Todi (Perugia), 29 gen. (Adnkronos/Ign) - La prima convention del nuovo polo per l'Italia si chiude senza l'intervento, nemmeno telefonico, del presidente della Camera Gianfranco Fini, costretto dall'influenza ad annullare tutti gli impegni del giorno. Ma nella città umbra il nuovo soggetto nato per gettare le basi per l'alternativa moderata al governo Berlusconi e al berlusconismo, parte lo stesso sulla scorta di una convinzione comune, appena scalfita dai distinguo sui temi etici tra Fli e Udc: non solo questo governo è destinato a cadere, ma l'era del berlusconismo è tramontata. "Le elezioni? Benissimo, sono molto meglio del tirare a campare continuando a discutere di ciò che fa Berlusconi", afferma il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, aggiungendo che da questo appuntamento è emerso un segnale di responsabilità anche rispetto agli auspici del capo dello Stato Giorgio Napolitano, preoccupato per lo scontro in atto. "Come ha detto Rutelli ("Garantiamo che non farà la fine di Ben Alì", ha assicurato il leader dell’Api), il nuovo polo non nasce per fare vendette ma per pacificare e rasserenare gli italiani ed il paese". Davanti alla platea centrista, futurista, rutelliana, di Mpa e repubblicani, il mite segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, parla del premier come dell'"ultimo prodotto della prima Repubblica rimasto sul mercato", il quale "con i suoi comportamenti irresponsabili, le sue scelte degli ultimi anni, con questo spettacolo trieste e indecente che sta dando, ha scelto da solo di essere un prodotto in scadenza". Mentre sulla tempistica Francesco Rutelli assicura che "sta arrivando il momento della verità perché la Lega è tentata di staccare la spina mentre un'altra botta arriverà dall'Europa, che ci chiederà una nuova manovra economica". Altro tema, la leadership plurale di questo nuovo polo, per gli avversari condannato alla paralisi a causa della rivalità di troppe 'prime donne'. A parte la riserva di Benedetto Della Vedova (Fli) che ritiene indispensabile che ci sia "uno che mette la faccia sul nuovo progetto" il fatto di avere una pluralità di leader e' visto da quasi tutti come una risorsa dopo la fine del populismo e del leaderismo personalistico. Italo Bocchino, però, non lascia cadere la preoccupazione del compagno di partito Della Vedova. "Per il nuovo polo -afferma il capogruppo futurista alla Camera- sarebbe ideale la figura di una donna 40enne che facesse da 'speaker' del movimento, una figura antidoto al malessere che Berlusconi ha prodotto nel Paese". Non è la Marcegaglia, precisa, perché lei, se anche fosse disponibile, sarebbe una personalità da candidare direttamente per palazzo Chigi. Unica vera insidia nei rapporti interni al nuovo polo per l'Italia si confermano essere i temi legati alla bioetica, alla laicità e ai rapporti con la Chiesa. Benedetto Della Vedova (Fli) non ha risparmiato parole dure nei confronti della storia dei rapporti della Chiesa con lo Stato unitario italiano e ha anche polemicamente ricordato che sui temi civili la Chiesa ha negoziato e come sui valori considerati non negoziabili. Il presidente centrista Rocco Buttiglione non gliel'ha fatta passare inascoltata: "i valori non negoziabili non si negoziano -ammonisce il vicepresidente della Camera- Su questi temi non è obbligatorio avere una posizione: l'Udc ce l'ha ma consiglio a Futuro e libertà, che non è un partito ideologico, a non assumerne necessariamente una".