Yemen, anche Saleh si arrende: ''Non mi ricandido''
Sana'a, 2 feb (Adnkronos/Ign) - “Non mi ricandiderò e non passerò il potere a mio figlio”. Anche nello Yemen scricchiola il potere del presidente Ali Abdulla Saleh, saldamente in sella da 30 anni e con un mandato in scadenza nel 2013.
Con gli occhi fissi sulla rivolta popolare che in pochi giorni ha portato alla caduta del tunisino Ben Ali e alla resa di Hosni Mubarak nella terra dei Faraoni, Saleh oggi ha fatto un passo indietro nel tentativo di scongiurare l’onda lunga della protesta che arriva dal Maghreb.
"Nessuna proroga, nessuna successione familiare, nessun orologio che si ferma è nel programma presidenziale", ha detto Saleh parlando al Parlamento alla vigilia del ‘Giorno della collera’ in programma domani a Sana'a.
I parlamentari dell’opposizione non hanno partecipato alla discussione: sostengono che la decisione del presidente sia troppo poco e arrivi troppo tardi, e confermano la loro adesione alla grande manifestazione. "Nonostante le promesse fatte oggi dal presidente di non ricandidarsi - hanno detto i vertici partito islamico yemenita 'al-Islah' alla tv araba 'al-Jazeera' - la manifestazione è confermata perché vogliamo le sue dimissioni”.
Saleh è al potere ininterrottamente dal 1978. Fu prima eletto presidente dello Yemen del Nord e fu poi confermato alla guida della nuova Repubblica dello Yemen, quando nord e sud si unirono nel 1990. È stato rieletto l’ultima volta nel 2006.
Lo Yemen, che vive nell'ombra del maggior esportatore di petrolio al mondo, l'Arabia Saudita, sta lottando con una crescente disoccupazione e con il calo delle riserve di acqua e petrolio. Circa la metà dei suoi 23 milioni di persone vive con due dollari al giorno, o anche meno, e un terzo soffre di malnutrizione cronica. Saleh ha cercato di dare una risposta al malcontento, proponendo la scorsa settimana di aumentare il salario di tutti gli impiegati statali e del personale militare di almeno 47 dollari al mese.
