini del corpo delle donne, consapevoli che si tratta comunque di un'impresa titanica e che esistono sul tema anche sensibilità diverse". Aggiunge Carfagna: "Se non si può comunque accettare che lo Stato intervenga con una censura, che sarebbe contraria alla Costituzione, dall'altro canto non si può non porre un freno alla vera e propria giungla cui assistiamo, davanti a chi veicola messaggi palesemente volgari e offensivi". Ecco allora che un comitato paritetico, a seguito del giudizio di un giurì, potrà chiedere il ritiro immediato di una pubblicità che risulti essere offensiva e volgare, priva di rispetto per l'immagine della donna. "Ciò - spiega il ministro - costituirà anche un effetto deterrente verso chi investe una notevole mole di denaro, per campagne pubblicitarie che poi rischia di vedersi ritirate". Spiega dal suo canto il presidente dell'Iap, Giorgio Floridia: "Se il giurì boccerà la pubblicità, automaticamente, i media che aderiscono tutti al nostro codice di autodisciplina, dalla Fieg alla Rai, da Mediaset a Sky, la respingeranno e impediranno che sia veicolata sui mezzi di informazione. E' molto meglio intervenire prima che non applicare multe anche pesanti ma soltanto mesi dopo, a campagna pubblicitaria oramai compiuta, arrivando in ritardo e sacrificando così lo specifico interesse del cittadino e del consumatore, oltre che ovviamente delle donne". Quanto all'immagine spesso negativa e offensiva delle donne offerta anche da trasmissioni televisive, Carfagna precisa che "estendere questo protocollo che riguarda la pubblicità anche ai programmi tv non può dipendere dall'azione del mio ministero. Certo - aggiunge il ministro delle Pari opportunità - riterrei utile evitare anche nei programmi in televisione l'utilizzo di immagini distorte e svilenti del corpo femminile e della dignità delle donne".