Roma, 31 gen. (Adnkronos) - La Lega non vuole trasformare il voto in bicamerale sul federalismo in un referendum sul governo Berlusconi. Roberto Calderoli invita tutti, maggioranza e opposizione ad un confronto aperto, perché si tratta di una riforma epocale che va al di là delle maggioranze del momento. ''Le riforme, come quella del Federalismo fiscale, nascono per durare negli anni e vanno al di là dei governi o delle maggioranze politiche del momento - ha detto il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli che nel tardo pomeriggio ha partecipato a un vertice con Umberto Bossi e lo stato maggiore del Carroccio -. Abbiamo discusso a lungo, ci siamo confrontati nel merito, abbiamo accolto richieste e proposte provenienti dalla maggioranza e dalle opposizioni, non per avere un voto pro o contro il governo ma un voto nell'interesse del Paese e del suo futuro. Questo mi ha chiesto di fare Umberto Bossi e nella Lega Nord a decidere è soltanto il suo segretario federale''. ''Ho letto con attenzione tutte le ultime proposte ricevute venerdì, valutandone positivamente molte, anche tra quelle presentate dall'Italia dei Valori, soprattutto quella che mira ad impedire il rischio di un aumento delle tasse: la Lega sulla materia - ha rimarcato Calderoli - la pensa come Di Pietro, ovvero che le tasse possono essere soltanto ridotte e il Federalismo fiscale è uno strumento per poterlo fare''. ''Confrontiamoci tutti, maggioranza e opposizioni, sul merito di una riforma che potrà essere epocale, lasciamo perdere improvvidi diktat e collocazioni di schieramento politico, non legandola alla durata della legislatura'', ha concluso. Il timing per il federalismo prevede una settimana di fuoco. Tutto si giocherà giovedì prossimo nella cosiddetta bicameralina che dovrà approvare il decreto sul fisco comunale. I rapporti di forza in commissione sono tutti da verificare. L'organismo è formato da 30 parlamentari. Pallottoliere alla mano, il centrodestra può contare su 14 voti certi (compreso il presidente Enrico La Loggia, che ha già detto che non rinuncerà a votare): 11 sono i rappresentanti del Pdl e 3 quelli della Lega. A questi dovrebbe sommarsi la senatrice della Sudtiroler Volkspartei, Helga Thaler arrivando cosi a un totale di 15. Quota sufficiente a stoppare il parere di minoranza ma incapace di approvare un proprio parere. In caso di pareggio, infatti, il parere è bocciato. Le opposizioni dispongono di 10 parlamentari del Pd e 4 del terzo polo. Decisiva sarà, dunque, la scelta dell'Italia dei Valori (rappresentata in commissione da Felice Belisario), che con Antonio Di Pietro ha oggi annunciato il suo voto contrario. ''Per definizione l'Idv non si astiene mai - ha detto l'ex pm -. Avremmo voluto parlare di un federalismo che abbassi le tasse, che riduca gli sprechi. Ma questo è un federalismo che mette il cappio al collo''. ''Hanno trasformato questa riforma - ha detto Di Pietro - in una precondizione politica e se diventa un giudizio su questo governo, la nostra posizione non può essere altro che: si vada pure alle urne senza se e senza ma''. Una posizione ribadita anche dopo l'apertura di Calderoli: ''Non possiamo per quello che ha detto oggi lo stesso ministro Maroni, ovvero che questo federalismo è il loro modello di federalismo, che non cambieranno e, quindi, o 'prendiamo questa minestra o saltiamo dalla finestra' e si va a votare. Se lui pensa di far approvare un federalismo in cui si aumentano le tasse, si fa pagare di più al ceto medio e ai più deboli, non si combattono gli evasori fiscali, il Paese viene diviso, in cui, in realtà, si producono nuovi monopoli e nuovi centralismi e una spesa incontrollabile, allora io non ci sto, questa minestra non la mangio''. Domani potrebbe esserci un incontro tra lo stesso Calderoli e Di Pietro. Anche se dal Pdl il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto sottolinea che ''c'è un percorso che comunque consente al federalismo di andare avanti in Parlamento al di là del possibile risultato di parità'' nella commissione bicamerale.