Rabat, 30 gen. - (Adnkronos/Aki) - "Anche se in molti all'estero non lo sanno, da noi la rivoluzione dei gelsomini, come e' stata chiamata quella tunisina, e' gia' avvenuta e per questo non vedremo nel nostro paese quanto stiamo vedendo ora altrove". E' questa l'analisi del leader del Partito progressista socialista marocchino, Nabil Bin Abdullah, formulata in un editoriale pubblicato dal quotidiano marocchino 'al-Shaab'. Il leader socialista spiega per quale motivo a suo avviso non sara' il Marocco il prossimo paese che potrebbe essere contagiato dalla rivoluzione democratica dei giovani arabi. "Il nostro e' un paese strano per gli osservatori internazionali - spiega - questo perche' la cosiddetta rivoluzione dei gelsomini c'e' gia' stata da noi e a iniziarla e' stato proprio il re Muhammad VI stilando un piano di democratizzazione del paese e attuando gradatamente una lunga serie di riforme". L'intellettuale usa come esempio la riforma del diritto di famiglia 'Mudawana' del 2005, che ha scatenato l'ira dei gruppi dell'islam radicale perche' concedeva alla donna il diritto di scegliere il proprio sposo liberamente e limita fortemente la poligamia. "Il re ha inoltre fatto scelte coraggiose - spiega - come quelle di portare nel paese la cultura dei Diritti umani, rompendo i ponti col passato e rafforzando cosi' l'unita' dei marocchini, riuscendo laddove hanno fallito altre forze politiche del paese". Solidarizzando infine con il popolo tunisino ha ricordato che "loro combattevano contro la logica del partito unico noi invece viviamo una situazione diversa e lontana dalla loro perche' sappiamo cosa vuol dire vivere in un paese dove vige il multipartitismo e la liberta' di opinione".