Il Cairo, 3 feb. (Adnkronos/Ign) - E' di due morti e un ferito il bilancio di una sparatoria in piazza Tahrir, al Cairo nel decimo giorno di manifestazioni e proteste dove si fronteggiano gli oppositori del governo e i sostenitori del presidente Hosni Mubarak. Anche uno straniero è morto in piazza al Cairo, per le percosse subite durante gli scontri. E nel mirino finiscono anche i giornalisti stranieri. Secondo un testimone intervistato da 'al-Jazeera', nella vicina piazza Abdel Muniam Riad, sostenutori di Mubarak avrebbero lanciato molotov contro gli oppositori e quattro manifestanti sono rimasti feriti. Cecchini, infine, sarebbero entrati in azione contro i manifestanti. L'esercito aveva creato in mattinata una zona cuscinetto tra i due schieramenti per evitare scontri, ma i manifestanti filogovernativi, armati di bastoni e coltelli, hanno superato le barriere. La tv qatariota ha mostrato poi le immagini di una camionetta della polizia egiziana che ha investito diversi manifestanti nel centro del Cairo. Dalle immagini trasmesse dall'emittente si vede il veicolo che irrompe sui manifestanti da una via laterale di piazza Tahrir. Precedentemente, una folla di persone, presumibilmente sostenitori del presidente, aveva circondato il palazzo che ospita la redazione del Cairo della tv satellitare 'al-Arabiya' minacciando di prenderla d'assalto. Secondo quanto riferisce la stessa emittente araba, è stato chiesto l'intervento dell'esercito per proteggere i suoi giornalisti e gli altri operatori dell'informazione presenti nel palazzo, che si trova a pochi passi da piazza Tahrir. Nelle ultime ore c'è stata una stretta sui giornalisti stranieri scesi in piazza per seguire le proteste. Lo scrivono sui blog e sui social network reporter e attivisti al Cairo; alcuni parlano di una vera e propria 'caccia allo straniero'. Un cameraman della tv olandese NOS, Eric Feyte, è stato arrestato, riferiscono alcuni blogger e utenti di Twitter. Testimoni raccontano poi di almeno cinque giornalisti picchiati da uomini in borghese. E diversi esponenti dell'Hisham Mubarak Center, un gruppo di attivisti per i diritti umani, sono stati stati portati via dalla loro sede da poliziotti che li insultavano. Un reporter della televsione svedese risulta disperso. La rete pubblica svedese Svt ha reso noto di aver perso questo pomeriggio i contatti con Bert Sundstrom, uno dei quattro giornalisti che stanno seguendo la protesta al Cairo per conto dell'Svt. Uno sconosciuto ha risposto in arabo al suo telefono cellulare affermando che il giornalista è stato arrestato e si trova "con l'esercito". Mentre sono state rilasciate le giornaliste del Washington Post arrestate dalle forze di sicurezza egiziane nella capitale. L'emittente britannica BBC ha denunciato, tramite Twitter, che "la sicurezza egiziana ha sequestrato l'equipaggiamento all'Hilton del Cairo nel tentativo di impedirci di trasmettere". Sono anche stati arrestati un rappresentante di Amnesty International, insieme ad altri attivisti del Centro di studi giuridici Hisham Mubarak e a un delegato di Human Rights Watch. Tutti sono trattenuti in una località della capitale di cui Amnesty International non è attualmente a conoscenza. Altri attivisti sono ancora trattenuti all'interno del Centro. Gli scontri delle ultime ore, secondo quanto riferito dal ministero della Salute egiziano, hanno provocato almeno 5 morti e 836 feriti, ma fonti mediche parlano invece di 13 morti e 1.200 feriti. Il presidente Honsy Mubarak in un'intervista esclusiva all'Abc dice: "Se vado via oggi ci sarebbe il caos" sottolineando comunque di "essere stufo" della situazione e di aver la tentazione di dimettersi. "Sono molto infelice per quello che è successo ieri - aggiunge il presidente egiziano nel suo colloquio di 30 minuti con l'ex star della Cnn Christiane Amapour - non voglio vedere gli egiziani che combattono tra di loro". Il presidente, comunque, assolve il suo governo dalla responsabilità degli scontri che si sono avuti a Tahir Square, addossandola invece ai Fratelli Islamici. Il suo vice, Omar Suleiman, intanto ha aperto al dialogo con alcune forze politiche e partiti di opposizione. "Abbiamo tenuto oggi una prima riunione per il dialogo e hanno partecipato tutti i partiti di opposizione, tranne al-Wafd e i nasseriani" ha detto Suleiman, nel corso di un'intervista rilasciata alla tv di stato egiziana. "Sono convinto che questi due partiti verranno presto perche' mi hanno chiesto di rinviare la riunione, forse gia' sabato prossimo - ha aggiunto -. Ho invitato tutte le forze politiche e non solo i partiti. Abbiamo invitato i Fratelli Musulmani, ma sono ancora indecisi sul dialogo con il governo". Il premier egiziano, Ahmed Shafiq, si è detto pronto ad andare in piazza Tahrir per dialogare con i manifestanti. Lo ha annunciato lo stesso Shafiq nel corso di una conferenza stampa trasmessa dalla tv di Stato egiziana. "Il dialogo deve essere senza condizioni - ha aggiunto - siamo aperti al dialogo con tutti, anche con i giovani in piazza". "Prometto che le violenze avvenute ieri in piazza Tahrir al Cairo non si ripeteranno'', ha continuato. "Chiedo scusa'', ha poi sottolineato e ha promesso: ''Indagheremo e puniremo i responsabili delle aggressioni e vedremo se si tratta di attacchi preordinati o no". A proposito delle responsabilità delle aggressioni contro gli oppositori ha precisato: "Al momento non sappiamo chi c'era dietro gli aggressori". "Mubarak uscirà di scena ma lo farà in modo degno", ha poi assicurato Shafiq. "C'è chi vuole seguire per forza l'esempio della Tunisia - ha affermato - ma non bisogna fare necessariamente allo stesso modo". I vertici dei Fratelli Musulmani e del gruppo di Mohammed ElBaradei hanno già fatto sapere di non voler dialogare con il governo senza le dimissioni di Mubarak. Anche l'ex candidato presidenziale Ayman Nour, leader del partito liberaldemocratico El Ghad, ha respinto l'offerta di colloqui, mentre il partito al-Wafd, che ieri si era detto disponibile al confronto, ha deciso di tenere oggi una riunione per decidere quale posizione assumere. "Rifiutiamo la proposta di dialogo avanzata dal governo egiziano", ha affermato ElBaradei, citato dalla tv 'al-Arabiya. "Prima vogliamo le dimissioni del presidente Hosni Mubarak e la fine delle violenze. Fino a quando non ritorna la calma in piazza Tahrir e cessano gli attacchi contro i manifestanti non ci sarà alcun dialogo", ha detto il leader dell'opposizione egiziana, che in un'intervista rilasciata al 'Guardian', ha chiesto oggi alla comunità internazionale di ritirare al più presto il proprio sostegno a Mubarak e a "un regime che uccide la sua gente". Intanto la procura del Cairo ha vietato a una serie di ex ministri e funzionari del vecchio governo egiziano di lasciare il Paese. Tra questi c'è anche Ahmed Ezz, uomo d'affari e segretario uscente del Partito democratico nazionale, al governo in Egitto. La procura, che ha anche aperto un'inchiesta contro l'ex ministro degli Interni egiziano, Habib Adli, ha inoltre deciso il congelamento dei conti correnti bancari degli ex ministri e funzionari politici che sono sotto indagine per reati legati alla corruzione.