Roma, 31 gen. (Adnkronos/Ign) - "Un piano bipartisan per rilanciare insieme la crescita". Silvio Berlusconi lancia la proposta al leader del Pd, Pierluigi Bersani, dalle colonne del 'Corriere della Sera' ma incassa un netto no, anche da parte delle altre opposizioni. ''Tempo scaduto'' dicono i democratici, ''chi sta al governo fa, non scrive su giornali'' replica l'Udc. E il premier sbotta: ''Insolenti''. ''Prendo atto delle risposte propagandistiche e degli atteggiamenti irresponsabili e insolenti di una parte delle opposizioni di fronte all'unica proposta seria in campo per rilanciare l'economia e la società italiana e per curare nel solo modo possibile, e cioè con un grande piano nazionale per la crescita, il debito pubblico'' sottolinea Berlusconi in una dichiarazione diffusa dall'ufficio stampa di palazzo Chigi. ''Ma - assicura il Cavaliere - il governo e la maggioranza faranno comunque la loro parte nel Parlamento e nel Paese con il rigore istituzionale necessario e auspicato da tutti, a partire dal Presidente della Repubblica''. "Venerdì prossimo iscriverò all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri la proposta di riforma costituzionale in senso liberalizzatore dell'articolo 41'' fa sapere il presidente del Consiglio che annuncia anche ''un piano di immediata defiscalizzazione e deregolamentazione per la rinascita del Mezzogiorno''. Le parole del Cavaliere arrivano dopo la secca replica dell'opposizione alla sua proposta di un piano bipartisan. "Noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità ma Berlusconi deve fare un passo indietro e togliere dall'imbarazzo se stesso e il Paese" torna a ribadire a chiare lettere il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "Per rivolgersi in modo credibile all'opposizione - aggiunge - Berlusconi dovrebbe poter rivolgersi credibilmente anche al Paese e alla comunità internazionale". Per il Pd, inoltre, il ''tempo è scaduto'' come sottolineano il coordinatore della segreteria democratica, Maurizio Migliavacca, e il vicesegretario, Enrico Letta. E' lo stesso Migliavacca a rilevare poi come ''la violenta replica del premier alle parole pacate di Bersani, dimostra che la mano che ha scritto la lettera al Corriere è diversa dalla sua. La vera faccia del premier è questo ringhio rabbioso che non vuole prendere atto del suo fallimento, anche a costo di farne pagare il prezzo agli italiani''. Reazioni negative e critiche alla proposta del Cavaliere piovono anche da Idv, Udc e Api. Antonio Di Pietro affida a una battuta il proprio giudizio: ''Che il campione dei monopoli e dei conflitti di interesse proponga un patto per rilanciare la crescita economica è come affidare il pronto soccorso a Dracula...''. "Berlusconi è al governo. Ha avuto tre anni di tempo per fare le riforme, come le liberalizzazioni. Se vuol cominciare a lavorare, lo faccia. Chi sta al governo fa, non scrive sui giornali" osserva Pier Ferdinando Casini, sulla stessa scia del leader di Alleanza per l'Italia, Francesco Rutelli: "Un presidente del Consiglio, se è in carica, presenta delle proposte di legge per la crescita e le liberalizzazioni, non scrive articoli". "E' un inganno, Berlusconi è al potere da 8 degli ultimi dieci anni, perché non ha fatto le riforme?" sottolinea ai microfoni di 'Sky Tg24'. Mentre Marco Pannella rivendica che la riforma dell'articolo 41 della Costituzione è la "nostra posizione, documentata. C'e' un testo per la modifica del 4 comma dell'articolo 41, depositato nei mesi scorsi in Parlamento da Marco Beltrandi. Il rientro dal debito pubblico - spiega il leader radicale - è sempre stata una nostra priorità''. Da parte sua il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dice che ''è importante che si ricominci a parlare di crescita in questo Paese". "Come diciamo da molto tempo, la crescita è per noi l'aspetto più importante. Occorre riprendere a parlare e a concentrarsi sulla crescita. Ed è importante che ci siano iniziative che vanno in questa direzione" dice, ribadendo il no a una patrimoniale per alleggerire il debito pubblico. "Su questo tema - ricorda - siamo stati molto chiari: in un Paese che ha già una tassazione così alta, fare una patrimoniale per ridurre il debito pubblico non è la scelta corretta, piuttosto si vendano alcuni beni pubblici''. Sulla risposta dell'opposizione al premier, Marcegaglia si limita a dire: "Non entro in questo aspetto. Quello che mi interessa è che il dibattito e le scelte concrete vadano in direzione di parlare di crescita che è l'unica che può risolvere il problema dell'occupazione e delle tenuta delle nostre imprese".