Roma, 28 gen. (Adnkronos) - Pronto a farmi giudicare, ma dal giudice naturale che è il Tribunale dei ministri. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un messaggio ai Promotori della libertà. "Sia chiaro - afferma il premier - che io non ho alcun timore di farmi giudicare. Davanti ai magistrati non sono mai fuggito, e la montagna di fango delle accuse più grottesche e inverosimili in 17 anni di persecuzione giudiziaria non ha partorito nemmeno un topolino: i mille magistrati che si sono occupati ossessivamente di me e della mia vita non hanno trovato uno straccio di prova che abbia retto all'esame dei tribunali". "Ma io ho diritto, come ogni altro cittadino, di presentarmi di fronte al mio giudice naturale, che non è la Procura di Milano ma il giudice assegnatomi dalla Costituzione cioè il Tribunale dei Ministri che non è un tribunale speciale fatto apposta per me, ma è composto da giudici scelti per sorteggio. E avendo la coscienza totalmente tranquilla, lo farò - conclude Berlusconi - appena sarà stata ristabilita una situazione di correttezza giudiziaria". ''In diciassette anni - insiste - ne ho viste tante: hanno cercato con ogni mezzo di cancellarmi dalla politica e dalla storia, lo hanno fatto anche colpendomi fisicamente, ma mai, dico mai, i nostri avversari avevano raggiunto vette così vergognose di irresponsabilità, di cinismo e di illiberalità, violando le norme più elementari del diritto e usando illegittimamente l'arma dell'indagine giudiziaria a fini di lotta politica''. ''Perché - avverte il premier - da troppo tempo una parte della magistratura persegue con ogni mezzo il sovvertimento della volontà popolare, e per far questo non si ferma davanti a nulla''. "Quando in un Paese democratico, e questo accade solo in Italia, si arriva a violare il domicilio del presidente del Consiglio, e a considerare possibile indiziato di reato chiunque vi entri, significa che il livello di guardia è stato ampiamente superato", continua il presidente del Consiglio. Per il Cavaliere, ''è giunto il momento di ristabilire una reale separazione e un corretto equilibrio fra i poteri e gli ordini dello Stato''. ''Come ormai tutti sapete - avverte il premier - le tempeste non mi spaventano, e più grandi sono, più mi convinco che è necessario reagire nell'interesse di tutti i cittadini, nell'interesse del nostro Paese''. Il Cavaliere insiste: ''Non è un Paese libero quello in cui una casta di privilegiati può commettere ogni abuso a danno di altri cittadini senza mai doverne rendere conto''. "La verità - scandisce Berlusconi - è che contro di noi si è coalizzata tutta la vecchia politica che da sempre si frappone al rinnovamento". "Anzi quella politica - prosegue - che porta la responsabilità della crisi dello Stato, dell'economia e della società italiana, quelli che nella Prima Repubblica erano fra loro nemici, si sono messi tutti insieme contro di noi, contro il Governo espressione della maggioranza degli italiani nella vana speranza di mandarci a casa''. "Non hanno in comune alcun valore, l'unica cosa che li unisce è conquistare il potere e far fuori Berlusconi con il soccorso rosso delle toghe politicizzate, pronte a intervenire ogni qual volta la situazione lo richieda. Ebbene, ancora una volta questa offensiva è stata e sarà respinta", avverte il premier. Il premier tira dritto. "Io vado avanti nell'interesse del Paese che mi ha scelto come capo del governo e che non ha mai rinnegato questa scelta. Noi governiamo, e continueremo a governare, il fango ricadrà su chi cerca di usarlo contro di noi". Sul piano politico, aggiunge poi il presidente del Consiglio, ''abbiamo sempre vinto le verifiche'' sulla stabilità del governo in Parlamento, tanto che il punteggio ''è 7 a 0''. ''Noi - assicura - abbiamo la forza del popolo e la forza dei numeri: le opposizioni riunite ci hanno imposto, dal 29 settembre ad oggi, ben sette verifiche parlamentari sulla tenuta del governo, e noi abbiamo sempre vinto''. Il governo è forte anche del sostegno ''degli italiani che ancora oggi danno più del 45% alla nostra coalizione nei sondaggi". ''Di fronte alla politica di palazzo - afferma il premier - noi abbiamo risposto con cinque obiettivi concreti'': federalismo, fisco, Sud, giustizia, sicurezza. Noi abbiamo approvato tutti questi provvedimenti in successivi Consigli dei ministri, ''ad eccezione della riforma tributaria alla quale stiamo lavorando con le forze sociali e della riforma della giustizia, che è stata bloccata da Fini e dai suoi''. Ma, promette, da oggi in poi queste riforme, ''già concordate con gli elettori'', saranno in testa all'agenda del governo, insieme al federalismo che Berlusconi defnisce ''una riforma storica, che ridisegnerà il volto dello Stato nel 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia''. Mentre l'opposizione è ''debole, divisa e frammentata, senza leader, senza idee, senza programmi, che sa solo proporre nuove tasse, come, ad esempio, la patrimoniale che penalizzerebbe tutte le famiglie italiane, che deprimerebbe gli investimenti, metterebbe in fuga i capitali e riaprirebbe la corsa alla spesa improduttiva''.