Egitto, monito della Ue: "Dialogo con opposizione e libere elezioni"
Bruxelles, 31 gen. - (Adnkronos/Aki/Ign) - L'Unione Europea condanna le violenze avvenute in Egitto e l'alto numero di vittime provocate dagli scontri e chiede il rilascio degli oppositori in carcere. Lo ha dichiarato l'alto rappresentante Ue per la Politica estera e di Sicurezza comune Catherine Asthon al suo arrivo al Consiglio Affari esteri a Bruxelles, sottolineando che "tocca al popolo egiziano decidere".
L'Ue "sosterrà un dialogo aperto" che deve avvenire "in modo pacifico e coinvolgere l'opposizione e i partner della società civile", ha affermato l'alto rappresentante aggiungendo che l'Ue sarà disponibile a offrire il suo aiuto in Egitto, come già in Tunisia e ovunque nelle sue vicinanze a favore della democrazia e delle riforme che rispettino lo stato di diritto.
I ministri degli Esteri dell'Unione Europea riuniti a Bruxelles chiedono in particolare alle autorità egiziane di "avviare una transizione ordinata, aprendo la strada ad elezioni libere e trasparenti" si legge nelle conclusioni della riunione dei capi delle diplomazie dei 27. Secondo quanto riferito a Bruxelles, i ministri degli Esteri dell'Ue hanno concordato di "invitare le autorità egiziane ad avviare una transizione ordinata attraverso un governo ampiamente rappresentativo, che conduca un autentico processo di riforme democratiche sostanziali, con il pieno ripetto dei diritti umani, delle liberta' fondamentali e dello stato di diritto, aprendo la strada ad elezioni libere e corrette".
Per il ministro degli Esteri Franco Frattini, devono essere gli egiziani "a scegliere chi resta e chi va". "L'Italia segue la strategia europea - ha sottolineato il titolare della Farnesina - e abbiamo una visione convergente con gli Stati Uniti, come quasi sempre accade. Vogliamo una transizione ordinata verso la democrazia, ma non vogliamo essere noi a scegliere chi resta e chi va: sono gli egiziani che devono decidere, non sta a noi fare delle scelte".
In Egitto, secondo Frattini, occorre sostenere una "ordinata transizione nella stabilita'" ed "evitare qualunque deriva autoritaria". Dicendosi convinto che la Comunita' internazionale debba aiutare l'Egitto a trovare "una sua strada verso libere elezioni, che si svolgeranno presto, e diranno chi sara' il prescelto dagli egiziani'', Frattini ha rilevato che "sarebbe un errore per chiunque, non l'ha fatto l'America, non lo fara' l'Europa, parteggiare per l'una o l'altra parte''. ''Credo che l'Italia, come ha sempre fatto e fara' oggi l'Unione europea -ha proseguito il ministro- debba sostenere un'ordinata transizione che al tempo stesso tenga conto delle legittime aspirazioni del popolo egiziano ad avere piu' democrazia e diritti e contemporaneamente contrastare ogni fenomeno di violenza e di deriva islamista radicale".
Il ministro si è poi detto "preoccupato" per "il controllo della tenuta democratica", ma "abbiamo visto che l'esercito sta cercando di rimediare a questo problema, con il sostegno della popolazione". Quanto alla situazione degli italiani che si trovano nel Paese, Frattini ha spiegato che "molti sono gia' rientrati ieri, molti lo faranno oggi e altri hanno deciso di rimanere in vacanza a Sharm el Sheikh".
Ma a seguire con preoccupazione quanto accade in questi giorni in Egitto è soprattutto Israele, che teme le incertezze che verrebbero dalla cacciata di Mubarak. Non a caso il governo israeliano ha inviato un messaggio confidenziale agli Stati Uniti e ad alcuni Paesi membri dell'Unione europea affinche' frenino le loro critiche al presidente egiziano per preservare la stabilita' della regione. L'obiettivo di Gerusalemme è quello di convincere i suoi alleati che è nell'interesse dell'Occidente mantenere la stabilità del regime egiziano. Una presa di posizione, quella del governo di Benjamin Netanyahu, che segue la svolta di Washington, con il presidente Barak Obama che ha chiesto al Cairo una ''transizione ordinata verso la democrazia''. ''Gli americani e gli europei sono stati trascinati dalla loro opinione pubblica e non stanno considerando gli interessi reali'', ha detto un alto funzionario egiziano citato da Haaretz. ''Anche se sono critici nei confronti di Mubarak, devono far sentire ai loro amici che non sono soli. La Giordania e l'Arabia Saudita vedono le reazioni in Occidente, dove tutti stanno abbandonando Mubarak, e questo avrà conseguenze serie''.
E il momento è delicato in effetti soprattutto per Obama. Dopo aver invocato direttamente "un'ordinata transizione verso un governo che risponda alle aspirazioni del popolo egiziano", per il numero uno della Casa Bianca ora è difficile fare il prossimo passo senza chiedere pubblicamente a Honsi Mubarak di fare un passo indietro. "Gli americani stanno cercando di usare le parole più forti continuando però a permettere a Mubarak di fare un'uscita di scena onorevole" spiega a Politico Andrew Albertson, esperto di politica egiziana del Truman National Security Project.
"Se dovessero andare oltre, se dovessero di volere le dimissioni di Mubarak, questo farebbe indispettire re Abdullah e gli altri leader della regione, che ci chiederebbero perché gli Stati Uniti trattano in questo modo un alleato" aggiunge l'analista spiegando che quindi la Casa Bianca si trova stretta tra due fuochi - ha concluso Albertson -. "Da una parte Mubarak e gli altri leader arabi e dall'altra il popolo egiziano, e sta cercando di barcamenarsi tra i due".
E le incertezze degli Usa vengono criticate anche da Fidel Castro. L'ex presidente cubano ha accusato gli Stati Uniti di essersi comportati in modo "machiavellico" con l'Egitto. "Il loro machiavellismo- scrive oggi il lider maximo in una colonna di riflessioni pubblicata dai media cubani- consiste nel fatto che mentre fornivano armi all'Egitto, la Usaid (l'agenzia di cooperazione Usa) dava fondi all'opposizione". "Millioni di egiziani patiscono la disoccupazione e la mancanza di beni alimentari provocata nell'economia mondiale e Washington dice di appoggiarli", argomenta ancora Fidel Castro, sottolineando che in Tunisia gli Stati Uniti hanno appoggiato scelte economiche neoliberiste ed erano "felici di questa prodezza politica". "Per questo -prosegue- e' incredibile come ora, quando il popolo sfruttato versa il suo sangue e assalta i negozi, Washington esprima soddisfazione per il crollo" del governo di Ben Ali'.
