Anno giudiziario al via. Csm: basta processi in tv o piazza.
Palermo, 29 gen. - (Adnkronos/Ign) - Si inaugura l'anno giudiziario nelle Corti d'Appello dei 26 distretti d'Italia. Dalla sede di Torino interviene il vicepresidente del Csm, Michele Vietti sottolineando che "una sede processuale non può essere sostituita da altre sedi a propria scelta che sia mediatica o di piazza". E precisa: "La giustizia è amministrata dai giudici e alla loro funzione si deve rispetto, un rispetto talora troppo trascurato". L'attività della magistratura "non sottende disegni eversivi" ma svolge "un'opera silente e perciò merita la stima e la merita anche da chi è egualmente per posizione servitore dello Stato".
Nel corso della cerimonia inaugurale a Milano viene diffuso il messaggio degli avvocati della Camera penale di Milano. "Ancora una volta - scrivono i penalisti milanesi - l'inaugurazione si terrà in un contesto sociale e politico attraversato da forti tensioni che dispiegano, spesso in modo improprio, le loro energie nell'ambito giudiziario. La giustizia come teatro di uno scontro che non accenna a sedarsi, come vero e proprio campo di una battaglia che da quasi vent'anni, di fatto, paralizza ogni iniziativa di riforma". Anche per questo "vorremmo che finalmente non si annunciassero più le riforme, così strumentalizzando la loro ormai imprescindibile necessità, con finalità punitive e vorremmo anche si affermasse l'idea che magistrati ed avvocati non sono l'espressione della contrapposizione tra interesse pubblico e interesse privato ma momenti distinti dell'unitaria funzione nel rendere giustizia".
Insomma, il messaggio corale è una evidente sofferenza nell'amministrare la giustizia a seguito di attacchi continui. Tanto che anche Giorgio Santacroce, presidente della Corte d'Appello di Roma, non manca di evidenziarlo chiaramente nel suo discorso. "Nel delicato compito di amministrare la giustizia in questo Paese c'è un profondo disagio che pervade i magistrati. E ciò per le condizioni tutt'altro che ottimali in cui si svolge il loro lavoro, ma soprattutto per il tenore e l'inusuale provenienza degli attacchi che subiscono con sempre maggior frequenza e che vanno al di là della critiche dei provvedimenti giudiziari e del modo di lavorare, assumendo in crescendo toni gratuitamente denigratori".
L'invito dei giudici è anche quello di operare sull'indispensabile e urgente riforma della giustizia. Tema al centro del discorso di Vincenzo Oliveti, presidente della Corte d'Appello di Palermo, convinto che "se ciascuno di noi fosse chiamato a scegliere tra la riforma della giustizia e una delle tante altre riforme delle quali il Paese ha bisogno, come pensioni, sanità pubblica, fisco, elezioni, infrastrutture, scuola, ricerca scientifica, amministrazione pubblica, privilegerebbe tra le prime emergenze proprio quella della giustizia''. Questo perché ''se l'Italia vuole restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni, uno dei temi da cui occorre partire è la riforma della giustizia, divenuta imperiosa e non più rinviabile: invocata da tutti, promessa e annunciata da anni ma ogni volta sostanzialmente elusa -prosegue Oliveri- Siamo davvero tutti stanchi e, soprattutto, delusi da una stagione alluvionale di norme settoriali, fatte, disfatte e rifatte senza formulare prognosi di impatto sul sistema giudiziario e soprattutto senza una visione d'insieme e di ampio respiro''.
