Pareggio sul federalismo: stop al parere. Dietrofront di Bossi: non si va al voto
Roma, 3 feb. (Adnkronos/Ign) - E' pareggio in bicameralina sul federalismo municipale. Nonostante i tentativi del governo, che ha cercato di scongiurare fino all'ultimo momento questo risultato modificando il testo più volte, la commissione per l'Attuazione del federalismo fiscale si è espressa sul parere del relatore con 15 voti favorevoli e 15 voti contrari. A questo punto, il parere formulato dal relatore è sostanzialmente respinto.
I lavori della bicameralina erano iniziati alla presenza anche del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha poi lasciato Palazzo San Macuto senza rilasciare dichiarazioni per recarsi a Palazzo Grazioli, dove era già in corso un vertice dello stato maggiore del Pdl. Dal premier, dopo il voto in commissione, anche il leader della Lega Umberto Bossi, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli e quello dell'Interno Roberto Maroni, il presidente della 'bicameralina' Enrico La Loggia e il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.
Il coordinatore del Pdl Denis Verdini, lasciando Palazzo Grazioli, ha assicurato che ''il governo va avanti''. E La Loggia ha spiegato: "Non si va al voto, si continua a lavorare. Si va a fare il decreto". ''Il parere è come non fosse stato espresso, quindi andiamo avanti, andiamo a lavorare con il decreto modificato perché ha già ricevuto l'ok della Commissione Bilancio del Senato", ha spiegato. Sempre La Loggia ha sottolineato che ''la situazione della commissione merita una rivisitazione della sua composizione'', perché ci sono ''dei gruppi sovradimensionati'' mentre non è ''sufficiente la rappresentanza della maggioranza''. La Loggia annuncia già da martedì l'avvio dei lavori della commissione sul federalismo regionale, con la riunione dell'ufficio di presidenza che deciderà i tempi di lavoro della bicameralina.
Sul voto di oggi incombeva l'ultimatum della Lega che sarebbe arrivato nel corso di un vertice notturno a Palazzo Grazioli: via libera a maggioranza al parere o elezioni anticipate. Una posizione non confermata oggi dal leader leghista Umberto Bossi. "Vediamo, vediamo", ha detto prima della votazione il senatur interpellato dai cronisti sulla questione. Poi dopo il pareggio in bicameralina, il Senatur ha escluso il ricorso alle urne (''non penso''). "Adesso vediamo - ha aggiunto - il governo guarda a tutte le votazioni avvenute, noi dobbiamo passare di lì". Il decreto verrà approvato in Aula? "No, Berlusconi vuole vedere i risultati delle votazioni", ha replicato il leader del Carroccio forse facendo riferimento al voto di oggi in aula alla Camera su caso Ruby. "E' stato respinto un parere, non il provvedimento", ha detto da parte sua Roberto Calderoli.
Dall'opposizione Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, ha ricordato come "un vero federalismo è necessario e possibile. Quello che è stato respinto era un pasticcio. Adesso, ci si fermi. Non ci sono le condizioni né giuridiche, né politiche per andare avanti". "Berlusconi e Bossi prendano atto della situazione. Si creino condizioni politiche nuove e si rifletta finalmente sulle proposte di un partito come il Partito democratico, che ha le più forti e vere radici autonomiste", ha aggiunto.
Per il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, "il voto di oggi certifica l'inesistenza di una maggioranza in Parlamento. Bisogna restituire la parola ai cittadini e tornare alle urne". "Buon senso e legalità impongono di ricominciare, riscrivendo nel merito il provvedimento'', ha poi aggiunto.
Secondo il Terzo polo, dopo il voto, o si torna all'"applicazione del testo originario" o si ricomincia tutto l'iter previsto dalla legge delega con l'emanazione di un nuovo provvedimento, ma non si può approvare un decreto che faccia riferimento al parere oggi non approvato. Se il centrodestra decidesse di andare avanti si creerebbe "un'enorme incertezza", ha detto Linda Lanzillotta dell'Api, per cui "sarebbe saggio non fare forzature". Il Terzo polo vuole la riforma federalista, ma "non c'è una maggioranza - ha aggiunto - se non per una riforma seria e profonda che richiede grandi cambiamenti e una condivisione ampia". E invece quello che ha predisposto il governo, ha fatto notare Gianluca Galletti dell'Udc, è un "porcellum tributario". In conferenza stampa per il Terzo polo anche Mario Baldassarri di Fli il cui voto in Commissione ha rappresentato fino all'ultimo l'ago della bilancia.
Commenta l'esito della votazione anche il presidente dell'Anci Sergio Chiamparino. "Il voto è espressione dell'autonomia del Parlamento che noi rispettiamo. Adesso per noi ci sono due ordini di questioni: i Comuni hanno bisogno di autonomia fiscale e dobbiamo ottenere strumenti per poter fare bilanci ragionevoli nel 2011", ha detto il sindaco di Torino.
In attesa dell'esito del voto, la mattinata è trascorsa all'insegna di riunioni e incontri. Oltre al vertice del Pdl cui si è aggiunto lo stato maggiore della Lega, a sorpresa, in mattinata, si sono visti Gianfranco Fini e Umberto Bossi. Il leader della Lega, a quanto si apprende, ha avuto un colloquio di circa mezz'ora con il presidente della Camera. Sempre in mattinata si è svolta una riunione della Lega, a Palazzo San Macuto, con il leader del Carroccio Bossi, il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, Marco Reguzzoni e Massimo Garavaglia.
