Crisi Mediterraneo, Mantica: l'Europa tace. De Michelis: non bisogna fare gli struzzi
Roma, 31 gen. (Adnkronos) - L'Italia non tace sul Mediterraneo, è l'Europa a farlo, ad averlo fatto in passato. Il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, ricorda come sia stata ''l'Europa a non aver mai posto il Mediterraneo fra le sue priorità.
''Non siamo stati in grado di incidere sul cambiamento, di favorirne una gestione ordinata, questo è una responsabilità. Molto di quello che sta avvenendo oggi sarebbe stato meno violento, traumatico, pericoloso, se avessimo, noi europei, favorito lo sviluppo di realtà nuove'', spiega Mantica al telefono con l'ADNKRONOS.
Esiste un comune denominatore fra le diverse crisi che hanno investito la Tunisia e l'Egitto, per certi versi anche il Libano, un altro paese in cui ''l'Europa non si è impegnata''. Ed è quello, secondo Mantica, dello ''scontro con la modernizzazione'', un fenomeno che giudica ''inarrestabile''.
L'improvvisa esplosione nei paesi nordafricani, riflette Gianni De Michelis parlando con l'ADNKRONOS, prova ancora una volta la fine della politica del "keeping the status quo" pre-Guerra Fredda. E pone l'imperativo di riuscire a trovare il modo di indirizzare la transizione, perché "la vicenda iugoslava è emblematica" di quello che può succedere quando "l'Europa non vuole o non può" accompagnare i cambiamenti nella giusta direzione. De Michelis, presidente dell'Ipalmo, riprende così il paragone tra quello che sta succedendo in Tunisia e in Egitto con le rivoluzioni nell'Europa dell'est dell'89, avvisando dei rischi, anche per il nostro paese, nel caso in cui la "situazione scappi di mano".
"Dobbiamo riflettere sul fatto che i fattori destabilizzanti sono così vicini a noi, Albania e Tunisia sono paesi confinanti, anche se ci dividono bracci di mare": è il ragionamento dell'ex ministro degli Esteri che sottolinea come altri Paesi della regione con cui il nostro Paese interagisce, come Libia e Algeria, potrebbero essere "contagiati nel prossimo futuro". E, aggiunge allargando l'analisi all'intero euro mediterraneo, "dobbiamo riflettere sul fatto che anche la Grecia è stata sconvolta da sensori molto forti". Insomma, insiste, non "bisogna fare gli struzzi, chiudersi in noi stessi, pensare che le immagini che vediamo in tv sono telenovelas che non ci coinvolgono". Ci vuole, continua, "maggiore attenzione da parte dell'opinione pubblica generale e delle èlite politiche del nostro Paese al fatto che siamo dentro questo tipo di realtà, per ragioni storiche e geografiche". E se quello che sta succedendo porterà questi Paesi verso "una maggiore instabilità ne avremo un danno diretto, mentre se andrà verso la stabilità ne avremo vantaggi".
Per il presidente della Commissione Esteri della Camera Stefano Stefani, "tutte le proteste di queste ultime settimane, dall'Algeria, alla Tunisia, all'Egitto, alla Giordania, allo Yemen, sono alimentate da peggiorate condizioni di vita, dall'impossibilità di contrastare, stante i livelli retributivi costanti, gli aumenti anche sensibili dei generi alimentari di base, come il pane e lo zucchero, i cui prezzi sono schizzati per effetto di speculatori che ne decidono le sorti". Così Stefani, commenta con l'ADNKRONOS, la situazione nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, non nascondendo comunque "grande preoccupazione" per la crisi in Egitto e per la "tenuta democratica perché ad essa sono appesi - dice - gli equilibri del Medio Oriente ma anche i rapporti con l'Occidente".
Il presidente della Commissione Esteri del Senato Lamberto Dini individua con l'ADNKRONOS le differenze tra le proteste di piazza nei diversi Paesi: ciò che accade in Albania è "il risultato di una lotta politica tra maggioranza di governo e opposizione", nel Maghreb è "frutto della stanchezza risultante da regimi che si perpetuano nel tempo con sistemi elettorali non molto trasparenti ed una classe politica che crede di essere eterna e quindi può anche abusare del potere".
Di fronte a situazioni come quelle che si sono determinate in Tunisia e in Egitto "obiettivo delle autorità italiane ed europee è quello di aiutare la transizione e la stabilizzazione in senso maggiormente democratico delle istituzioni", spiega Dini.
Per il responsabile esteri del Pd Piero Fassino, "è auspicabile che l'Egitto possa approdare rapidamente a una nuova leadership stabile e affidabile, che per essere tale non può che essere nuova e capace di raccogliere la fiducia di quella opinione pubblica che chiede apertura e discontinuità con il potere che ha governato fino ad oggi".
