Roma, 27 gen. (Adnkronos/Ign) - E' scontro tra Pdl e Fli sulla vicenda della casa di Montecarlo. Il ministro degli Esteri Franco Frattini , intervenendo oggi al Senato, ha dichiarato che i documenti di Santa Lucia sono autentici invitando ora la Procura a valutare i fatti. Ma Futuro e Libertà smentisce che la casa sia di proprietà del cognato del presidente della Camera Gianfranco Fini e passa al contrattacco. Giuseppe Consolo, deputato di Fli e legale Fini, ospite a 'Porta a Porta', tira fuori le carte: "Vi do una notizia per chi ha a cuore la verità: la casa di Montecarlo non è del signor Giancarlo Tulliani. Abbiamo qui le carte, le ho portate". ''Tulliani - rimarca il legale di Fini - è beneficiario dell'immobile di Montecarlo in quanto è inquilino che paga un regolare affitto. Se fosse stato il proprietario - conclude Consolo - non avrebbe pagato l'affitto e sarebbe stata un'altra cosa". Ma il coordinamento nazionale del Pdl parla in una nota di un "inutile e disperato tentativo di depistaggio da parte del Fli": la casa di Montecarlo è di Giancarlo Tulliani e quindi Fini "dica se intende mantenere l'impegno a dimettersi o rinnegarlo". ''Ci dica Fli - continua il comunicato - se e come è in grado di contestare credibilmente il contenuto del documento proveniente dal governo di Santa Lucia, che attribuisce al signor Tulliani la proprietà della casa di Montecarlo''. "Dica Fini se intende tenere fede alla sua promessa di dimissioni: la casa è del cognato. La prova ora c'è''. Frattini nel suo intervento al Senato per rispondere all'interrogazione presentata da Luigi Compagna del Pdl sulla proprietà della casa, ha riferito: ''Alcune settimane fa ho ottenuto risposta dalle autorità di Santa Lucia che me ne hanno certificato l'autenticità per la veridicità dei dati contenuti in questi documenti''. ''Il documento ovviamente non può essere messo a integrale disposizione. Quindi, sui particolari non posso e devo aggiungere altro, sarà la procura della Repubblica, se lo riterrà, a farne uso'', ha aggiunto il ministro parlando degli ultimi documenti giunti dai Caraibi. Non di rogatoria, ma di ''un chiarimento puro e semplice'', parla Frattini: ''Vi fu una polemica che investì una presunta manipolazione del documento e quindi della sua autenticità e da alcuni organi di stampa si era indicato anche un presunto ruolo di organi dello Stato in tali attività. Ecco la ragione per cui a suo tempo ritenni di chiedere non ovviamente una rogatoria, ma un chiarimento puro e semplice alle autorità di Santa Lucia circa la genesi e l'autenticità del predetto documento replicato da organi di informazone in Italia e non solo in Italia, onde fugare dubbi, indiscrezioni, retroscena". "Alcune settimane fa -dice- ho ricevuto una risposta dal primo ministro di Santa Lucia''. L'intervento del titolare della Farnesina è stato preceduto da dure critiche dell'opposizione che ha poi lasciato l'Aula non ascoltando le parole di Frattini. Il ministro degli Esteri è stato anche denunciato per abuso d'ufficio da un militante romano di Fli perché, esulando dalle proprie funzioni, avrebbe richiesto informazioni al governo di Santa Lucia, malgrado la pendenza di un procedimento penale, con lo scopo di arrecare un danno ingiusto a Fini e a Franco Pontone. Sulla richiesta di dimissioni di Fini, il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino è netto: "Se c'è un presidente che deve dimettersi è il presidente del Senato Schifani, che ha dimostrato di non essere imparziale e che si è prestato ad un'operazione di dossieraggio in sede istituzionale". "Se Berlusconi vuole liberarsi di Fini -ha detto ancora - c'è un solo modo: andare al voto", ma "ha paura del voto" perché sa che ''non tornerebbe più a palazzo Chigi". "Non chiediamo le dimissioni del presidente Schifani - ha aggiunto Bocchino - Noi diciamo, quando vengono chieste le dimissioni di Fini, dimostrateci che ha compiuto un atto non imparziale. Se è così, dovrebbe dimettersi Schifani, per un uso parziale delle Istituzioni nell'interesse privato del presidente del Consiglio". Il presidente del Senato replica così alle critiche: "Il governo decide a quali interrogazioni rispondere''. ''Nel nostro Paese esiste libertà di parola e quindi anche di polemica, ma chi conosce i regolamenti parlamentari sa che non è competenza del presidente del Senato decidere a quale interrogazione rispondere'', ha detto. ''Tra l'altro - ha concluso la seconda carica dello Stato - confidando nel senso di responsabilità istituzionale del ministro Frattini, sapevo certamente che non si sarebbe trasformato il tutto in un dibattito politico. Così puntualmente è stato''.