Anno giudiziario, Pg Cassazione richiama i magistrati al 'riserbo' Alfano: conforta equilibrio di molti
Roma, 28 gen. (Adnkronos/Ign) - ''La legalità è garantita dalla giurisdizione, la quale fa capo ad un corpo di magistrati'' la cui attività ''non sottende disegni sovverisivi''. Così il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, nella sua relazione di apertura dell'anno giudiziario presso piazza Cavour, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il capo dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani e cella Camera Gianfranco Fini, con il ministro della Giustizia Angelino Alfano
Ricordando che ai magistrati ''la Costituzione affida consapevolmente la funzione più alta, quella di rendere le formule della legge fonte di protezione effettiva dei beni e degli interessi e di determinare la regola del caso concreto'', Vietti aggiunge che l'attività della magistratura ''è funzione giurisdizionale: perciò merita la stima, specie da chi egualmente è, per posizione, servitore dello Stato''.
Per il Guardasigilli Angelino Alfano, "questi quasi tre anni di esperienza a contatto con tantissimi magistrati mi confortano nella convinzione che la gran parte dei giudici italiani fa dell'impegno disinteressato, del riserbo, dell'equilibrio, del senso di umanità e della saggezza delle loro decisioni una regola professionale e di vita quotidianamente esercitata". E aggiunge: "Conclusa la prima parte della legislatura è doveroso chiedersi: abbiamo fatto tutto? La mia risposta è no. Ma abbiamo fatto esattamente tutto quello che era possibile fare - assicura - Abbiamo completato il cammino? No, ma abbiamo scelto la strada giusta per incamminarci".
Dura invece la posizione del procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito, secondo cui la situazione della giustizia è fallimentare. "E' oramai sotto gli occhi di tutti - scrive - come la situazione quasi fallimentare della giustizia e dei suoi tempi si stia trasformando in una situazione che si può definire quasi di insolvenza per lo Stato". Inoltre, negli uffici giudiziari "già da alcuni anni serpeggia un tangibile malcontento derivante dalla mancata riqualificazione e progressione di carriera del personale che nuoce alla serenità del lavoro".
Sul fronte 'riforme', si possono fare "a costo zero": "E' possibile razionalizzare il sistema con le norme che abbiamo". Il pg invita inoltre a valorizzare le nuove prove scientifiche. "In un futuro prossimo si verificherà un vistoso passaggio del sistema probatorio e della prova dichiarativa alla prove scientifica. Occorrerà potenziare la polizia scientifica, organizzare archivi informatici, fissare standard procedurali''. E' ''un'opportunità che non possiamo perdere".
Esposito denuncia poi come a causa della eccessiva durata dei processi "non siamo più in grado neanche di pagare gli indennizzi dovuti per la violazione dei canoni di un giusto e celere processo. E ciò ha portato di recente la Corte di Strasburgo a parlare, senza mezzi termini, di defaillance dello Stato italiano".
Allarme condiviso dal primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo. I tempi lunghi della giustizia costituiscono "un grave pericolo per il rispetto dello stato di diritto, conducendo alla negazione dei diritti consacrati dalla Convenzione europea del diritti dell'uomo". Inoltre, prosegue, il Paese versa in una situazione "delicata e critica in cui sembrano prevalere contrapposizioni, frammentazioni e interessi settoriali" avverte. Nonostante la situazione sia difficile "è necessario fortificare il senso della dimensione comune e della coesione collettiva come presupposto per uscire dalle difficoltà che l'Italia vive".
A modo di vedere di Lupo, nel dibattito pubblico istituzionale c'è bisogno di un "contributo di razionalità'' che nasce dall'esperienza del ''principio di legalità, inteso in tutta la sua ricchezza costituzionale, precondizione della libertà e del rilancio economico, sociale e morale del Paese".
A nome di tutti i magistrati Lupo assicura che le toghe "continueranno ad adempiere alle loro funzioni con serenità e con impegno fedeli al modello di giudice che efficacemente un nostro filosofo del diritto ha delineato come proprio dello Stato democratico e costituzionale: un giudice capace, per la sua indipendenza, di assolvere un cittadino in mancanza di prove della sua colpevolezza, anche quando il sovrano o la pubblica opinione ne chiedono la condanna, e di condannarlo in presenza di prove anche quando i medesimi poteri ne vorrebbero l'assoluzione".
